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Traffico illecito di rifiuti nell'alessandrino: sgominata organizzazione

"Nel quadro di una complessa attività di indagine su un traffico illecito di rifiuti, dall'alba del giorno 8 giugno, Forestali e Carabinieri di Piemonte, Liguria e Lombardia, hanno operato arresti, perquisizioni domiciliari e locali nelle Provincie di Alessandria, Genova e Pavia presso ditte operanti nel settore della gestione delle terre e rocce da scavo", viene reso pubblico con una nota della Forestale. In molti casi tali rifiuti erano contaminati da agenti inquinanti quali idrocarburi, amianto, metalli pesanti. Il tutto veniva coperto con documenti di trasporto e certificati d'analisi falsi che servivano a dimostrare una apparentemente corretta gestione di tali rifiuti.

"Nel quadro di una complessa attività di indagine su un traffico illecito di rifiuti - divulga in una nota il Corpo Forestale dello Stato -, dall'alba del giorno 8 giugno, Forestali e Carabinieri di Piemonte, Liguria e Lombardia, hanno operato arresti, perquisizioni domiciliari e locali nelle Provincie di Alessandria, Genova e Pavia presso ditte operanti nel settore della gestione delle terre e rocce da scavo."
"Numerosi i contestuali sequestri di impianti di recupero rifiuti, siti di cava e di oltre quaranta veicoli tra camion e rimorchi. Sequestri e perquisizioni hanno avuto luogo anche presso un laboratorio di analisi chimiche sito in Novi Ligure. A seguito di lunghe e laboriose indagini congiunte del Comando Provinciale di Alessandria e dei Carabinieri del NOE di Alessandria, la Procura Distrettuale Antimafia di Torino ha disposto gli arresti domiciliari ed altre misure interdittive per diversi imprenditori che si occupano di attività di trasporto e recupero di rifiuti" prosegue il CFS.
"Il valore dei beni sequestrati ammonta a diversi milioni di euro - puntualizzano ancora le Giubbe Verdi -, tra siti di impresa e veicoli. Notificate numerose misure interdittive temporanee, volte a inibire dall'attività d'impresa i soggetti ritenuti maggiormente coinvolti nella vicenda. Le indagini sono iniziate ad Alessandria nel 2010 grazie ad un'attività congiunta tra i Forestali del Comando Provinciale di Alessandria, coordinati dal N.I.P.A.F ed i Carabinieri del NOE. Sono proseguite per alcuni anni con attività complesse di pedinamento, intercettazione, controlli mirati di cantieri e attività di smaltimento, che hanno permesso di raccogliere una significativa mole di fonti probatorie condensate in oltre mille pagine di informativa."
"L'ipotesi è che, durante questi anni, si sia concretizzato un imponente traffico illecito che ha permesso di smaltire migliaia di metri cubi di rifiuti, prevalentemente terre e rocce da scavo, provenienti per lo più dalla vicina provincia di Genova e conferite nell'alessandrino, in siti di recupero e cave in via di ripristino ambientale destinate, in futuro, all'agricoltura" si continua.
Si palesa poi: "In molti casi tali rifiuti erano contaminati da agenti inquinanti quali idrocarburi, amianto, metalli pesanti. Il tutto veniva coperto con documenti di trasporto e certificati d'analisi falsi che servivano a dimostrare una apparentemente corretta gestione di tali rifiuti. Tale traffico è stato reso possibile dalla connivenza e collaborazione di svariati soggetti imprenditoriali che hanno messo a disposizione i loro impianti di recupero di rifiuti, siti di cava, imprese di autotrasporto, nonché da alcuni loro dipendenti che hanno contribuito fattivamente nell'organizzare i conferimenti e predisporre le opportune documentazioni."
Si segnala infine: "Sono oltre ottanta gli indagati per traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere. A questi si aggiungono altri autotrasportatori che, in questi anni, si sono resi responsabili del meno grave reato di illecita gestione di rifiuti. Il valore economico di tale traffico è stato stimato dagli investigatori in due milioni di euro. Il danno erariale relativo all'omesso pagamento del tributo di discarica ammonta a circa un milione di euro. Tale gestione dei rifiuti costituisce non solo un grave danno per l'ambiente e un potenziale pericolo per la futura gestione del territorio, ma 'avvelena' anche la corretta gestione imprenditoriale potendo offrire prezzi competitivi e concorrenziali per il loro smaltimento."

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