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Conciliazione, sciopero avvocati: privatizzazione giustizia civile

La conciliazione sarà obbligatoria, prima di intraprendere l'eventuale iter giudiziario, per risolvere controversie civili, sia per le imprese che per i consumatori. Ma gli avvocati in sciopero contro la "privatizzazione della giustizia civile".

Da lunedì 21 marzo sarà obbligatorio ricorrere alla conciliazione, prima di intraprendere l'eventuale iter giudiziario, per risolvere controversie civili, sia per le imprese che per i consumatori. Il metodo della conciliazione, infatti, è stato confermato dalla recente legge di riforma dell'ordinamento delle Camere di commercio (decreto legislativo del 15 febbraio 2010, n. 23). Come spiega per esempio la Camera di Commercio di Roma, "attraverso la conciliazione le imprese o i consumatori scelgono una procedura per risolvere bonariamente la controversia" e "grazie all'aiuto di un professionista terzo, il conciliatore, le imprese o i consumatori tenteranno di raggiungere un nuovo accordo per un miglioramento del rapporto commerciale intercorrente". Di solito i costi sono abbastanza contenuti, soprattutto se il valore della "causa" non supera i mille euro, ma comunque vi è un apposito Regolamento e Tariffario che tende a garantire una procedura non solo economica ma anche rapida, visto che le controversie di norma verrebbero risolte nel giro di massino 90 giorni. Alcune categorie di lavoratori, però, sembrano nutrire seri dubbi sull'efficacia di questa nuova procedura tanto che lunedì 21 gli avvocati entreranno in sciopero per tutta la giornata (astenendosi dalle udienze) per protestare sia contro il metodo della conciliazione sia per quella norma nel ddl che affida a 600 ausiliari tra magistrati e avvocati in pensione lo smaltimento dell'arretrato civile. Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua (Organismo unitario dell'avvocatura) spiega che la conciliazione sarebbe "un sistema innanzitutto incostituzionale sotto molteplici aspetti, contro i diritti dei cittadini, escludente nei confronti degli stessi avvocati, viziato da una logica strettamente economicista nonché dettato da precisi settori dell'impresa di questo Paese (Confindustria, banche, assicurazioni)" concludendo che per questo non si può essere "corresponsabili di un processo di svendita della giurisdizione e di privatizzazione della giustizia civile, nonché di un attacco così duro alla professione di avvocato".

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