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Sciopero benzinai: pompe chiuse per 7 giorni. Prezzi? Colpa di accise

Sciopero dei benzinai lungo 7 giorni, contro le liberalizzazioni che il governo Monti è in procinto di approvare. La Figisc e Anisa Confcommercio elencano i perché della protesta e i dubbi sulla riforma.

Quello di Mario Monti sarà pure un governo di tecnici, ma finora i componenti dell'esecutivo sembrano essere riusciti a scontentare tutte le categorie che a loro giudizio devono essere liberalizzate. Qualcuno parla di lobby e caste pronte a tutelare solo i propri diritti, mentre altri ipotizzano che forse le tanto acclamate liberalizzazioni non sono altro che annunci demagogici, che non andranno affatto a creare nuovi posti di lavoro e quindi crescita nel paese. Di questo avviso sono sicuramente la Figisc, federazione che riunisce i benzinai della rete ordinaria, e l'Anisa Confcommercio, che associa i gestori delle aree di servizio autostradali, che definiscono il provvedimento in procinto di assere approvato dal governo come "la liberalizzazione non 'del' ma 'dal' Gestore". E per questo motivo, annunciano che nelle prossime settimane indiranno uno sciopero di 7 giorni. "Le modalità e le date precise saranno decise nei prossimi giorni anche alla luce dei provvedimenti che il governo assumerà nel prossimo Consiglio dei ministri ma sin d'ora sia chiaro - precisano Luca Squeri, presidente nazionale della Figisc e Stefano Cantarelli, presidente nazionale della Anisa - che si tratterà di una chiusura prolungata: sette giornate di chiusura degli impianti". Secondo Figisc e Anisa, infatti, la riforma mina la sopravvivenza stessa della categoria, e in diversi comunicati (scaricabili in PDF ai link http://is.gd/QbfapH - http://is.gd/nBijiU - http://is.gd/xJ85Uf), riassumono i punti principali della protesta. Per "liberalizzare" il settore, per esempio, i tecnici di Mario Monti hanno stabilito che "i gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti che siano anche titolari degli impianti stessi si riforniscono liberamente da qualsiasi produttore o rivenditore nel rispetto della vigente normativa. Nei nuovi contratti eventuali clausole che prevedano forme di esclusiva nell'approvvigionamento sono nulle per violazione di norma imperativa di legge". Figisc e Anisa sottolineano però che "lo strepitoso risultato (su cui, a differenza di altri, non ci sentiamo certo di stappare la bottiglia di spumante) di questo provvedimento sarà quello di eliminare qualsiasi dubbio sugli strumenti contrattuali che dovranno regolare i rapporti tra Gestore e proprietà dell'impianto e di soffocare in culla ogni superflua discussione sui contenuti dell'articolo 28 della legge 111-2011: gli impianti avranno una conduzione diretta delle proprietà e l'unico contratto 'tipizzato' sarà l'associazione in partecipazione - aggiungendo - Esattamente il contrario di ciò che abbiamo sempre sostenuto", anche perché, fanno sempre notare "oggi la 'concertazione' sembra diventata un impiccio e lo stesso Parlamento sembra relegato ad un ruolo notarile". "Sulla seconda questione (la storia della separazione della filiera) - spiegano sempre Figisc e Anisa - tutta la novità è che IL GESTORE POTRÀ COMPRARSI L'IMPIANTO DELLA COMPAGNIA (il testo dice 'riscattare', come fosse un'automobile in leasing)", facendo notare che "chi ha i soldi può comprarselo (da solo, in società, in cooperativa), l'impianto, anche ora, e non c'era bisogno di una norma del Governo per inventare questa opportunità lapalissiana". Tra gli altri contenuti della riforma che dovrebbe andare a liberalizzare il settore "benzina" la Figisc e Anisa segnalano "la 'tecnica' di elencare, come fossero un'autentica nuovissima concessione, tutta una serie di liberalizzazioni del non oil negli impianti: bar, giornali, pastigliaggi, tabacchi, attività commerciali - spiegando - Per la verità – abbiamo detto che non usiamo giri di parole – i giornali erano già stati concessi con la legge 108-1999, le attività commerciali ed i bar con la legge 57-2001, i pastigliaggi con la legge 111-2011. A onor del vero, mancavano i tabacchi, che dovevano già entrare l'anno scorso ed è questa un'utile novità (ma forse non così utile ad un associato in partecipazione)". La Figisc e Anisa Confcommercio evidenziano poi un provvedimento che effettivamente, a giudizio di molti, non sembra essere pensato certo per creare posti di lavoro, visto che nella riforma viene previsto il "NESSUN VINCOLO ALL'USO DEL SELF 24 ORE SU 24" togliendo "quello che era stato inserito con l'articolo 28 della legge 111-2011: che, almeno, l'impianto fosse presidiato dal Gestore. Il che è come dire: l'impianto PUO' FUNZIONARE COME UN GHOST!". Infine, ma non per ordine di importanza, Figisc e Anisa segnalano "una cosa su cui vale la pena di mettere la massima attenzione a leggere 'fra' le righe: a comprare (pardon, 'riscattare') il famoso 33% degli impianti potranno essere non solo i Gestori 'ricchi', ma anche i Gestori aggregati con 'soggetti imprenditoriali... al fine di sviluppare la capacità di acquisto all'ingrosso di carburanti per uso di autotrazione, di servizi di stoccaggio e di trasporto dei medesimi". La Figisc e Anisa spiegano quindi di avere l'impressione che "questa normetta, per i suoi specifici contenuti, sia una traccia (tuttaltro che sottotraccia) di quanto segue: a) che il pretesto di fare 'aggregazione' coi Gestori rappresenti un cavallo di Troia per quei soggetti 'imprenditoriali' che sono interessati fortemente ad avviare, coperti da una pelle di pecora, la corsa all'ingrosso ed alla logistica, ad esempio certa GDO localnazionale (i nomi o le sigle se le inventi chi ne ha tempo e voglia!); b) che qualcuno abbia coltivato la tentazione di cambiar mestiere ed organizzarsi un business alle spalle dei Gestori (anche qui ognun vada dove il pensier lo porta); c) entrambe le cose, tanto per essere sicuri (nel grande sta anche il piccolo)". Squeri di Figisc sottolinea inoltre che "da un anno a questa parte la responsabilità dell'aumento del prezzo della benzina è dovuta per l'80% all'aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l'aumento della materia prima ha inciso per il 20%. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10% (poco più del 2% lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60% del prezzo della benzina", mentre Cantarelli di Anisa conclude che questa liberalizzazione "è una mossa tutta politica per dare una qualche risposta mediatica alle tensioni sui prezzi".

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