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Sciopero bisarche ad oltranza da un mese: i perché e le conseguenze

Da oltre un mese è in atto, ad oltranza, lo sciopero delle bisarche, cioè quei mezzi che trasportano le automobili. Le ragioni della protesta e le conseguenze sul settore automobilistico, Fiat in primis.

La bisarca è quell'autoarticolato a due piani adibito per il trasporto di autoveicoli, cioè quei mezzi che trasportano le automobili. Da più di un mese, i bisarchisti stanno scioperando ad oltranza per protestare contro il decreto liberalizzazioni, e la protesta sta mettendo in crisi tutto il settore automobilistico, in primis la Fiat che solo pochi giorni fa rendeva noto come dall'inizio dell'agitazione le perdite di produzione sarebbero quantificabili in 20mila unità vendute in meno.
Il segretario generale della Fismic (Sindacato autonomo metalmeccanici e industrie collegate), Roberto Di Maulo, sottolinea il "danno enorme all'industria dell'auto e soprattutto ai lavoratori", perché lo sciopero delle bisarche "si ripercuote soprattutto sui lavoratori del settore auto, costretti a lunghi periodi in cassa integrazione". Tanto che la Fiat avverte che se lo sciopero dovesse protarsi ancora a lungo procederà "ad ulteriori chiusure degli impianti italiani, compreso lo stabilimento di Pomigliano impegnato nel lancio europeo della Nuova Panda".
Ma la Fismic si pone anche qualche domanda, e cioè "come sia possibile protrarre un'agitazione per settimane intere" chiedendosi "quante e quali risorse economiche abbiano a disposizione questi bisarchisti se possono sostenere uno sciopero così lungo", con Di Maulo che precisa come queste siano sì "domande inquietanti" ma che non si può fare "meno di porre".
Il problema è che non arrivano risposte, soprattutto da parte del governo.
Come la Fismic invita chi ha la competenza ad intervenire "per far cessare questa agitazione irresponsabile che di sindacale ormai non ha più nulla", così anche Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, si chiede perché "da più di un mese assistiamo impotenti alla paralisi produttiva e distributiva del sistema auto provocata dallo sciopero delle bisarche e al silenzio assordante del governo che fino ad oggi, nonostante i ripetuti appelli di tutti i principali attori della filiera, ha adottato un'inspiegabile politica di non intervento", domanda che si pone anche Eleuterio Arcese, presidente di ANITA (Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici), che in un comunicato spiega di "non comprendere perché in Italia si assista periodicamente a simili azioni di protesta senza che nessuno intervenga".
Per Federauto la situazione che si è creata con lo sciopero delle bisarche è ormai "insopportabile", insistendo "nel chiedere al Governo misure immediate volte a ripristinare la normalità, in alcuni casi a riportare la legalità, e a scongiurare ulteriori danni per i concessionari scaraventati, anche dall'immobilismo delle Istituzioni, oltre il limite di sopravvivenza".
ANITA infatti denuncia situazioni di "autovetture incendiate, lanci di sassi dai cavalcavia, autisti aggrediti e minacciati, presidi di blocco che costringono anche chi vuole lavorare a fermarsi", sottolineando come tali "episodi non possono certo definirsi pacifici, come dichiarano i promotori della protesta", precisando come sia "inaccettabile che un'autista possa rischiare la vita perché la sua bisarca carica di vetture viene incendiata, come è avvenuto nei giorni scorsi", aggiungendo che "non si può bloccare un settore produttivo per rivendicare dei costi".
Ma a denunciare il "silenzio assordante" del governo Monti è anche l'Associazione bisarche italiane, che spiega: "Dalla recente assemblea di categoria svoltasi a Cassino sono emerse con un'evidenza che rende doppiamente sconcertante il disinteresse delle istituzioni, le distorsioni di mercato attuate dalla committenza (operatori logistici e primi vettori) che speculano sul settore: a titolo di esempio a chi acquista un'auto ad Avellino (ad esempio una Fiat 500) viene applicato un costo di trasporto per euro 530,00, mentre l'impresa di autotrasporto che effettivamente trasporta l'auto da Fiumicino ad Avellino riceve per quella vettura non più di 17,00 euro. Di qui la pratica impossibilità di far fronte ai costi di gestione delle imprese".
L'immobilismo del governo, quindi, sembra che sia creando non pochi problemi ad entrambe le parti in contrapposizione, perché se da una parte Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito Fiap, sigla sindacale che accoglie Bisarche Italiane, sottolinea che "con queste tariffe, è meglio che i camion stiano fermi. Se lavoriamo, ci rimettiamo di tasca nostra", dall'altra c'è Piero Carlomagno, presidente dell'Unione concessionari del Gruppo Fiat, che spiega: "Dall'inizio dell'agitazione le Reti di distribuzione si trovano a credito di una 'paccata' di milioni di euro e ad essere, oltretutto, in forte crisi di liquidità" oltre ad aver "accumulato un ritardo medio sulle consegne di 30 giorni".
"Una situazione insostenibile – conclude quindi Roberto Bolciaghi presidente dei concessionari Renault – che ci rende gravemente inadempienti agli occhi dei nostri clienti che spesso non sono a conoscenza di questa agitazione e ci addossano tutte le responsabilità". Chi la conosce, invece, a quanto pare la evita.

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