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Burkini: divieto vìola libertà di credo. Consiglio di Stato boccia anche Manuel Valls

Il Consiglio di Stato francese dichiara "illegali" i provvedimenti che vietano il burkini in spiaggia perché vìolano "le libertà fondamentali di movimento, la libertà di fede religiosa e la libertà personale". La sentenza boccia di fatto anche Manuel Valls.

Vietare il burkini vìola "le libertà fondamentali di movimento, la libertà di fede religiosa e la libertà personale". A sancire un concetto che fino a poco tempo fa sarebbe stato ovvio ci ha pensato il Consiglio di Stato francese, che ha bocciato tutti quei provvedimenti che sanzionano le donne che si recano in spiaggia con il burkini o con un abbigliamento simile al costume da bagno musulmano creato dalla stilista Aheda Zanetti.

In Francia infatti erano già 30 i Comuni che avevano vietato il burkini con la scusa che violava "il buon costume" (meglio se in spiaggia le donne ci vanno mezze nude) e la "laicità dello Stato". Una sentenza che di fatto scredita il premier Manuel Valls che era arrivato a sostenere che il burkini era addirittura "incompatibile con i valori francesi". Qualcuno a questo punto probabilmente si aspetterà perlomeno delle scuse, se non le dimissioni.

Per i giudici del supremo tribunale amministrativo le ordinanze contro il burkini in spiaggia sono invece "gravemente e chiaramente illegali" perché appunto "vìolano la libertà di credo e la libertà individuale".

Una sentenza che frena, almeno per il momento, la voglia di voler rinchiudere in ambito privato la fede religiosa, ed ovviamente da quella musulmana si sarebbe presto estesa agli altri credo. Il vicesindaco di Nizza, che ha vietato il burkini, in una intervista alla britannica Radio 4 della BBC, ha infatti affermato che "la religione e lo Stato sono completamente separati. - aggiungendo - La religione è affare di tutti, ma di tutti a casa loro, di tutti in chiesa, non di tutti per strada". Ed infatti il vicesindaco di Nizza, messo alle strette dall'intervistatore, alla fine ha dovuto ammettere che il divieto riguardava anche la veste delle suore.

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