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Sciopero benzinai confermato. Ecco dove finiscono i soldi della benzina

Lo sciopero benzinai del 12 e 13 dicembre è stato confermato e per essere revocato occorreranno "interventi mirati e molto concreti" che però non sembrano nella disponibilirà del governo Monti. Ecco uno dei motivi dello sciopero benzinai.

Lo sciopero benzinai proclamato dalle Organizzazioni di categoria dei gestori Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio è stato confermato. I distributori, sia della rete autostradale che cittadina, rimarranno quindi chiusi il 12 e il 13 dicembre 2012, sempre che il governo Monti, entro tale data, non riesca, dopo mesi di attesa da parte dei gestori, a "costringere le compagnie petrolifere ad ottemperare ai loro impegni verso la legge", come sottolinea la Fegica Cisl in una nota. I gestori sottolineano infatti di non poter far altro che confermare lo sciopero benzinai proclamato a ridosso di Natale visto che "l'industria petrolifera nel suo complesso continua a negare anche il più elementare rispetto delle norme che regolano il settore". "Nessuna possibilità di mediazione è possibile senza che le compagnie petrolifere interrompano comportamenti lesivi delle norme, dei diritti e dei margini economici dei gestori" precisano infatti le Organizzazioni sindacali.

Per riassumere schematicamente il nodo principale della questione, in maniera tale che le rimostranze dei gestori siano comprese anche dal grande pubblico, la Fegica Cisl ha pubblicato uno "specchietto" che indica, visualmente e chiaramente, in che "tasche" vanno a finire i soldi di benzina e gasolio. L'organizzazione sindacale che rappresenta i gestori fa quindi l'esempio di un pieno di benzina o di gasolio pari a 50 euro (al prezzo medio rilevato il 16 luglio 2012). Di questi 50 euro di benzina pagati dal cittadino, ben il 39,27% va alle compagnie petrolifere (pari a 19,63 euro) e il 58,57% va in accise più IVA (pari a 29,28 euro) mentre solo il 2,16% va ai gestori (pari a 1,09 euro). Situazione simile quando il cittadino paga 50 euro di gasolio, dove il 43,20% va alle compagnie petrolifere, il 54,56% in tasse e solo il 2,31% (pari a 1,15 euro) al gestore della pompa.

La Fegica Cisl precisa che "dalla tassazione imposta sui carburanti per autotrazione lo Stato ottiene risorse pari a circa 30 miliardi di euro all'anno, che sostanzialmente pareggiano per importo la voce di costo più importante (personale dipendente e collaborazioni) dell'intero sistema sanitario nazionale" (e questo nonostante Mario Monti continui a dichiarare come la sostenibilità delsistema sanitario nazionale in futuro non sarebbe garantito senza nuove modalità di finanziamento). L'Organizzazione sindacale sottolinea però che questo sistema di tassazione è di fatto "iniquo" (solo per questo il governo dei tecnici dovrebbe aborrirlo), e questo perché:
- colpisce indiscriminatamente tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro fonte di reddito, pesando in questo modo maggiormente sulle classi meno privilegiate e più in difficoltà;
- prevede l'imposizione di una tassa, l'IVA, su un'altra tassa, l'accisa;
- proprio in funzione dell'aumento progressivo dell'IVA, rende lo Stato compartecipe e, nei fatti, cointeressato ad ogni tipo di aumento che subisce il carburante, ivi compreso quello che scaturisce dalle speculazioni finanziarie, particolarmente attive sul mercato internazionale del petrolio, costantemente in fibrillazione ormai da molti anni.

Ma non solo. Nella percentuale che va ai petrolieri è compresa anche la cosiddetta quotazione platts, vale a dire, spiega sempre la Fegica Cisl, di quello che per convenzione viene assunto come il costo dei prodotti finiti - benzina e gasolio, appunto - sul mercato internazionale. Il sindacato riassume che "a monte della quotazione platts le fasi di tutta la filera, ivi comprese le speculazioni internazionali, sono interamente controllate dalle stesse compagnie petrolifere, quasi tutte integrate" e cioè, evidenzia, "ciascuna compagnia petrolifera (la divisione operativa) vende/compra i prodotti a/da se stessa (la corporate)". Per rendere ancora più chiaro il concetto, la Fegica Cisl pubblica un'altro schema dove "splitta" la precedente percentuale che va alle compagnie petrolifere in due. Viene evidenziato quindi che su quei 50 euro di benzina pagati dal cittadino la precedente percentuale di 39,27% è divisa in 34,20% di quotazione platts e in 5,06% per i petrolieri.
Stessa cosa per un pieno da 50 euro di gasolio, dove la precedente percentuale del 43,20% è divisa in 39,44% in quotazione platts e in 3,76% per i petrolieri.

L'Organizzazione sindacale fa notare come "una volta scorporata la quotazione platts, i petrolieri 'denunciano' un margine industriale lordo che varia dal 5,06% per la benzina, al 3,76% per il gasolio, sui rispettivi prezzi al pubblico!!!", e che quindi sembrano "di poco superiori a quelli dei gestori". Il 10 dicembre 2012 le Organizzazioni di categoria dei gestori Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio sono state nuovamente convocate al MISE per cercare trovare un accordo ed evitare lo sciopero benzinai, ma per revocarlo "occorrono interventi mirati e molto concreti che al momento non sembrano nella disponibilità politica ed economica del governo Monti", come conclude Martino Landi, Presidente di Faib.

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