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Vita su Marte? Non senza radioattività. NASA testa reattore nucleare spaziale

La NASA ha effettuato con successo i primi test di un mini reattore atomico da inviare sulla Luna e soprattutto su Marte, per consentire ai futuri colonizzatori del Pianeta Rossi di avere energia elettrica. Dopo Chernobyl e Fukushima, stavolta un incidente nucleare sarebbe davvero "spaziale".

Un recente studio ha rivelato, nell'indifferenza di governanti e media, che dopo l'esplosione nel 2011 della centrale nucleare di Fukushima ben il 49,17% dei minori residenti nella prefettura limitrofa (come ben evidenziato in un report dell'AIPRI) hanno sviluppato cisti, noduli e tumori alla tiroide.

Mentre quindi la Terra deve ancora fare i conti con l'eredità radioattiva di Chernobyl e Fukushima, la NASA sta pensando bene portare un reattore nucleare anche sulla Luna e su Marte.
L'Agenzia spaziale americana, infatti, va oltre l'incubo nucleare di Elon Musk, che vorrebbe terraformare il Pianeta Rosso a forza di esplosioni di bombe atomiche.

Nonostante non siano stati ancora dissipati i dubbi sullo sbarco sulla Luna del 1969, prima di lasciare il posto alla Casa Bianca a Donald Trump l'ex presidente USA Barack Obama aveva comunque promesso che gli americani avrebbero messo piede su Marte entro il 2030.

Anche se dal 1979 esiste un Trattato sulla Luna che ha reso le superfici di oggetti come i pianeti giurisdizione della comunità internazionale, le principali potenze aerospaziali non l'hanno finora mai firmato e ratificato. Gli Stati Uniti, difatti, non nascondono che dopo aver colonizzato (anche culturalmente) mezzo mondo terrestre il prossimo obiettivo è di prendere possesso della Luna e soprattutto di Marte.
I colonizzatori stelle e strisce avranno quindi bisogno di energia per adattare il Pianeta Rosso alle loro esigenze.

La NASA sta quindi sperimentando un piccolo reattore nucleare "portatile" per alimentare le attrezzature dei futuri cittadini di Marte e per trasformare le risorse naturali del Pianeta Rosso in acqua, ossigeno e carburante.
I risultati dei test sono stati diffusi ieri nel corso di una conferenza stampa a Las Vegas, svelando che il reattore ribattezzato Kilopower (nome che in realtà sarebbe stato più azzeccato per un prodotto dimagrante e non ionizzante) sarebbe in grado di generare fino a 10 kw, più che sufficienti per alimentare una famiglia media negli Stati Uniti. Il reattore Kilopower ha infatti un nucleo di uranio altamente arricchito costruito dalla National Nuclear Security Administration per trasferire il calore al modulo Stirling che genererà energia elettrica.

"Un reattore nucleare spaziale ha il vantaggio di poter generare energia indipendentemente da quella solare e funzionare in ambienti estremamente difficili, come la superficie marziana dove c'è molta meno luce rispetto alla Terra e alla Luna, le temperature notturne sono bassissime e le tempeste di sabbia che avvolgono in alcuni casi l'intero pianeta possono durare anche mesi" spiega il responsabile del progetto Patrick McClure.

La NASA appare quindi entusiasta di Kilopower, i cui test completi verranno effettuati nel deserto del Nevada entro la fine di marzo 2018.
Nessuna preoccupazione invece per le eventuali catastrofiche conseguenze di un incidente nucleare, che sarebbe a buon diritto classificato come spaziale.

© riproduzione riservata | online: | update: 19/01/2018

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