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NASA: Curiosity e robot su Marte. Droni spaziali "fuori dalle gabbie"

La NASA lancia la "National Robotics Initiative" e finanzia con quasi tre milioni di dollari i progetti robo-cosmici delle Università USA. "Una volta i robot erano tenuti in gabbia e separati dalle persone", scrive la NASA. E Skynet se la ride.

Mentre ASIMO, il robot umanoide della Honda, gira il mondo portando nelle fiere internazionali rose e la promessa che una "macchina automatica" diventerà presto una "macchina autonoma", i robot sembrano vivere un nuovo periodo d'oro, nel bene e soprattutto nel male. Per "male" si intende ovviamente il ruolo dei robot nella guerra del presente (e del futuro), dove sono (e saranno) protagonisti, in veste di droni, di centinaia di morti nelle "zone calde" del pianeta. E guai a dirlo con un' app, dato che si rischia di essere bannati. Finito il tempo in cui si immaginavano perfetti maggiordomi come "Sico II" in Rocky IV , si pensa oggi (nel "bene") ai robot soprattutto come eroi dell'esplorazione spaziale. Almeno negli Stati Uniti dove la NASA, in netto declino di immagine nel target dei giovanissimi (dato che i ragazzi non vorrebbero più fare da grande l'astronauta quanto il cantante pop debosciato) cerca di riagguantare con gli "space toys" cosmici l'immaginario collettivo di una nazione. Ultimo della serie, tra tonnellate di marketing e quell'aria da "Johnny 5", è senz'altro Curiosity, ovvero il Mars Science Laboratory (MSL), robottino che esplora "noiosamente" Marte come i suoi "toys" predecessori. Ma questo twitta ed è molto "social", alla faccia dei "bot" che popolano la "bolla speculativa" di Zuckerberg et similia. Eppure Curiosity, pur con tutta la fuffa degli uffici stampa NASA da "un paio di notizie al giorno ovunque", non riesce a raggiungere l'appeal ed il mistero dei vecchi robot "non semoventi" Viking dei primi anni '70, veri pionieri di Marte. Ma il futuro dello spazio è senz'altro robotico e la NASA continua a stanziare finanziamenti per progettare i nuovi "space toys" da inviare nello spazio. Ultima iniziativa l'assegno da 2,7 milioni di dollari per la ricerca avanzata in campo robotico-spaziale.

I progetti provengono dalle più importanti Università statunitensi e mirano alla costruzione, bullone dopo bullone, della missione umana su Marte prevista nel 2035. Missione sul Pianeta Rosso che si tinge di tricolore dato che la NASA sta vagliando i brevetti "marziani" dell'Università di Cagliari e del CRS4 che promettono la produzione di "ossigeno, acqua, monossido di carbonio, ammoniaca, fertilizzanti azotati e biomassa edibile" in loco. La NASA spiega dalla pagina dedicata alla "National Robotics Initiative" la sua vision del rapporto tra uomini e robot che sembra strappata dal prologo di qualche libro di fantascienza: "Una volta i robot erano tenuti in gabbia e separati dalle persone, ora vediamo invece robot costruiti per convivere con gli esseri umani, per aiutare le persone sul posto di lavoro e in tutta la società. La National Robotics Initiative si rivolge a queste nuove macchine che lavorano con gli esseri umani, come colleghi, co-esploratori, co-abitanti, co-piloti". L'epilogo fantascientifico vuole che queste "macchine" prendano il sopravvento e spazzino via gli esseri umani (o quasi) ed il presente dei "droni" non aiuta certo a pensare positivo (Skynet di Terminator docet). Fatto sta che la comunicazione "spaccona" sui robot non riesce mai a spiegare come mai a Fukushima, un territorio davvero "alieno" ed inospitale "a disposizione" proprio qui sulla terra, i fantastici robot non riescano né a farci vedere che cosa c'è dentro i reattori in meltdown, né tantomeno a "ripararli".

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