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Licenziamenti facili? Sciopero. Sacconi:il lavoro? Basta regole rigide

Entro otto mesi i "licenziamenti facili" saranno una realtà, perché il governo Berlusconi l'ha promesso all'UE. La "politica del 20:80" è ormai prossima, e i sindacati minacciano lo sciopero generale. Sacconi, ministro del lavoro, spiega: in Italia? Gli unici con regole così rigide.

Entro maggio 2012 il governo promette, attraverso la lettera che Silvio Berlusconi ha spedito mercoledì all'UE, "una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato". In poche parole, come #ormai osservano in molti, licenziamenti più facili, e mobilità per gli impiegati pubblici. Un provvedimento che l'Unione europea, in primis la BCE, auspicava da tempo, premendo anche su una più stringente riforma delle pensioni. E così, come la metafora del sistema del bastone e della carota, ecco che i mercati "magicamente" plaudono questi provvedimenti facendo volare in Borsa Piazza Affari, nonostante tutte le parti sociali, e prima di tutte la CGIL, definiscono queste norme annunciate come "da incubo". Un incubo che sta pian piano prendendo forma, perché quello che è capitato in questi ultimi mesi, in Europa come in Italia, sembra convincere sempre più persone che la "politica del 20:80" (http://is.gd/gI7HVN) stia diventando la nostra nuova realtà. Il messaggio, secondo attenti analisti e illuminati giornalisti, è d'altronde molto semplice: il mercato del lavoro è #ormai saturo, il 20 per cento della popolazione dovrebbe bastare "per far funzionare l'economia mondiale" e quale migliore occasione di una crisi economica per riformare la legislazione del lavoro? Ciò che Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, trova "intollerabile" è che "venga dato il via libera al licenziamento tirando in ballo la lotta al precariato e raccontando la favola che le imprese non assumono per la difficoltà che incontreranno poi a licenziare - e ancora - E quello sui dipendenti pubblici: mobilità e riduzione del personale vengono in realtà messi al servizio di tutte le liberalizzazioni", come afferma in una intervista a La Repubblica. La Camusso ribadisce quindi che l'Italia è un "Paese commissariato", o forse, più semplicemente, potrebbe ipotizzare qualcuno, è #ormai "appiattito" su certe "regole" imposte dall'alto. I sindacati, quindi, promettono battaglia, anche unitariamente. Cisl, Uil e Ugl, infatti, "considerano un grave errore ed una inaccettabile provocazione nei confronti del sindacato l'intenzione del Governo di introdurre una nuova normativa sui licenziamenti", come precisano in un comunicato congiunto. "Se tale provvedimento sui licenziamenti fosse davvero presentato dal Governo - continuano i tre sindacati - si romperebbe la coesione sociale nel nostro paese", promettendo quindi di "ricorrere a scioperi". Anche con la CGIL, se sarà necessario, sottolinea il leader della Uil, Luigi Angeletti. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, spiega però a "Uno Mattina" che "siamo l'unico paese al mondo che ha regole così rigide" e che quindi bisogna cominciare a levarsi "l'abito ideologico". Pronta, e secca, la replica della leader della CGIL: "Per la prima volta nella storia della Repubblica abbiamo un ministro del Lavoro che è contro i lavoratori".

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