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CCSVI nella SM a Ministero Salute: in attesa di Brave Dreams percorrere doppio binario

Il 31 dicembre 2014 l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara comunicava che era terminata la fase di reclutamento e di intervento sui pazienti affetti da sclerosi multipla nell'ambito dello studio "Brave Dreams", ideato dal professor Paolo Zamboni e che mira a dimostrare la correlazione tra la CCSVI e la sclerosi multipla. I risultati sono attesi entro il 2015 ma l'Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla Onlus chiede al Ministero della Salute di percorrere nel frattempo "un doppio binario" e di acquisire "tutti i dati necessari per comprendere l'entità del fenomeno anche al fine di verificare la eventuale necessità finanziaria per inserire la cura della CCSVI nei cosiddetti Lea" (Livelli essenziali di assistenza) .

Il 31 dicembre 2014 l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara comunicava che era terminata la fase di reclutamento e di intervento sui pazienti affetti da sclerosi multipla nell’ambito dello studio "Brave Dreams". Lo studio Brave Dreams (BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis) del professor Paolo Zamboni punta a dimostrare la correlazione tra la CCSVI (Insufficienza Venosa Cerebro-Spinale Cronica) e, appunto, la sclerosi multipla. Entro la fine del 2015, dovrebbero essere disponibili i dati del cosiddetto metodo Zamboni, che valuta l'efficacia e la sicurezza dell'angioplastica dilatativa venova nei pazienti affetti da scelrosi multipla.

L’Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla Onlus sottolinea però che ad oggi "non è più più rinviabile una rinnovata strategia di coordinamento al fine di dare risposta alle aspettative dei malati" e chiede al Ministero della Salute di percorrere "un doppio binario" mentre "si aspetta la risposta della scienza" soprattutto in virtù del fatto che in questi anni molti altri studi, oltre a quello del professor Paolo Zamboni, hanno riconosciuto la CCSVI, patologia che alcuni medici ritengono possa avere una "diretta incidenza non solo sulla SM ma anche su altre malattie neurodegenerative (ad esempio Parkinson o Alzheimer)" come ricorda l'associazione.

In un comunicato stampa a firma di Gabriele Reccia, Presidente della CCSVI nella Sclerosi Multipla - Onlus, si ricorda che "la nota ministeriale del 27 ottobre 2010 aveva riconosciuto la possibilità dei medici di curare le malformazioni venose in scienza e coscienza presso le strutture pubbliche", sottolineando che successivamente "la circolare ministeriale del 04.03 2011 - recependo un parere del Consiglio Superiore di Sanità - pur riconoscendo la possibilità di curare le malformazioni venose note come CCSVI, ha fortemente limitato l'ambito di operatività nella cura di tale malformazione nei malati di SM, raccomandandone il trattamento solo all'interno di sperimentazioni cliniche controllate e randomizzate approvate da Comitati Etici". Reccia evidenzia però che "il parere del CSS si basava su pubblicazioni scientifiche risalenti a prima del gennaio 2011" e che "nel frattempo sono uscite numerosissime pubblicazioni scientifiche che riportano studi e ricerche internazionali indipendenti".

Il presidente dell'associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla precisa come sarebbe invece "necessario poter disporre di tutti i dati necessari per comprendere l'entità del fenomeno anche al fine di verificare la eventuale necessità finanziaria per inserire la cura della CCSVI nei cosiddetti Lea" (Livelli essenziali di assistenza) anche perché "non appare né legittimo né etico poter pensare di impedire ai soli malati di sclerosi multipla la cura e l'intervento su una problematica di natura venosa per il solo fatto che la ricerca scientifica intende validare il grado di correlazione fra la CCSVI e la SM e la validità della PTA (Percutaneous Transluminal Angioplasty, ndr) per curare la SM" soprattutto se si pensa che "la PTA senza uso di stent è una tecnica chirurgica mini invasiva che si esegue in day hospital, collaudata da decenni per le arterie, comunemente applicata in chirurgia, e considerata a basso rischio".

L'Associazione chiede quindi al Ministero della Salute di "prendere atto che la circolare 04.03.2011 deve intendersi superata", di chiarire "la necessità ed il dovere di curare le malformazioni venose in tutte le persone senza limitazioni alcune ed anche se dette persone siano anche soggette alla patologia della SM" e di riconoscere "la CCSVI come patologia ed entità nosologica autonoma". Infine, Gabriele Reccia chiede al Ministero della Salute di autorizzare "la formazione di un tavolo tecnico di lavoro composto dalle sole associazioni scientifiche facenti riferimento a medici esperti di patologie vascolari, al quale faccia partecipare la associazione CCSVI - SM come ente rappresentativo di interessi dei malati con potere consultivo per poter verificare ed affrontare le problematiche connesse con la diagnosi, cura e terapia delle malformazioni venose e della patologia detta CCSVI; la partecipazione dell'associazione quale mero auditore alle riunioni tecniche su CCSVI e SM presso il ministero, presso il CSS e presso l'ISS (Istituto Superiore di Sanità, ndr)" di agevolare "la sviluppo di un Centro di Eccellenza pubblico, o con il pubblico convenzionato, per la ricerca e l’assistenza sulle malattie del SNC nelle quali siano coinvolte patologie vascolari, con particolare riferimento a quelle messe in luce dal gruppo emiliano, centro che sarà poi punto di riferimento di tutti i centri che saranno individuati nelle altre regioni italiane".

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