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La CCSVI può favorire uno sviluppo successivo della Sclerosi Multipla

Uno studio indaga sulla CCSVI nella sclerosi multipla e su 710 pazienti affetti da SM, "dimostra che la presenza di CCSVI può favorire uno sviluppo successivo della sclerosi multipla nei pazienti con una minore suscettibilità alle malattie autoimmuni", come scrive la Onlus CCSVI nella SM.

Un recente studio pubblicato da BMC Neurology "Chronic Cerebrospinal Venous Insufficiency in Multiple Sclerosis: Clinical Correlates from a Multicentre Study" ("Insufficienza venosa cronica cerebrospinale nella sclerosi multipla: correlazioni cliniche di uno studio multicentrico" qui l'abstract http://is.gd/bjtyrv), dimostra che "la presenza di CCSVI può favorire uno sviluppo successivo della sclerosi multipla nei pazienti con una minore suscettibilità alle malattie autoimmuni", come scrive l'associazione CCSVI nella SM. La ricerca italiana, effettuata in sei centri (cinque italiani e un canadese) è firmata da Stefano Bastianello, Professore di Neuroradiologia, Università degli studi di Pavia et al., ed ha preso in esame "i dati clinici di 710 pazienti affetti da SM". I pazienti, come si legge nella ricerca "sono stati sottoposti al doppler venoso, diagnosticando la presenza o meno della CCSVI secondo i criteri di Zamboni et al.". Nello studio, il cui abstract è stato tradotto a cura della CCSVI nella SM (http://is.gd/rUFUcc) si legge che "Nel complesso, la CCSVI è stata diagnosticata nell'86% dei pazienti, ma la frequenza varia notevolmente tra i centri. Differenze ancora maggiori sono state trovate quando si considerano singolarmente i cinque criteri diagnostici proposti da Zamboni et al. Nonostante queste differenze, sono state trovate con i dati clinici associazioni significative, il dato più eclatante è l'età d'esordio della malattia (circa cinque anni di più per i pazienti positivi alla CCSVI) e la gravità clinica (punteggio medio alla scala EDSS di circa un punto più alto in pazienti positivi alla CCSVI). I pazienti con sclerosi multipla progressiva avevano maggiori probabilità di avere la CCSVI rispetto a quelli con sclerosi multipla recidivante-remittente". In conlusione lo studio mette in rilievo come "I metodi per la diagnosi di CCSVI hanno bisogno di essere raffinati. Le differenze tra i centri, in particolare nei singoli criteri, sono state troppo elevate. Nonostante queste differenze, la forte associazione tra CCSVI e SM suggerisce che la presenza di CCSVI può favorire uno sviluppo successivo della sclerosi multipla nei pazienti con una minore suscettibilità alle malattie autoimmuni e può aumentare la sua gravità". Il Dr Francesco Pappalardo, Consulente Scientifico per CCSVI nella SM - Onlus commenta la ricerca: "Questa ipotesi ribalta quella che vorrebbe interpretare la maggior prevalenza di CCSVI nelle forme avanzate di SM come espressione del fatto che la CCSVI sia una conseguenza della SM. Peraltro, il tipo di alterazioni anatomopatologiche riscontrate recentemente da Diaconu nelle vene dei deceduti già affetti da SM mal si accorda con l' ipotesi della 'CCSVI conseguenza della SM'. Pappalardo sottolinea poi che "Il significato principale di questo studio è quindi la generazione credibile di una ipotesi di modello evolutivo della SM basato su una ipotesi patogenetica integrata (autoimmunitaria e vascolare) che indica un terreno importante per ulteriori approfondimenti". "Riguardo al problema della prevalenza della CCSVI sonologica nella SM - aggiunge ancora il Dr Francesco Pappalardo -, lo studio aggiunge consistenti indizi a favore di una prevalenza elevata (86,2%), ma non ragionevoli certezze, causa l'assenza di controlli e di procedure in cieco (limiti esplicitati dagli stessi autori)".

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