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Spagna: arrestati 14 ministri pro referendum Catalogna. Condanna dal Barca FC

"La Spagna ha superato il confine che la divideva da uno Stato autoritario" denuncia Carles Puigdemont, presidente di Generalitat de Catalunya, commentando gli arresti di 12 ministri. Condanna anche da parte del club di calcio Barcellona.

"Sulla scia degli eventi che si sono verificati nei giorni scorsi e, in particolare, oggi, per quanto riguarda l'attuale situazione politica in Catalogna, il Barcellona, rimanendo fedele al suo impegno storico nella difesa della nazione, alla democrazia, alla libertà di espressione e dell'autodeterminazione, condanna ogni atto che possa ostacolare l'esercizio libero di questi diritti" si legge in un comunicato del club blaugrana, a seguito degli arresti di 14 ministri locali da parte della Guardia Civil per il loro ruolo nell'organizzazione del referendum sull'indipendenza previsto per il 1 ottobre.

La squadra di calcio del Barcellona esprime quindi "pubblicamente il suo sostegno a tutte le persone, le entità e le istituzioni che lavorano per garantire questi diritti" assicurando che continuerà "a sostenere la volontà della maggioranza dei cittadini catalani e lo farà in modo civile, pacifico ed esemplare".
Il Barca non ha mai nascosto il proprio appoggio al nazionalismo catalano, anche negli anni del franchismo. Proprio per questo l'UEFA negli ultimi mesi ha sanzionato a ripetizione la squadra per lo spiegamento di striscioni indipendentisti al Camp Nou.

Intanto, a 10 giorni dal referendum indipendentista, bocciato dalla Corte Costituzionale di Spagna, a Barcellona la tensione è alle stelle e migliaia di persone si sono riversate in piazza.
In carcere anche Josep Maria Jové, vice di Oriol Junqueras, leader del movimento indipendentista Esquerra Republicana de Catalunya, e vicepresidente del governo.
Oltre agli arresti, sequestrate dieci milioni di schede elettorali, oltre che le liste degli elettori. "Rifiutiamo lo spirito totalitario dello Stato spagnolo. È una vergogna democratica. Siamo stati oggetti di un'azione del ministero dell'Interno per non far votare i catalani" denuncia Carles Puigdemont, presidente di Generalitat de Catalunya, il sistema amministrativo-istituzionale per il governo autonomo della comunità autonoma della Catalogna.

Puigdemont annuncia: "Il primo ottobre usciremo di casa e porteremo una scheda. - e sottolinea - Hanno vulnerato lo stato di diritto e hanno sospeso le libertà politiche. Hanno bloccato i poteri dell'autonomia. Le irruzioni, gli arresti, le intimidazioni, le violazioni del segreto postale generano una situazione inaccettabile in democrazia. Lo stato spagnolo ha di fatto sospeso l'autonomia della Catalogna. La Spagna ha superato il confine che la divideva da uno Stato autoritario".

© riproduzione riservata | online: | update: 20/09/2017

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