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La neurologia ammette la CCSVI nella sclerosi multipla. Nuovo studio Zamboni

La scienza neurologica comincia a prender coscienza di una condizione patologica vascolare, cioè la CCSVI, l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale scoperta dal professor Paolo Zamboni. Una rivista scientifica internazionale dedicata alla sclerosi multipla ha infatti pubblicato uno studio a firma di Paolo Zamboni e Massimo Pedriali nel quale si dimostra che la CCSVI esiste come entità patologica, ed esiste proprio nella sclerosi multipla.

Nel 2012 lo studio CoSMo dell'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) aveva sentenziato che "il 97% delle persone con sclerosi multipla non ha la CCSVI", cioè l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale scoperta dal professor Paolo Zamboni. I risultati dello studio condotto da AISM decretavano inoltre che "nel rimanente 3% la CCSVI è riscontrabile con percentuali del tutto analoghe a quelle rilevate nei pazienti con altre malattie neurologiche e persino nei controlli sani". "La frequenza così bassa, abbinata con l'esigua presenza di CCSVI in tutti e tre i gruppi diversi di persone analizzate, tolgono ogni possibile dubbio ed eliminano la possibilità di un'associazione tra SM e CCSVI" aveva quindi dichiarato il professor Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM). Lo studio CoSMo in realtà era stato sconfessato dallo stesso scopritore della CCSVI perché non rispettava il protocollo stilato da Zamboni, che invece viene eseguito nello studio clinico Brave Dreams (BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis).

Ed infatti la ricerca sulla CCSVI nella sclerosi multipla e andata avanti e pochi giorni fa una prestigiosa rivista scientifica internazionale dedicata alla sclerosi multipla, il "Journal of Multiple Sclerosis", ha deciso di pubblicare uno studio secondo il quale l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale esiste come entità patologica, ed esiste proprio nella sclerosi multipla. Il titolo dello studio è "The pathology of the Internal Jugular Vein in Multiple Sclerosis" ed è a firma di Massimo Pedriali (Istituto di Anatomia Patologica, Azienda Ospedaliera Universitaria Ferrara) e Paolo Zamboni (Centro Malattie Vascolari della stessa Università). Il fatto importante è che per la prima volta il mondo della neurologia ha aperto le porte all'idea che la CCSVI possa avere davvero un ruolo nell'insorgenza della sclerosi multipla perché "la descrizione della CCSVI, frequentemente ma non esclusivamente associata alla SM" ha provocato una "dura controversia scientifica circa la prevalenza epidemiologica e il possibile ruolo nella complessa, multifattoriale eziopatogenesi della sclerosi multipla" come sottolineano gli autori dello studio.

Pedriali e Zamboni hanno quindi "rivisto tutte le prove raccolte sulla esistenza della CCSVI in pazienti affetti da sclerosi multipla e pubblicati negli ultimi sei anni sulle maggiori riviste scientifiche da gruppi di ricercatori provenienti praticamente da tutto il mondo: Ginevra, Grenoble, Trieste, Melbourne, Roma, Cleveland. Tutti studi eseguiti con metodiche innovative utilizzando microscopi ottici ed elettronici" come spiega in una nota la CCSVI nella SM Onlus. "Le pubblicazioni finora disponibili mostrano chiaramente la presenza di anomalie nelle pareti e nelle valvole delle vene di pazienti con SM rispetto ai tessuti dei controlli sani" assicurano gli autori dello studio. La descrizione della CCSVI ha infatti stimolato una approfondita attività di ricerca sulle vene extracraniali, ossia sulla patologia delle vene giugulari interne cosa che "ha aumentata la conoscenza in un settore di ricerca finora sottovalutato sulla SM" sottolineano i due medici.

La CCSVI nella SM Onlus spiega: "In particolare, si fa riferimento all'assenza di cellule endoteliali nei setti intraluminari e/o nelle valvole difettosi (individuati mediante un microscopio elettronico a scansione, ndr) di pazienti con SM rispetto ai tessuti dei controlli sani. Nella tunica esterna (adventitia) è stato descritto un rapporto invertito tra collagene di tipo I e tipo III, con prevalenza di quest'ultimo, prosegue l'abstract. Infine, nello strato adventitia delle giugulari CCSVI è stata trovata la presenza di un eccesso di calcio rispetto a quelle non malformate: microcalcificazioni attorno alla vena venarum (rivelate dall'analisi al sincrotrone, nda)". Zamboni e Pedriali chiariscono infine che "la loro indagine non può chiarire l'origine della patologia delle giugulari nei pazienti SM: se congenita, infettiva, o se si tratti di eziologia post-trombotica".

Gabriele Reccia, presidente dell'Associazione CCSVI nella Sclerosi multipla Onlus, dichiara: "La pubblicazione di questa ricerca rappresenta una grande vittoria della libera ricerca medica, un ulteriore passo avanti che conferma l'importanza della componente vascolare e del ruolo che essa gioca nelle malattie neurodegenerative come la Sclerosi Multipla. Non siamo medici, ma rappresentiamo malati di Insufficienza Venosa Cronica Cerebro Spinale e Sclerosi Multipla, e i loro familiari, e abbiamo sempre creduto che la rivoluzionaria scoperta del prof. Zamboni rappresentasse una concreta speranza per i malati, che deve continuare ad essere indagata. Questo studio dimostra che anche la scienza neurologica comincia a prender coscienza di una condizione patologica vascolare. Rimane ancora tanto lavoro da fare ma questa verità non va più taciuta. - e ricorda - Da sempre chiediamo al Ministero della Salute il riconoscimento della CCSVI come patologia: ora abbiamo una forte arma di persuasione in più".

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