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Risultati referendum 17 aprile: i SI battono il PD. Renzi sbaglia conta degli sconfitti

Anche se non è stato raggiunto il quorum al referendum del 17 aprile 2016 sulle concessioni alle trivelle si sono recati a votare per il SI più degli elettori che alle politiche del 2013 e alle europee del 2014 hanno scelto il PD. Matteo Renzi sembra aver quindi sbagliato la conta degli sconfitti.

"Il referendum sulle trivelle è stato un fatto di grande importanza democratica, e anche se il mancato raggiungimento del quorum lo priva di effetti giuridici, il suo significato politico è rilevante, sarebbe un errore non tenerne conto" dichiara Alfredo Cucciniello, responsabile Cittadinanzattiva della Presidenza nazionale Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), in merito all'esito della consultazione referendaria.

Si è infatti presentato alle urne per il referendum sulla durata delle concessioni alle trivelle il 32,15% degli elettori aventi diritto per un totale di 15 milioni e 806.788 persone (l'85,84% dei quali ha votato Sì pari a 13 milioni e 334.754). Per Matteo Renzi l'esito del referendum sarebbe "chiaro, superiore alle aspettative di tutti gli opinionisti" ed infatti per Enzo Di Salvatore, coordinatore nazionale del comitato "No Triv" il risultato sarebbe "straordinario", spiegando all'Ansa: "Sottraendo il 25% degli elettori che non va a votare calcolandolo sulle politiche, se si supera il 35% è un risultato straordinario, si può dire la maggioranza di quelli che vanno alle urne".

Il 35% non è stato raggiunto per poco, e forse basta a Renzi per affermare che è stato sconfitto chi ha cavalcato il referendum per scalate politiche. "Chi ha perso ha nome e cognome: sono quei consiglieri e quei pochi governatori regionali che hanno cavalcato il referendum per una conta interna al PD. Sono loro gli sconfitti" dichiara il premier-segretario. A stretto giro arriva la replica di Michele Emiliano, governatore della Puglia ed uno dei promotori della tornata referendaria che osserva invece: "Il Presidente del Consiglio non se la può cavare parlando di ragioni personali. Io non consento a nessuno, neanche a lui di trasformare una battaglia di civiltà come quella che abbiamo condotto, in una vicenda ipocrita". Emiliano osserva infine che i Sì al referendum del 17 aprile "sono più dei voti del PD alle elezioni del 2014".

Cucciniello dell'Acli sottolinea infatti: "Una parte consistente dell'elettorato ha espresso un orientamento favorevole ad un'inversione di rotta nelle politiche energetiche e nel modello di sviluppo economico e sociale; nel Paese si è finalmente parlato delle scelte energetiche, della necessità di superare le fonti fossili e di combattere i cambiamenti climatici". Ed è stata Greenpeace a ricordare che se "nel 2012 in Italia erano entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici nel primo anno dell'era Renzi sono stati appena 722" perché il suo governo è riuscito "ad ostacolare le energie rinnovabili in tutti i modi".

Ecco perché anche l'Acli evidenzia: "Fatte le debite differenze, non si può non ricordare che la base di consenso che ha conferito la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera alla coalizione vincente alle ultime politiche del 2013, è stata di poco più di 10 milioni di voti, e che l'alta percentuale del Partito Democratico, del 40%, alle europee del 2014, corrisponde a 11 milioni di voti di lista". Matteo Renzi sembra aver quindi sbagliato la conta degli sconfitti.

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