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Robot: il robo-badante che solleva i malati ma non il Giappone

Arriva il robot-badante che solleva i malati dal futon e li "appoggia" sulla sedia a rotelle, ma è un mero "motacarichi" per infermieri con la testa da "orsachiottone". Così la robotica nipponica, che ha impattato come una mosca sul parabrezza a Fukushima, cerca nuova pubblicità. Per risollevarsi.

La ricerca Giapponese sulla robotica è stata sempre molto avanzata e apprezzata in tutto il mondo fin dai primi entusiasmi "commerciali" per le funzioni "domestiche" degli anni '80. In quel decennio, con l'avvento dei primi home computer, giravano anche piccoli robot-giocattolo a fini didattici o sperimentali, che facevano immaginare un mondo del prossimo futuro in cui uomini e automi (calcolando anche la criptica citazione di Steinbeck) sarebbero vissuti insieme. Insieme ma con ruoli ben distinti, ovviamente, per evitare spiacevoli rivoluzioni positroniche (ad esempio violare una delle "tre leggi della robotica" http://is.gd/z9SyAD). In poche parole il robot sarebbe stato sempre fedele alle sue origini semantiche ceche ("robota" significa "servo" anche in molte altre lingue slave) e avrebbe aiutato il suo presuntuoso creatore a vivere meglio e di più. Ora che viviamo in quel "prossimo futuro" degli anni '80 i robot "domestici" sono rimasti solamente una fantasia e neppure la "mantide" della International Robotics Inc che si chiamava Sico II, ovvero il "robot maggiordomo" di Rocky IV (http://is.gd/7T84xo), ha attecchito nei nostri monolocali metropolitani ("o io o il robot", si sarebbe detto un giorno). La delusione "robotica" è stata enorme soprattutto dopo Fukushima, dove robot di stile Asimo (della Honda, o il Surena II, perfino Ahmadinejad ha un androide, http://is.gd/7IyCAt), o tutti i marchingegni robotici di fabbricazione nipponica, non sono serviti a niente. Unici robottini che sono stati inviati a dare un' occhiata ai reattori nucleari in crisi sono stati, inizialmente, quei "PackBots" (Packbot 510 e Warrior 710 tra gli altri) utilizzati come "bad toys" anche nei teatri di guerra più hi-tech (e anche più fallimentari). Robottini, cingolatini, ruspine, braccini, che di fronte alla complessità "motoria e sensoria" che richiede una nuova Chernobyl per riparare, valutare e "smuovere" la situazione nucleare, sono di fatto piombati al livello del mero osso lanciato dagli scimmioni di 2001 Odissea nello spazio (senza la carica rivoluzionaria e di "leva", però). Molti in Giappone si sono infatti chiesti come mai una nazione così "robotizzata" non abbia saputo trovare una soluzione "androide" all'apocalisse nucleare di Fukushima, se non nei fumetti. Così la nuova versione del robo-badante giapponese, capace di sollevare pazienti "a letto" pesanti fino a 80 chili per quaranta volte al giorno, prodotto "nel tentativo di affrontare le sfide dell'invecchiamento della popolazione" come scrive il suo produttore (i famosi RIKEN laboratories) non riesce ad entusiasmare gli osservatori. Il fatto che RIBA II (questo il nome del robo-badante), sempre simile ad un pupazzone da cartone animato (in questo caso un "orsachiottone" come lo definisce Cnet http://is.gd/UClSa7) possa sollevare dal letto, come un "sacco di patate" un paziente, sempre con l'attenta supervisione di un infermiere, sembra un po' anacronistico, dato che un "letto robotico", farebbe certamente di meglio (considerando anche che spesso in Giappone si dorme sul futon sul pavimento). Il limite della robotica giapponese per molti sta proprio qui: invece di "robotizzare" gli oggetti, la ricerca nipponica ha spesso cercato di "antropomorfizzare l'azione" creando dei robot "umanoidi" per delle "azioni specifiche". Per fare un esempio, è come se per costruire un "servosterzo" si usasse non un "motore" che aiuti a muovere lo sterzo, ma delle braccia meccaniche che, spuntando dal sedile, aiutino il guidatore a girare il volante. Ovviamente, nello stile giapponese, il sedile ricorderebbe il corpo di un robot e il poggiatesta ne sarebbe la degna testa (magari di un animale in stile Otaku http://is.gd/B4Ttos). Il nuovo "robot badante" come prontamente è stato soprannominato in Italia (che non toglie mai gli occhiali rosa) è costruito da RIKEN in collaborazione con Tokai Rubber Industries ed è dotato di moderni sensori "tattili" che "soppesano" ad un primo tocco il paziente. RIBA II riuscirebbe a "spostare" il malato dal letto alla sedia a rotelle, ma sembra non il contrario. In Giappone gli anziani saranno nel 2015 quasi sei milioni e il "robot-badante" avrebbe, secondo i costruttori, un grande futuro. Ma il robo-badante, c'è da specificarlo, è un semplice ausilio per infermieri, una specie di "montacarichi" robotico: RIBA II non è in grado di "fare da solo" per dirla con la Montessori. Per questo la robotica ha "deluso", manca infatti anche di una minima intelligenza, anche quella più semplice (si fa per dire) per cavarsela nelle situazioni "non programmate". Così il più bel romanzo dedicato ad un robot infermiere (nello specifico la svampita "Infermiera 5B") di "Vita con gli automi" (Second Ending) di James White, scritto nel 1961, rimane solamente un romanzo di fantascienza, mentre gli altri incubi sociologici e narrativi sui robot rimangono di stretta attualità. Ma se i robot minacciano di "eliminanare" gli esseri umani dalle fabbriche ("Robot: Foxconn ne assume un milione. Fine dell'iPhone 'fatto a mano'" http://is.gd/ZoRDty), fortunatamente non sono ancora capaci di farlo di proposito in guerra ("Afghanistan: servono robot militari più intelligenti" http://is.gd/QedRN6).

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