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Franco Lamolinara: ostaggio in Nigeria ucciso. Italia ignorava blitz

Franco Lamolinara, ingegnere italiano ostaggio in Nigeria, ucciso con il collega Cristopher McManus dopo un blitz, di cui l'Italia era all'oscuro. Ad informare il premier Mario Monti il primo ministro inglese David Cameron. Massimo D'Alema presidente del Copasir promette "piena luce sulla vicenda".

Franco Lamolinara, insieme al suo collega britannico Cristopher McManus, era stato rapito in Nigeria nella notte tra 12 e il 13 maggio del 2011, mentre si trovavano nel loro appartamento a Birnin Kebbi. Franco Lamolinara e Cristopher McManus lavoravano come ingegneri per una società di costruzioni impegnata ad erigere un edificio della Banca centrale, nella città appunto di Birnin Kebbi. Nel maggio del 2011 il rapimento da parte di un commando armato ma solo alcuni mesi dopo viene diffuso un video di "rivendicazione" (http://www.youtube.com/watch?v=s10HKdh0Bwc) dall'agenzia stampa France presse di Abidjan, dove i due dicono di essere stati rapiti da al Qaida. Da allora poche o nessuna notizia in merito alla sorte di Franco Lamolinara e Cristopher McManus, fino alla tragica notizia di ieri sera, quando il primo ministro britannico David Cameron informa, attraverso una telefonata, il premier Mario Monti che i due ingegneri sono stati uccisi. L'uccisione di Franco Lamolinara e Cristopher McManus sarebbe avvenuta, secondo il racconto di Cameron, per mano dei rapitori ma a seguito di un bliz delle forze nigeriane che hanno avuto il sostegno operativo di quelle britanniche. Una nota di Palazzo Chigi riferisce che "le autorità italiane avevano seguito la vicenda in stretto collegamento con quelle britanniche" ma che "nelle ultime ore si è verificata un'accelerazione imprevista e, nel timore di un imminente pericolo di vita per gli ostaggi, l'operazione è stata avviata autonomamente dalle autorità nigeriane con il sostegno britannico, informandone le autorità italiane solo a operazione avviata".
Il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, specifica quindi che "occorrerà chiarire con rigore le circostanze che hanno portato le autorità britanniche a decidere l'operazione militare senza preventivamente informare le autorità italiane, ancorché fosse coinvolto un nostro connazionale" promettendo che "il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, nell'ambito delle proprie competenze, si adopererà affinché sia fatta piena luce sulla vicenda".
Fatto sta che il non aver informato il governo italiano del blitz condotto dalle forze della Nigeria previo sostegno di quelle britanniche sembra far comprendere quanto l'Italia conti poco a livello internazionale, nonostante la venuta dei "tecnici" così stimati in Europa.
A Gattinara, nel Vercellese, cittadina d'origine di Franco Lamolinara, l'intera comunità è a lutto e si stringe attorno ai famigliari dell'ingegnere, mentre il Capo dello Stato Giorgio Napolitano invia un messaggio di cordoglio alla moglie di Lamolinara che "apparteneva alla schiera degli italiani che fanno onore al nostro Paese, portando in tutto il mondo il meglio dell'operosa creatività ingegnieristica".
Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha invece chiesto al Presidente della Nigeria Jonathan di avere al più presto una ricostruzione dettagliata delle circostanze che hanno portato all'uccisione degli ostaggi Franco Lamolinara e Christopher McManus.
Franco Lamolinara non era certo l'unico italiano ad essere ostaggio di rapitori in Africa. Nelle mani di rapitori c'è Rossella Urru (http://is.gd/P5C8Pz), originaria di Samugheo (Oristano) e rapita il 23 ottobre scorso in Algeria, insieme ad altri due cooperanti spagnoli. Solo qualche giorno fa la notizia, poi risultata falsa, della sua liberazione.
Prima di Rossella Urru ad essere stata rapita un'altra donna, Maria Sandra Mariani 53enne di Firenze, sempre in Algeria, sequestrata il 2 febbraio scorso mentre si trovava in viaggio turistico nel Sahara. In un video (http://www.youtube.com/watch?v=fSxi5XgKyIc) diffuso dalla tv al-Arabiya, dice di essere stata rapita da un gruppo di al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi).
Infine, lo skipper Bruno Pellizzari, rapito dai pirati somali il 10 ottobre 2010 con la compagna sudafricana Deborah Calitz, mentre lavorava su uno yatch a largo della costa della Tanzania, anche se l'uomo pare non rietrare ufficialmente nell'elenco dei connazionali sequestrati, perché avendo la doppia cittadinanza (italiana e sudafricana) il suo caso è seguito dalle autorità del paese africano.
In mano a rapitori anche Giovanni Lo Porto, 38 anni siciliano, che lavora per una Ong tedesca e rapito in Pakistan il 19 gennaio scorso.
Dal 21 aprile, infine, sono in ostaggio i membri dell'equipaggio, di cui 6 italiani, della nave Enrico Ievoli, vittime di un attacco dei pirati somali avvenuto al largo delle coste dell'Oman.

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