le notizie che fanno testo, dal 2010

TAC: utile solo nel 56% dei casi. Pazienti troppo a rischio radiazioni

A fine settembre il Ministero della Salute ha approvato, tra mille polemiche, il decreto sull'appropriatezza prescrittiva. Ma i test superflui spesso non sono solo un costo per la sanità pubblica ma anche per la salute del paziente. Solo il 56% degli esami radiologici (TAC e risonanza magnetica) eseguiti in Italia risulta pienamente appropriato e eccesso di questi esami può portare al paziente un elevato rischio da radiazioni ionizzanti. WONCA Italia ha quindi inviato una risoluzione al Ministero della Salute.

A fine settembre il Ministero della Salute ha approvato, tra mille polemiche, il decreto sull'appropriatezza prescrittiva che ha l'obiettivo di ridimensionare il fenomeno della cosiddetta medicina difensiva, applicata dai medici spesso per evitare denunce ma che porta a prescrivere test superflui rispetto alla reale condizione di salute del paziente. Ed i test superflui spesso non sono solo un costo per la sanità pubblica ma anche per la salute del paziente. Solo il 56% degli esami radiologici eseguiti in Italia risulta pienamente appropriato, denuncia infatti il Coordinamento delle Società Scientifiche aderenti al WONCA (l'organizzazione internazionale dei medici di famiglia), rivelando inoltre come il nostro sia tra Paesi più forniti di impianti TC o TAC (tomografia computerizzata) e RM (risonanza magnetica). Per fare un esempio su tutti, basti pensare che soltanto la Regione Puglia ha lo stesso numero di impianti di tutta l'Inghilterra, precisa il WONCA. Un eccesso di esami radiologici infatti può portare al paziente un elevato rischio da radiazioni ionizzanti.

"Ci sottoponiamo senza alcuna preoccupazione, abitualmente, a una Tac toracica o addominale, senza sapere che le radiazioni assorbite, per un singolo esame, sono maggiori di quelle che potremmo ricevere soggiornando, in questo periodo, una settimana a Fukushima" avvertiva nell'agosto 2011 il professor Richard Wilson emerito professore di Fisica all'Università di Harvard, quindi a pochi mesi dall'esplosione delle centrali nucleari della Tepco in Giappone.

Per questo motivo, il Coordinamento delle Società Scientifiche aderenti al WONCA ha chiesto alle società scientifiche della radiologia e al Ministero della Salute di collaborare in vista dell'applicazione della direttiva Euratom del dicembre 2013 che dovrà essere applicata nel nostro Paese entro la fine di quest'anno. La direttiva infatti per la parte che riguarda la giustificazione delle procedure che comportano l'erogazione di radiazioni ionizzanti, sottolinea la comune responsabilità dei medici che prescrivono gli esami e dei medici e operatori della radiologia che li eseguono.

WONCA Italia ha quindi approvato una risoluzione riguardante l'appropriatezza e l'applicazione del principio di giustificazione sulla quale intende sensibilizzare i medici italiani, e i medici di famiglia in particolare, a tenere nella giusta considerazione il rapporto tra rischi e benefici ogni volta che si prescrive una procedura diagnostica o interventistica che comporti il rischio da radiazioni ionizzanti. Nella risoluzione inviata anche a Beatrice Lorenzin si avverte infatti che "negli anni recenti l'esposizione dei pazienti alle radiazioni ionizzanti per esami diagnostici è cresciuta enormemente" e spiegano: "I dati della letteratura evidenziano nei paesi industrializzati un incremento annuale del numero di TC (TAC, ndr) effettuate nell'ultima decade. - aggiungendo - L'alta dose di radiazioni associate a ogni esame tomografico è responsabile di oltre il 70% della dose complessiva di radiazioni derivanti dalle indagini diagnostiche".

WONCA Italia precisa inoltre: "Le radiazioni mediche infatti possono produrre nel paziente effetti stocastici, causando alcune malattie, in particolare: tumori, leucemia e modificazioni genetiche. Il rischio di insorgenza di effetti nocivi aumenta con l'aumento della dose di esposizione, ma il loro grado di gravità è indipendente dalla dose assorbita". "Per questo motivo è importante, - si prosegue - sia per il singolo paziente che per tutta la popolazione, evitare l'esposizione a radiazioni per esami o procedure interventistiche che non soddisfino pienamente il principio di giustificazione, in particolare in età pediatrica". In un recente studio pubblicato su The Lancet si afferma per esempio che sottoporre i bambini ad una Tac prima dei 15 anni potrebbe triplicare la possibilità di sviluppare in futuro un tumore al cervello o la leucemia.

L'organizzazione ricorda quindi: "Non sono stati fissati dalle autorità internazionali limiti di dose per i pazienti sottoposti a esami diagnostici e trattamenti medici, ma è stato definito il principio di 'giustificazione', che ritroviamo nei più recenti documenti ufficiali, nell'International Basic Safety Standard (BSS) del 2014 e nella Direttiva Euratom del 5 dicembre 2013 in cui si afferma: 'Le esposizioni mediche devono mostrare di produrre un netto beneficio, confrontando i potenziali vantaggi diagnostici o terapeutici che essa produce, inclusi i benefici diretti per la salute di un individuo e i benefici per la società, con il danno alla persona che l'esposizione potrebbe causare, tenendo in considerazione l'efficacia, i benefici e i rischi di tecniche alternative disponibili che hanno lo stesso obiettivo ma che non comportano esposizione alle radiazioni ionizzanti o determinano una minore esposizione'."

WONCA Italia evidenzia quindi: "E' stato calcolato che ben 20 milioni di TC negli adulti e più di un milione nei bambini sarebbero inutilmente eseguite ogni anno negli Stati Uniti e diversi studi mostrano che dal 20 al 50% degli esami di imaging sono da considerare inappropriati. Anche in Italia le percentuali di inappropriatezza sono simili: secondo i dati forniti nel 2015 al XIV congresso del Sindacato Nazionale dei Radiologi, solo il 56% degli esami eseguiti risulta pienamente appropriato e siamo tra i Paesi più forniti di impianti TC e RM. - sottolineando - Per quanto riguarda la consapevolezza dei rischi da radiazioni, uno studio condotto in Michigan ha dimostrato che, anche se i pazienti sono consapevoli che la TC è una sorgente di radiazioni, la maggior parte dei soggetti intervistati non era a conoscenza della quantità di dose associata alla procedura né dei rischi connessi".

Per questo motivo WONCA Italia ribadisce che i medici di famiglia e i pediatri di famiglia possono migliorare l'uso approriato dell'imaging diagnostico informando correttamente il paziente dei rischi che corre nel sottoporsi a procedure radiologiche. Inoltre, l'organizzazione chiede che che venga inclusa la dose somministrata in ogni referto di esami radiologici o di procedure interventistiche, nonché nelle lettere di dimissione dagli ospedali, che dovranno indicare la dose complessiva di radiazioni ionizzanti somministrate durante il ricovero. I dati relativi agli esami e alle procedure interventistiche eseguite da ogni paziente dovrebbero poi essere inseriti anche nel Patient's File dei sistemi informatici centralizzati, dove essi sono disponibili, e nei database in uso ai medici di famiglia. "Soltanto una forte collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti e con le istituzioni preposte può favorire la corretta applicazione del principio di giustificazione e l'appropriatezza, a tutto vantaggio dei pazienti" osserva infatti in conclusione WONCA Italia. Si attende quindi una risposta dal Ministero della Salute.

Anche l'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti) mette in guardia dall'abuso dei "raggi", con il suo Presidente Prof. Paolo Scampa che spiega: "Benché tutti gli istituti di radioprotezione riconoscano l'esito fatale che può scaturire dal assorbimento delle radiazioni ionizzanti a seguito di prestazioni mediche non vi né nessuna unanimità internazionale in quanto al livello del rischio intercorso. Ogni istituto propone il proprio tasso di rischio con una differenza di ben 12 volte tra quello più severo e quello meno severo. Se prendiamo per esempio in esame una Tac Total Body che induce una dose di 31 mSv (3,1 Rem) il rischio individuale di tumore mortale è considerato del 1,86% secondo la MSK (Mancuso, Stewart e Kneale) e vi sarà pertanto a termine 1 caso fatale ogni 54 persone che si sono sottoposte a una Tac Total body; del 0,54% secondo la RERF (Fondazione americano-giapponese post Hiroshima) -1 caso fatale ogni 185 Tac Total body), del 0,31% secondo la NRPB (Agenzia nazionale di radioprotezione del Regno-Unito) -1 caso fatale ogni 323 Tac Total body-, del 0,248% secondo la BEIR V (Comitato dell'accademia delle scienze degli Stati-Uniti) -1 caso fatale ogni 403 Tac Total body- e del 0,171% secondo l'ICRP Commissione Internazionale di Protezione Radiologica -1 caso fatale ogni 587 Tac Total body-)".

Il Prof. Scampa mostra il risvolto "radiologico" della medaglia con un 'semplice' calcolo: "Per 10 milioni di tac Total body bisogna pertanto aspettare 186 mila tumori mortali indotti secondo la MSK [0,031 Sv * 60% F. Rischio * 1,00E7 popolazione = 186 mila], 53,9 mila secondo la RERF [0,031 Sv * 17,4% * 1,00E7 = 53,9 mila], 31 mila secondo la NRPB [0,031 Sv * 10% * 1,00E7 = 31 mila], 24,8 mila secondo la BEIR V [0,031 Sv * 8% * 1,00E7 = 24,8 mila], 17,1 mila secondo la ICRP. [0,031 Sv * 5,5% * 1,00E7 = 17,1 mila]".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: