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Fukushima: quando il "nuclear robot" è solo un "guappo'e cartone"

A Fukushima l'educato Asimo della Honda non può mettere piede e così entra in scena un robot quadrupede prodotto da Toshiba. Ma "la ghiacciaia su tremolanti gambe di metallo" fallisce ispezionando un reattore, cade dalle scale e deve essere "soccorso" da due umani. Che si beccano le radiazioni del caso.

Fukushima batte i robot, anzi dissolve il sogno che esista oggi qualsiasi oggetto artificiale servocomandato che possa smantellare un reattore nucleare. Un fatto non da poco se si pensa che il Giappone è leader mondiale della robotica (anche nell'immaginario collettivo dei cartoni animati) e incanta nei suoi show intorno al mondo milioni di persone con Asimo della Honda, antropomorfo, quanto "inquietante" robottino che si pensava potesse "sostituire", in tutto e per tutto, le funzioni "domestiche" certamente non positroniche degli esseri umani. Assodato che l'androide Asimo Honda non potrebbe sopportare le radiazioni sprigionate dai reattori di Fukushima serenamente in meltdown, il governo giapponese, lungi da dare l'ordine marziale di salvare la Patria (come hanno fatto i liquidatori sovietici con Chernobyl) con l'invio di militari e volontari per smantellare i reattori "a mano", cerca altre (vane) soluzioni robotizzate. Non essendo in programma la costruzione di un Asimo resistente alle radiazioni, ecco che scende in campo Toshiba (già esperta di reattori nucleari), con un robot che la giornalista Yuri Kageyama presente alla presentazione stampa della multinazionale, descrive come "una ghiacciaia su tremolanti gambe di metallo" . Il "nuclear robot", come è stato ribattezzato è un robot quadrupede, si muove alla velocità di 1 km l'ora ed ha una batteria che lo tiene in piedi per due ore. Naoko Okada, nel suo diario da Kyoto scrive a questo proposito: "Questo mese (novembre, ndr) è uscita la notizia che tutti i quotidiani nipponici hanno riportato in modo quasi sensazionale: la Toshiba ha sviluppato un robot che cammina a quattro zampe. A differenza dai robot a cingoli utilizzati finora, è capace di evitare gli ostacoli e salire e scendere le scale, per cui, secondo la stampa, potrà occuparsi dei lavori nei luoghi irraggiungibili dai robot predecessori. Sembrava una svolta rivoluzionaria, finché non ho letto l'articolo della corrispondente a Tokyo dell'Associated Press Yuri Kageyama in cui descrive quanto il robot si sia mosso lentamente e maldestramente durante la dimostrazione. E' stata l'unica a raccontare come sono andate realmente le cose durante la dimostrazione facendone un'analisi ragionevole. E questo spinge a riflettere su quanto stiamo vagando nell'oscurità con un'informazione manipolata e criptata".

In effetti la descrizione di Yuri Kageyama è stata impietosa quanto "preveggente"; il nuclear robot non solo è lentissimo nel salire "una rampa di otto scalini, sollevando con cautela una zampa per una, e mettendoci un minuto per ogni gradino", ma il robot nucleare della Toshiba, nota Kageyama, caso mai cadesse, non potrà mai alzarsi da solo. Ed effettivamente è ciò che è successo il 12 dicembre scorso quando il "nuclear robot" è stato impegnato per TEPCO a Fukushima per alcuni monitoraggi al reattore numero 2. Iori Mochizuki riporta la notizia che il robot quadrupede di Toshiba è "cascato dalle scale" e due lavoratori (umani, ovviamente) sono dovuti andare a soccorrerlo "beccandosi" 0.5 mSv/h di esposizione alle radiazioni. Gli operai hanno riportato il robot nel suo punto di carica, a circa 10 metri dalla scala in cui è avvenuto l'incidente. I commenti a questo episodio, da parte degli osservatori indipendenti, sono molto amari, dato che la mirabolante tecnologia robotica, messa di fronte a delle semplici operazioni in territori dove l'uomo dovrebbe semplicemente immolarsi per eseguirle, sembra completamente inutile. Ed ecco che all'immaginario nipponico di Godzilla, mostro di celluloide nato dall'amplesso nucleare con il drago ancestrale, si aggiunge la nuova certezza che i robottoni (e robottini) con cui i giapponesi hanno colonizzato il mondo dell'infanzia, erano solo di cartone. Guappi di cartone, appunto.

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