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AISM: no nesso CCSVI e Sclerosi Multipla. Ma Zamboni "lo sapeva" già

La Sclerosi Multipla non sarebbe "associata" alla CCSVI: questo il risultato dello studio CoSMo di AISM. Ma decine di studi nel mondo dicono il contrario e danno ragione a Paolo Zamboni, lo scopritore della CCSVI nella Sclerosi Multipla e ideatore del "protocollo". Le posizioni a confronto.

I risultati dello studio "CoSMo" dell'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), presentato nel corso del convegno internazionale ECTRIMS (European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis) sono finalmente arrivati. La diffusione dei risultati di CoSMo avviene nel periodo di maggior "visibilità" di AISM, ovvero alla vigilia della campagna "Una mela per la vita" che sabato 13 e domenica 14 ottobre 2012 è tornata come ogni anno in tremila piazze italiane "per sostenere la ricerca scientifica sulla sclerosi multipla". Lo studio CoSMo, promosso e finanziato da AISM, aveva come obiettivo di ricerca quello di indagare, sostanzialmente, quante persone con la Sclerosi Multipla avessero la CCSVI. La CCSVI, cioè l'"Insufficienza Venosa Cerebro-Spinale Cronica", è una patologia del sistema venoso dovuta ad una malformazione che determina il restringimento delle principali vene cerebrospinali. Il professor Paolo Zamboni ed il dottor Fabrizio Salvi hanno scoperto come la "CCSVI sia fortemente associata alla SM" ed altri studi in tutto il mondo (uno dei primi fu quello del dottor Zivadinov dell'Università di Buffalo) lo confermerebbero. Oggi l'associazione tra Sclerosi Multipla e CCSVI viene studiato dal "Sogno Coraggioso" di Zamboni e Salvi, ovvero BRAVE DREAMS (BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis), studio clinico per la valutazione dell'efficacia e della sicurezza dell'intervento di disostruzione delle vene extracraniche nei pazienti con Sclerosi Multipla e diagnosi di "Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale" (CCSVI) promosso dall'Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara. BRAVE DREAMS vede il prof. Paolo Zamboni in veste di principale ricercatore.

La sperimentazione clinica con protocollo "originale" del professor Zamboni si è resa necessaria perché l'Italia, paradossalmente, non aveva il proprio "studio clinico" con il protocollo per la CCSVI inventato dal professore bolognese. Riepilogando, la teoria di Zamboni, confermata da altri studi clinici in tutto il mondo, sostiene che "Nel 90% dei casi i malati di Sclerosi Multipla hanno le vene del collo e del torace occluse a causa di una malattia vascolare chiamata CCSVI". Per lo studio CoSMo di AISM invece: "il 97 % delle persone con SM non ha la CCSVI". Non c'è bisogno di un Nobel per la medicina per trarre le conclusioni: i risultati di Zamboni (e altri) e di AISM appaiono diametralmente opposti, in modo quasi imbarazzante. Qualcuno dei due "fronti", come potrebbe pensare legittimamente l'uomo della strada, senza fare cattivi pensieri, sta sbagliando.

Spiega ancora l'AISM in una nota: "Nel rimanente 3% la CCSVI è riscontrabile con percentuali del tutto analoghe a quelle rilevate nei pazienti con altre malattie neurologiche e persino nei controlli sani. Non si riscontra nessuna differenza fra le CIS (Clinically Isolated Sindrome) rispetto alle forme di SM a ricadute e remissione o secondariamente o primariamente progressiva. Nella diagnosi di CCSVI non sono stati evidenziati fattori di rischio come l'età e il sesso". I numeri dello studio CoSMo sono questi: "Su un totale di 1165 persone con SM esaminate, solo in 38 è stata riscontrata la CCSVI, cioè solo nel 3,26% delle persone con SM. L'insufficienza venosa cerebrospinale cronica è palese in 12 soggetti sani su 376 esaminati, pari al 2,13% dei casi; è stata rilevata inoltre nel 3,10% dei casi di persone con altre patologie neurologiche: solo 6 su 226".

Il professor Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) sembra quindi mettere una "pietra tombale" sull'associazione CCSVI e Sclerosi Multipla con queste parole: "La frequenza così bassa, abbinata con l'esigua presenza di CCSVI in tutti e tre i gruppi diversi di persone analizzate, tolgono ogni possibile dubbio ed eliminano la possibilità di un'associazione tra SM e CCSVI - aggiungendo - Per curare la SM e sconfiggerla è necessario percorrere altre strade". Il professor Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neurologia e Istituto di Neurologia Sperimentale, Università 'Vita-Salute' del San Raffaele di Milano, afferma: "I dati dimostrano che l'Insufficienza venosa cerebro-spinale cronica non è una patologia legata alla sclerosi multipla. Tanto è vero che si riscontra in percentuali simili anche in soggetti del tutto sani. Da diverso tempo, per una serie di consistenti motivi ampiamente documentati dalle pubblicazioni scientifiche, la comunità scientifica aveva già escluso l'idea che la CCSVI potesse essere la causa della SM. Ma molti di noi ricercatori scientifici avevano ritenuto di non poter escludere a priori che questa condizione potesse avere qualche ruolo, anche secondario, tra i diversi e molteplici fattori che sono in gioco nel determinare l'evoluzione della sclerosi multipla. I risultati di CoSMo evidenziano che non c'è alcuna possibilità neppure per questo ruolo minore della CCSVI nella SM. Non c'è nessun motivo che possa indurre a curare la CCSVI per curare la sclerosi multipla".

AISM
quindi ribadisce: "E' chiaro dunque la CCSVI non è una patologia legata alla sclerosi multipla. Sulla base di questi esiti oggi ottenuti dalla ricerca scientifica per le persone con SM, non è più necessario sottoporsi a ulteriori esami per la diagnosi di CCSVI né, tantomeno, a interventi chirurgici sulle vene. Per curare la SM e sconfiggerla è necessario percorrere altre strade". L'Associazione Italiana Sclerosi Multipla inoltre "invita ogni ricerca scientifica in atto in Italia e nel contesto internazionale a prendere atto dei risultati ottenuti da CoSMo, nel comune interesse di tutelare la salute delle persone e di non sottoporle a rischi non motivati" e "sollecita il Ministero della Salute, le Regioni e tutte le istituzioni preposte al governo delle politiche socio-sanitarie a tenere conto dei risultati resi disponibili dallo studio CoSMo nella definizione dei percorsi di cura per la sclerosi multipla e a fornire nuove raccomandazioni alle persone e alle strutture sanitarie".

Parole pesantissime che non possono che muovere una parte dei lettori alla riflessione. In effetti, i lettori di "lunga data" sanno che i risultati dello studio CoSMo erano in qualche modo "prevedibili" dato che il professor Paolo Zamboni era "fuori dal CoSMo" dal 2010. Che lo scopritore della CCSVI nella Sclerosi Multipla si fosse dimesso dallo studio che avrebbe dovuto confermare (o meno) la sua scoperta non si può infatti non ricordare. Zamboni difatti sconfessò la sperimentazione di AISM ab illo tempore. Paolo Zamboni che fossero tali i risultati del CoSMo, in un certo senso, "lo sapeva" già se si rilegge con attenzione la sua lettera di dimissioni dallo Steering Committee dello Studio Epidemiologico FISM. Scriveva Paolo Zamboni nella lettera: "Sono stati persi molti mesi in discussioni con risultanze contraddittorie rispetto all'obiettivo dichiarato: confrontarsi linearmente con il protocollo chiaro e definito da me pubblicato e valutarne la veridicità. Un compito semplice sempre più gravato col passare del tempo da troppi compromessi" (il sottolineato è nell'originale, ndr).

L'uomo della strada quindi potrebbe ipotizzare che se il "protocollo" per cercare l'associazione della CCSVI nella Sclerosi Multipla dello studio CoSMo era così "diverso" da quello "originale" di Paolo Zamboni (tanto che si è dimesso), i risultati dello studio CoSMo dovrebbero comunque essere valutati e considerati alla luce di altri studi fatti secondo il "metodo Zamboni". Insomma, ci sono delle crepe nella "pietra tombale", potrebbe osservare qualcuno.

Il professor Paolo Zamboni nella già citata lettera di dimissioni del 9 settembre 2012 aggiungeva: "In sintesi sono fortemente convinto della non fattibilità dello studio seguendo il compromesso del protocollo insegnato in modo difforme rispetto al mio da altri centri giudicati idonei alla didattica, il timing imposto per la preparazione degli sperimentatori e la conseguente rilevazione dei dati". Sempre i lettori di vecchia data ricorderanno un altro capitolo storico della "querelle" AISM-Zamboni, nella forma di una puntata di Report su Rai Tre. In quella puntata le dichiarazioni del Prof. Giancarlo Comi furono talmente "emblematiche" che l'Associazione CCSVI nella SM chiese alla SIN (società scientifica dei neurologi italiani) le dimissioni immediate di Comi (suo presidente).

L'Associazione CCSVI nella SM, nata il 9 aprile 2010 "al fine di dare visibilità e concretezza al movimento di malati che, a partire dalla pubblicazione della ricerca del Prof. Paolo Zamboni e del Dott. Fabrizio Salvi, in pochi mesi si è manifestato in internet", ha reagito con la consueta ferma pacatezza ai risultati dello studio CoSMo di AISM. L'Associazione scrive un comunicato stampa dal titolo "Cosmo, una negazione annunciata che non potrà condizionare la libera ricerca biomedica in Italia" , dove si legge come "Sono stati dunque resi pubblici i dati definitivi di una sperimentazione dall'iter travagliatissimo sulla quale più volte abbiamo espresso le nostre perplessità, dati che ci lasciano amareggiati ma, purtroppo, per nulla stupiti". Il perché dello stupore la CCSVI nella SM Onlus li sintetizza in diversi punti. Si va dalle dimissioni del professor Paolo Zamboni "perché lo studio Cosmo è stato gravato da pesanti vizi di origine e carenze metodologiche apertamente denunciate dal Prof. Paolo Zamboni quando si dimise, prendendone nettamente le distanze, dal suo gruppo di studio", fino alla "controversa questione della relazione tra CCSVI e Sclerosi Multipla certamente non estranea agli interessi delle case farmaceutiche".

A questo proposito la CCSVI nella SM sembra quasi stemperare l'amarezza con un filo di ironia quando scrive che "lo studio COSMO può essere annoverato tra i molti studi sonologici che non hanno saputo rilevare la CCSVI nei pazienti SM poiché l'esame doppler dei vasi venosi è altamente operatore-dipendente e l'operatore necessita di adeguato addestramento anche quando sia un sonologo già esperto. Questa deduzione è avvalorata dall'alta eterogeneità dei risultati ottenuti dalle letture locali dei dati, segno evidente di una non omogenea applicazione del protocollo e della metodica diagnostica. Ricordiamo che tutti gli studi diagnostici con flebografia, tecnica meno operatore dipendente e considerata il gold standard per l'indagine del sistema venoso, danno come risultato livelli altissimi di correlazione tra CCSVI e SM". Ma soprattutto l'Associazione CCSVI nella SM risponde agli "inviti" di AISM in modo chiaro e netto: "La scienza fortunatamente procede internazionalmente e lo studio italiano COSMO è solo uno dei tanti studi epidemiologici che essa ha prodotto. (...) Riteniamo quindi che Cosmo non possa e non debba in nessun modo condizionare né frenare lo sviluppo della libera ricerca biomedica. In Italia, Cosmo non può e non deve essere utilizzato da nessun ente, soprattutto se pubblico, per ostacolare altre ricerche, soprattutto se pubbliche e che rispettino tutti i criteri richiesti dalla comunità scientifica internazionale e dalle vigenti indicazioni ministeriali".

Insomma, in poche parole, sempre l'uomo della strada potrebbe parafrasare "nessuno tocchi BRAVE DREAMS". Certamente sul professor Paolo Zamboni e sulla "CCSVI nella SM" incombe un altro pericolo, cioè quello della disinformazione, del silenzio mediatico e del "peso specifico" sulla stampa che la ricerca libera e indipendente di certo non ha in Italia. Dopo il "niet" di AISM sarà forse ancora più difficile che qualcuno alzi la mano, sulla stampa off e on line, per segnalare i successi del "metodo Zamboni". Un esempio emblematico è sicuramente una notizia che avrebbe dovuto fare il giro del web tricolore ed invece è rimasta "sotto silenzio", e cioè che Nicoletta Mantovani (Presidente onorario della CCSVI nella SM Onlus) abbia dichiarato a Uno Mattina che, dopo l'intervento in day hospital di "disostruzione" non ha più avuto i sintomi della Sclerosi Multipla.

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