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Sardegna apre le porte a referendum anti-trivelle. Regioni non sono "comitatini"

Grazie alla Sardegna si raggiungono le condizioni minime, ovvero cinque Consigli regionali, previste dall'articolo 75 della Costituzione per poter presentare dinnanzi alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo per gli articoli dello 'Sblocca Italia' che autorizzano nuove trivellazioni . Dopo Basilicata, Marche, Puglia e Molise, via libera anche dal Consiglio regionale della Sardegna alla proposta di un referendum abrogativo anti-trivelle.

Grazie alla Sardegna "si raggiungono le condizioni minime, ovvero cinque Consigli regionali, previste dall'articolo 75 della Costituzione per poter presentare dinnanzi alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo per gli articoli dello Sblocca Italia che autorizzano nuove trivellazioni" sottolinea soddisfatto in una nota Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. Dopo Basilicata, Marche, Puglia e Molise, via libera infatti anche dal Consiglio regionale della Sardegna alla proposta di un referendum abrogativo anti-trivelle, cioè sulle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi nel sottosuolo o in mare.
Due le mozioni approvate dall'assemblea sarda: quella che riguarda l'articolo 38 dello Sblocca Italia e quella riferita all'articolo 35 del decreto Sviluppo.
La decisione assunta dai cinque Consigli regionali, oltre ad aprire le porte ad un referendum nazionale, lancia "un segnale politico chiaro, visto che fino ad ora il Governo non ha mai accolto le istanze del territorio di fermare le estrazioni petrolifere in mare e a terra" come sottolinea Cogliati Dezza. Matteo Renzi, infatti, nell'annunciare l'aumento delle trivellazioni in Italia aveva infatti bollato le posizioni contrarie dei cittadini come "reazioni di tre, quattro comitatini".
Legambiente invita quindi il governo a rendersi finalmente conto che "con la sua politica a favore delle fonti fossili va contro a ciò che chiedono i cittadini".
In attesa del referendum, Cogliati Dezza invita inoltre "le amministrazioni a chiedere fin da subito una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi" visto che sono stati già "diversi negli ultimi mesi i pareri positivi rilasciati dai ministeri competenti alle richieste delle compagnie petrolifere" per le trivellazioni nei mari italiani.
Nonostante Renzi parli di "raddoppio della percentuale del petrolio e del gas in Italia", Legambiente ricorda che "le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese" sottolineando che "a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio - che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane - si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine mettendo a rischio settori economici importanti come il turismo e la pesca".
L'associazione ambientalista spiega infine che i quesiti referendari dovranno essere presentati alla Corte di Cassazione entro il 30 settembre, quando il quadro delle Regioni che avranno deliberato di aderire all'iniziativa sarà completo.

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