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IUP conferma scoperta Paolo Zamboni. La CCSVI esiste, anche in sclerosi multipla

L'Associazione CCSVI nella sclerosi multipla sottolinea che "il documento internazionale di consenso sulle malformazioni vascolari, appena pubblicato sul sito della prestigiosa rivista scientifica International Angiology dell'Unione Internazionale di Flebologia (IUP) sancisce che l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale esiste, e si può riscontrare in diverse malattie neurodegenerative, tra cui la sclerosi multipla"

L'Associazione CCSVI nella sclerosi multipla sottolinea che "il documento internazionale di consenso sulle malformazioni vascolari, appena pubblicato sul sito della prestigiosa rivista scientifica International Angiology dell'Unione Internazionale di Flebologia (IUP) sancisce che l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale esiste, e si può riscontrare in diverse malattie neurodegenerative, tra cui la sclerosi multipla". In una nota, l'Associazione CCSVI nella SM, nata per sostenere la scoperta del prof Paolo Zamboni e la libera ricerca sulla CCSVI, "sottolinea l'assoluta importanza delle certezze presenti in questo documento di consenso della flebologia internazionale, e la potenzialità degli orizzonti che questo delinea e allarga" e precisa che da adesso "sarà molto più difficile, per chi ostinatamente e ottusamente tenta ancora di farlo, negare l'esistenza stessa della CCSVI prima ancora della sua correlazione con la sclerosi multipla e altre malattie neurodegenerative".

L'Associazione CCSVI nella SM spiega infatti che "il documento, intitolato 'Diagnosi e trattamento delle malformazioni venose - Documento di Consenso dell'Unione Internazionale di Flebologia (IUP(1)): aggiornamento al 2013', è stato discusso e votato a Boston nel settembre del 2013 dalla società scientifica più importante, più antica e più numerosa che si occupi di vene nel mondo" evidenziando che "i 2000 delegati di 47 paesi presenti a Boston, sulla base delle evidenze scientifiche scaturite dal lavoro dei ricercatori negli ultimi quattro anni, ha approfondito e dettagliato quanto su questo tema fu già approvato nella UIP 2009 a Montecarlo, e ha raggiunto un consenso sui seguenti punti, che confermano in modo definitivo ed eclatante quanto scoperto e indicato a partire dal 2007 dal prof Paolo Zamboni, dell'Università di Ferrara: 1) La CCSVI esiste e in molte delle sue presentazioni può essere assimilta a una malformazione tronculare dell'apparato venoso (nda: ossia, che si sviluppa nel feto tra il terzo e il quinto mese di gravidanza). Del tutto simile a quelle che si incontrano in altri settori dell'albero vascolare umano come nelle vene Iliache e nel la vena cava; 2) Per diagnosticarla è meglio utilizzare dei sistemi multimodali che comprendono la pletismografia, l'ecodoppler, la risonanza magnetica venosa, la flebografia con catetere ed infine gli ultrasuoni intravascolari (nda: si supera così il problema della 'operatore-dipendenza', che ha provocato risultati dissonanti in alcuni studi diagnostici. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli studi internazionali indipendenti, compresi in tre meta-analisi confermano una significativa prevalenza della CCSVI nella Sclerosi multipla); 3) Si può riscontrare in diverse malattie neurodegenerative fra cui la sclerosi multipla e può anche essere presente nella popolazione apparentemente sana; 4) Può provocare delle conseguenze sulla perfusione o ossigenazione cerebrale nonché sul flusso del liquor cerebrospinale".

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