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Sciopero medici famiglia e 118, 10-13 febbraio: no a scippo pensioni

La manovra Monti continua a scontentare e poiché rimasti inascoltati i medici di famiglia e il 118 hanno annunciato 4 giorni di sciopero, a partire dal 10 febbraio per concludersi il 13 febbraio, perché, spiega la Fimmg, i medici non si faranno "scippare i propri risparmi". Quelli accantonati nella cassa previdenziale della Enpam.

Ogni giorno che passa sempre più categorie di lavoratori sembrano rendersi conto che le riforme approvate, o in essere, del governo Monti non servono tanto per rilanciare la crescita e per portare maggiore equità nella società italiana, ma semplicemente per far cassa. Nel mirino del governo dei tecnocrati, oltre le paventate liberalizzazioni che hanno portato sul piede di guerra tassisti, benzinai e i lavoratori dell'Orsa Ferrovie, ci sono le casse previdenziali. La riforma dell'Inps è stata ormai attuata, ma sembra che nel mirino del ministro Elsa Fornero ci siano ora le "casse private". Solo a fine dicembre la Fornero, davanti ad una platea di giornalisti, affermava (prontamente smentita) che "la Cassa di previdenza dei giornalisti (INPGI) ha problemi di sostenibilità, come quasi tutte le altre casse professionali, che dovrebbero guardare non solo agli attuali pensionati ma anche a quelli futuri", annunciando che "nessuno può chiamarsi fuori dal riordino del sistema previdenziale". Un monito che ha lasciato immediatamente pensare al fatto che l'attuale governo si stia muovendo per cercare di assimilare in un unico calderone (quello pubblico dell'Inps) tutti i risparmi di quelle casse previdenziali che gestiscono le pensioni, e non solo, di determinate categorie di lavoratori. Un dubbio che sembra sfiorare anche al segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo, che sottolinea come qualcuno potrebbe sospettare che i provvedimenti sulla previdenza inseriti nella manovra servono "solo per preparare l'esproprio del patrimonio delle Casse privatizzate (di circa 50 miliardi euro) a favore di un vorace e deficitario sistema pubblico". La Fimmg, infatti, proclama 4 giorni di sciopero per difendere l'autonomia dell'Enpam, messa a rischio dalle misure previste nella manovra del Governo Monti. Lo stato di agitazione iniziera il 10 per terminare il 13 febbraio, con lo sciopero dell'assistenza primaria (medici di famiglia) e della medicina dei servizi. In questi giorni verranno chiusi gli studi medici ed effettuate solo le prestazioni indispensabili, come le visite domiciliari urgenti e quelle programmate a domicilio di pazienti gravi o anziani. I medici di Continuità assistenziale (ex guardia medica) e quelli dell'emergenza territoriale 118 si fermeranno sabato 11 e domenica 12 febbraio, garantendo solo il minimo indispensabile del servizio, come spiega un comunicato della Fimmg che avvisa: "Con questi primi quattro giorni di sciopero apre una lunga stagione di lotta sindacale, che si protrarrà nei prossimi mesi". "Lo stato di agitazione è solo il primo passo per l'avvio di una lunga e dura stagione di lotta sindacale che prevederà manifestazioni di piazza e scioperi" ribadisce Milillo, spiegando che "i nuovi provvedimenti, che impediscono un uso adeguato del patrimonio faticosamente accantonato, offendono gravemente tutti i medici sia in quanto professionisti sia in quanto cittadini". Giacomo Milillo aggiunge infatti: "Il nuovo obbligo contabile imposto non ha alcuna giustificazione tecnica e non serve in alcun modo a favorire la ripresa delle attività economiche. Sembra più che altro rispondere alle esigenze di quelle lobby che vogliono ridurre la capacità di guadagno e di iniziativa dell'intera categoria dei liberi professionisti italiani per costringerli al ruolo di manodopera del pubblico o delle imprese industriali - domandandosi - Persegue gli interessi dell'economia un Governo che mette gli enti pubblici cicala sullo stesso piano di quelli privati formica?". In una lettera inviata ad Elsa Fornero, e per conoscenza al Ministro della Salute Renato Balduzzi, la Fimmg ricordava come l'Enpam sia un "Ente privato che non grava sulla fiscalità generale e quindi sulle casse dello Stato, che deriva il suo intero patrimonio dai versamenti personali degli iscritti attraverso un avveduto sistema retributivo/reddituale calcolato su tutta la carriera professionale, che consente di accantonare cespiti per far fronte agli obblighi previdenziali specie nei periodi critici, che le analisi demografiche dei contribuenti all'Ente hanno in maniera preveggente individuato - e ancora - Oggi per legge veniamo privati della possibilità di calcolare utilmente il nostro patrimonio nei bilanci e veniamo conseguentemente di fatto obbligati a provvedimenti vessatori sui medici: ci troviamo nella situazione di una famiglia parsimoniosa, che ha risparmiato per i momenti difficili e che dalla sera alla mattina si trova privata della possibilità di ricorrere ai propri risparmi per affrontare una criticità alla quale si era preparata, col risultato di essere soverchiata dalla stessa". Il segretario nazionale della Fimmg Milillo precisa quindi che "quando i medici tanti anni fa hanno deciso di accettare la privatizzazione del proprio ente di previdenza, l'Enpam, in cambio della gestione autonoma hanno rinunciato all'ombrello protettivo dello Stato. Il nostro meccanismo previdenziale è virtuoso e non pesa sulla collettività, garantisce inoltre equità e solidarietà ai propri iscritti e alle loro famiglie in caso di bisogno (morte o invalidità) senza gravare in nessun modo sull'Erario" concludendo quindi che "i medici di famiglia, di fronte alla grave crisi economica, non si sono sottratti alla propria parte di sacrifici, ma non si faranno scippare i propri risparmi". Infine l''Enpam comunica che "darà il via ad una prima iniziativa legale contro la doppia tassazione che grava sui patrimoni delle casse privatizzate" perché "l'ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri, infatti, oltre a non costare nulla alle casse dello Stato, versa al fisco oltre 70 milioni di euro all'anno di tasse illegittime". Alberto Oliveti, vicepresidente vicario della Fondazione Enpam, afferma quindi: "Se il ministro del lavoro vuole obbligarci a penalizzare i nostri iscritti, noi non vediamo perché dovremmo continuare a sostenere con una doppia e ingiusta tassazione i sistemi pubblici in deficit".

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