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Rifiuti: sigilli a una discarica presso una cartiera nel cassinate

Dalle prime ore del mattino del 25 gennaio il personale del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Frosinone ha cominciato ad eseguire "un decreto di sequestro preventivo di una discarica in funzione presso una nota cartiera nel cassinate", viene fatto sapere in un comunicato del CFS.

Dalle prime ore del mattino del 25 gennaio il personale del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Frosinone ha cominciato ad eseguire "un decreto di sequestro preventivo di una discarica in funzione presso una nota cartiera nel cassinate. Il decreto è stato emesso dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta del pm della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, e riguarda una discarica costruita ed autorizzata per lo smaltimento di rifiuti provenienti dalla produzione della stessa cartiera" viene riportato in un comunicato dai Forestali.
"Le indagini - sottolinea inoltre il CFS -, condotte dal NIPAF e coordinate dai pm, hanno accertato una presunta illegittimità dell'autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Frosinone, che avrebbe consentito la messa in esercizio della discarica, pur in mancanza dei presupposti di legge. Tra l'altro, la discarica sarebbe situata a poche decine di metri da abitazioni civili ed insisterebbe su una zona non solo destinata ad uso agricolo (e non industriale) ma anche sottoposta a vincolo paesaggistico. Inoltre, la competenza all'emanazione dell'atto non sarebbe della Provincia di Frosinone bensì della Regione Lazio."
"Da qui gli organi inquirenti ipotizzano l'illecito smaltimento di ingenti quantità di rifiuti - spiegano in conclusione le Giubbe Verdi -, che non avrebbero potuto essere conferiti in discarica bensì smaltiti in altro sito, conseguendo in tal modo un notevole ritorno economico derivante dal risparmio di spesa sui costi di smaltimento attuato attraverso ditte terze. L'ipotesi di reato è stata avanzata non solo nei confronti dei responsabili della società ma anche dei consulenti che hanno redatto gli atti tecnici allegati all'istanza per ottenere l'autorizzazione, nonché dei pubblici ufficiali che, con l'emanazione del titolo abilitativo, hanno favorito ed agevolato il reato stesso."

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