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Robot killer: USA rischia di perdere la sfida con Russia e Cina

Il vicesegretario alla Difesa degli Stati Uniti annuncia che nel 2016 verranno incrementati gli esperimenti che rientrano nella Third Offset Strategy, che comprende anche la ricerca e lo sviluppo dei cosiddetti robot killer. Gli USA temono infatti di perdere la sfida contro Russia e Cina. Ed intanto, l'ONU tace.

Pochi giorni fa il vicesegretario alla Difesa Robert Work ha annunciato che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti prevede per il 2016 di incrementare (anche economicamente) gli esperimenti che rientrano nella Third Offset Strategy, che comprende anche la ricerca e lo sviluppo dei cosiddetti sistemi di armi letali autonomi. Robert Work spiega quindi che il DoD (Department of Defense) chiederà per questo la collaborazione del Congresso, sottolineando che il Pentagono deve riuscire a tenere testa ai progressi compiuti in questi anni da Russia e Cina. Se l'ONU non si deciderà a vietare le armi autonome come chiedono da tempo diverse organizzazioni per i diritti umani, nel prossimo futuro anche i militari rimarranno disoccupati sostituiti da ben più prestanti (e forse in alcuni casi persino pensanti) robot killer. Dopo il vertice nell'aprile scorso, quando si riunirono a Ginevra gli esperti del Lethal Weapons Autonomous Systems (LAWS), le Nazioni Unite hanno preso (e perso) ancora del tempo nel decidere se sia giusto che un essere umano venga ucciso da un robot. Non si sta parlando dei cosiddetti droni, che il mainstream è riuscito a far associare ad innocui elicotterini da comprare nei negozi di elettronica. I robot killer infatti non sono "guidati" da un uomo ma sono progettati per decidere da soli quali obiettivi colpire. "C'è un senso di disagio profondo all'idea che possa esistere un sistema di armi che pone l'uso della forza fuori dal controllo umano" osserva a Ginevra la Croce Rossa Internazionale mentre Human Rights Watch sollevava dubbi sul fatto che "le armi completamente autonome saranno mai in grado di replicare il giudizio umano e quindi rispettare l'obbligo giuridico di distinguere gli obiettivi militari da quelli civili".

L'unica preoccupazione del vicesegretario alla Difesa USA invece risiede nel fatto che "la Cina sta già investendo pesantemente nella robotica e nell'autonomia" come riporta l'agenzia russa Sputnik. Robert Work ricorda inoltre le recenti dichiarazioni del generale russo Valery Vasilevich Gerasimov, il quale ha sostenuto: "Nel prossimo futuro, sarà possibile creare un'unità completa robotizzata in grado di condurre autonomamente operazioni militari". Oltre a delle macchine senza equipaggio (una sorta di droni terrestri), la Russia starebbe infatti anche progettando dei veri e propri robot sentinella, in grado di selezionare ed eliminare gli obiettivi senza l'intervento umano. Pechino invece avrebbe già perfezionato un piccolo robot motorizzato, che può essere utilizzato sia per il combattimento urbano ma anche in aree di guerra poiché è progettato per essere equipaggiato con un fucile d'assalto, con delle granate o con armi anticarro. Anche la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) sta sviluppando da tempo alcuni sistemi d'arma autonomi (LAWS) in grado di monitorare e uccidere gli obiettivi senza il controllo e soprattutto la conferma di un essere umano. Tra i progetti della DARPA anche l'Anti-Submarine Warfare (ASW) Continuous Trail Unmanned Vessel (ACTUV), una sorta di "sottomarino fantasma" senza equipaggio e senza pilota ideato per divenire l'ombra e tenere traccia dei sottomarini nemici. Mentre ci si preoccupa del fatto che l'intelligenza artificiale non riuscirà a creare una coscienza nei robot killer, è bene però anche ricordare che paradossalmente l'ordine di "terminare" Osama Bin Laden è partito dal Premio Nobel per la Pace Barack Obama.

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