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CCSVI nella Sclerosi Multipla FVG: Udine fuori da Brave Dreams, soldi pubblici sprecati

La sezione del Friuli Venezia Giulia dell'Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla fa notare che "la Neurologia di Udine non compare nell'elenco dei centri pubblicato dall'Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara" nei quali è terminata la fase di reclutamento e di intervento sui pazienti affetti da sclerosi multipla nell'ambito dello studio Brave Dreams, guidato da Paolo Zamboni. Silvia Chinellato: "soldi pubblici sprecati e illusi 60 pazienti".

IL 31 dicembre 2014 l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara ha comunicato che "è terminata la fase di reclutamento e di intervento sui pazienti affetti da sclerosi multipla nell’ambito dello studio Brave Dreams", cioè quel metodo Zamboni che ha come obiettivo quello di valutare l'efficacia e la sicurezza della angioplastica in pazienti affetti da sclerosi multipla poiché scoperto che nel 90% i malati "hanno le vene del collo e del torace occluse a causa di una malattia vascolare chiamata CCSVI". Il reclutamento e l'intervento sono stati eseguiti su tutti i pazienti selezionati in 8 centri italiani coordinati dal S. Anna di Ferrara, quali quelli di Bologna, Ravenna, Catania Policlinico, Ancona, Novara e l'Istituto Besta di Milano nonché il Centro di Careggi di Firenze per la valutazione delle risonanze magnetiche e l'Università di Milano Bicocca per le analisi statistiche. In un comunicato, la sezione del Friuli Venezia Giulia dell'Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla fa notare che "la Neurologia di Udine non compare nell'elenco dei centri pubblicato dall'Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara", e prosegue: "Non comparendo Udine tra i centri elencati e non avendo avuto notizia di alcun paziente affettivamente arruolato, appare evidente che il centro di Udine, nonostante gli annunci alla stampa e le promesse fatte ai malati da oltre un anno, non é stato in grado di partecipare fattivamente alla sperimentazione".

La Presidente della sezione regionale Silvia Chinellato ricorda: "A partire dai primi di dicembre 2013 data in cui i pazienti sono stati convocati per verificare la loro disponibilità a partecipare alla sperimentazione, per oltre un anno, abbiamo assistito ad un continuo susseguirsi di ritardi e di rinvii. - denunciando - Ho in questi mesi costantemente sollecitato richieste di chiarimento al Dott. Eleopra, direttore della Neurologia di Udine, e offerto la collaborazione dell'Associazione per superare le difficoltà, ma invano. A dicembre di un anno fa pare mancasse il modulo per il consenso informato, a febbraio tutto si sarebbe bloccato per la perdita di due figure specializzande che erano state formate per lo studio e cui era scaduto il contratto. Il 15 marzo un articolo uscito su un quotidiano locale che annunciava l'imminente partenza dello studio lasciava ben sperare ma in luglio un nuovo impedimento ha raffreddato gli entusiasmi e poi ad agosto... si sa... con le ferie di mezzo... si sperava in settembre. L'ultima mia richiesta di chiarimento è di ottobre, cui è giunta una risposta stizzita che mi invitava a non interferire con l'operato della Neurologia di Udine. Il risultato di quell'operato è, purtroppo, oggi sotto gli occhi di tutti".

La presidente dell'Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla sezione FVG evidenzia quindi che "l'adesione allo studio dei centri di Trieste e Udine ha comportato costi enormi per la formazione dei medici e l'acquisto delle strumentazioni diagnostiche. - aggiungendo - Denaro pubblico che risulta totalmente sprecato, visto l'esito finale e che stride vergognosamente con i richiami all'oculatezza della gestione delle risorse pubbliche che ci giungono costantemente dai rappresentanti della politica nazionale a anche dalla stessa Presidente Debora Serracchiani". Il centro neurologico di Trieste "non ha superato la fase di addestramento del personale coinvolto" rammenta ancora la nota, mentre quello di Udine "avendo concluso positivamente la formazione dei medici e tutto l'iter amministrativo che consentiva la piena adesione all'iter sperimentale, appare escluso ora per il superamento dei termini previsti per l'arruolamento dei pazienti". Chinellato giudica infatti soprattutto grave "il comportamento che si è tenuto verso i circa 60 pazienti che per oltre un anno sono rimasti appesi alla promessa di un reclutamento che attendevano con ansia e grosse attese, visto che la metodica proposta da Zamboni è anche una grande speranza, per i malati di sclerosi multipla".

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