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Barletta: rubato crocifisso rimasto appesso durante crollo 3 ottobre

E' stato rubato il crocifisso appartenente alla donna incinta estratta viva dalle macerie della palazzina crollata a Barletta il 3 ottobre scorso. Con l'immagine della Madonna dello Sterpeto era rimasto appeso all'unica parete non franata.

"Una gravissima e deprecabile azione di sciacallaggio". Forse è questo il commento, espresso dal sindaco di Barletta Nicola Maffei, che riassume più di ogni altra parola il furto del crocifisso di terracotta rubato all'interno della galleria del teatro Curci, che faceva parte della mostra allestita per ricordare la tragedia avvenuta il 3 ottobre scorso a Barletta, dove sono morte 4 operaie di un opificio e una bambina di 14 anni a causa del crollo di una palazzina, che "ospitava" una maglieria. Una tragedia che si poteva evitare, e che ha risparmiato una donna incinta estratta miracolosamente viva dalle macerie. Quel crocifisso era il suo, come è suo il quadretto che raffigura la Madonna dello Sterpeto, patrona della città, e un altro crocifisso, tutti e tre rimasti appesi all'unica parete rimasta in piedi dopo il crollo. Il crocifisso rubato appartiene alla famiglia Lanotte-Antonucci, ed Emanuele Lanotte spiega che per la moglie, al quinto mese di gravidanza, "era stato un grande gesto di amore farlo esporre al pubblico, nella mostra", sottolineando: "E' molto credente, per lei era come un gesto di riconoscimento ma ora è molto alterata per quanto accaduto e nello stato in cui è non le fa bene". Emanuele Lanotte si appella ai ladri: "Per noi è molto importante, è l'unico pezzo di passato che ci resta, è il nostro legame con la nostra casa, è tutto quello che ci resta, ridatecelo". Anche il sindaco di Barletta invita "chi sa" a parlare. "Sarebbe un modo - spiega il primo cittadino - di restituire una legittima serenità alla famiglia già duramente colpita dallo shock dell'evento subito e dalla perdita della propria abitazione". "Facciamo nostro l'appello del sindaco Maffei rivolto a coloro che hanno asportato quel crocifisso" afferma anche il vescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, mons. Giovan Battista Pichierri, "affinché lo si riconsegni alla legittima proprietaria, in qualsiasi modo, anche alla polizia municipale o a qualsiasi autorità o forma anonima, restituendo così una legittima serenità alla famiglia Lanotte-Antonucci già duramente colpita". Il prelato ricorda infatti che questo "trafugamento rappresenta un gesto di crudeltà nei confronti della famiglia Lanotte-Antonucci che in quel crocifisso, come nell'icona della Madonna, vedono una presenza misteriosa e rassicurante, nonché un segno di speranza per sè e per tutti coloro che hanno vissuto la terribile esperienza del 3 ottobre".

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