le notizie che fanno testo, dal 2010

USA, Cleveland: nella casa degli orrori forse una quarta donna

Dopo la liberazione delle tre donne, e di una bambina di 6 anni, altri inquietanti particolari cominciano ad emergere dalle indagini. Sembra infatti che nella "casa degli orrori" di Cleveland, ci siano stati almeno 5 aborti, e scoppiano le polemiche sulla polizia che avrebbe sottovalutato alcune segnalazioni dei vicini di casa dell'aguzzino Ariel Castro.

Dopo la liberazione delle tre donne rimaste segregate per 10 anni in quella che ormai viene ribattezzata la "casa degli orrori" di Cleveland (Ohio, USA), altri inquietanti particolari cominciano ad emergere dalle indagini. Nelle mani dei loro aguzzini, Ariel Castro (un ex autista di scuola bus che oggi ha 52 anni) e i suoi due fratelli Pedro e Onil (54 e 50 anni), potrebbe infatti essere finita anche un'altra donna, oltre a Michelle Knight, vittima di rapimento nel 2002 quando aveva circa 20 anni, Amanda Berry, scomparsa nel 2003 quando aveva 17 anni e Gina DeJesus, rapita a 14 anni nel 2004 mentre tornava a casa da scuola. Proprio Michelle Knight, la donna che ha passato più tempo nella casa degli orrori di Cleveland, avrebbe raccontato che al suo arrivo c'era un'altra ragazza. Michelle Knight spiegherebbe inoltre di non poter dire con certezza quante ragazze siano passate per quella casa, visto che normalmente erano segregate in locali separati, chiusi a chiave.

Dai racconti, emergerebbe inoltre che nella casa degli orrori ci sarebbero stati cinque aborti, forse per la malnutrizione ma forse anche a causa dei maltrattamenti che subivano le donne dai loro aguzzini. Nella casa di Cleveland, oltre alle due donne, è stata liberata anche una bambina di 6 anni, che dovrebbe essere la figlia di Amanda Berry. Le tre donne erano tenute in casa spesso legate con funi e catene, e solo raramente le era permesso uscire fuori nel cortile. In queste ultime ore a Cleveland è scoppiata la polemica, con alcuni vicini di casa che raccontano come negli anni passati avessero segnalato alla polizia episodi strani che avvenivano nella casa di Ariel Castro, ma nessuna indagine fu mai aperta.

Elsie Cintron, che vive tre case di distanza da quella di Ariel Castro, ha raccontato che sua figlia diversi anni fa aveva visto una donna nuda che strisciava nel cortile della casa, e che per questo aveva chiamato la polizia, aggiungendo: "Ma non hanno preso sul serio la vicenda". Un altro vicino, Israel Lugo, spiega invece di aver sentito battere su alcune delle porte della casa degli orrori nel novembre 2011, spiegando però che la polizia, giunta sul posto, si è limitata a bussare all'appartamento, non ottenendo alcuna risposta, ed ha semplicemente fatto un giro intorno al cortile.

Il capo della polizia di Cleveland Michael McGrath si dice "assolutamente" sicuro che la polizia ha invece fatto di tutto per trovare le tre donne nel corso degli anni. Rimane il fatto però che 4 anni fa, in un'altra parte della città, la polizia è stata pesantemente criticata in seguito alla scoperta di 11 corpi di donne rinvenuti nella casa e nel cortile di Anthony Sowell, in seguito condannato per omicidio e a morte. Le famiglie delle vittime di Sowell accusano da sempre la polizia di non aver fatto abbastanza, soprattutto per il fatto che la maggioranza delle donne scomparse venivano da ambienti disagiati, spesso dipendenti da droghe. Sembra che dalla casa di Anthony Sowell si espandessero odori nauseabondi, ma fino al ritrovamento dei cadaveri veniva giustificato dal fatto che accanto all'abitazione c'era una fabbrica di salsicce.

Ariel Castro è stato arrestato nel 1993 con l'accusa di violenza domestica, trascorrendo tre giorni in prigione prima di essere rilasciato su cauzione. Nel 2000 l'uomo partecipò ad una rissa in strada, mentre nel 2004 la polizia bussò alla porta della sua casa dopo che l'ex autista aveva lasciato un bambino da solo sullo scuolabus. Il caso, allora, fu considerato un incidente involontario. Ariel Castro era anche molto attivo nelle ricerche delle ragazze scomparse, poiché tutte abitavano nella periferia occidentale di Cleveland, poco distante dalla casa degli orrori. Alcuni testimoni avevano anche visto Ariel Castro nel parco giochi del quartiere con la bambina liberata, ma l'uomo ha sempre giustificato la sua presenza spiegando che era la figlia di una sua fidanzata. Castro suonava la chitarra in una banda di salsa e merengue, e tra i componenti per un po' c'era stato anche lo zio di Gina DeJesus, che era persino stato nella casa degli orrori, senza però mai notare nulla di strano. Il figlio di Ariel Castro, Antonio Castro, ha raccontato in un'intervista al quotidiano Daily Mail che nella sua ultima visita, due settimane fa, il padre non l'aveva fatto entrare, spiegando: "La casa era sempre chiusa a chiave. C'erano posti in cui non si poteva entrare. C'erano serrature chiuse nel seminterrato, nel sottotetto e nel garage".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: