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Aurasma e le allucinazioni pubblicitarie della realtà aumentata

Aurasma ha un nome simile ad una patologia, e c'è già chi ne sta facendo una "malattia". Un terzo occhio "elettronico" che tramuta manifesti, pagine di giornale, loghi, monumenti in effetti speciali "pubblicitari". Come se "Fino alla fine del mondo" di Wim Wenders fosse stato scritto da Philip K. Dick.

Aurasma è un nome che da qualche giorno sta rimbombando su tutta internet. Aurasma è una sorta di "piattaforma tecnologica" e di contenuti che, attraverso i dispositivi "mobili" alla moda, tra cui iPhone e iPad (e Android), riesce a portare l'esperienza di "realtà aumentata" alle masse (o almeno questa è la speranza degli sviluppatori). Senza entrare in tecnicismi, la "realtà aumentata" sarebbe semplicemente "il mondo" visto attraverso uno schermo (quello di un tablet, ad esempio) con la conseguente sovrapposizione di "effetti speciali" ed "informazioni aggiuntive" che dovrebbero "aumentare" e quindi "arricchire" la realtà circostante. Possiamo dire che un primo esempio di realtà aumentata ante litteram sia la mitica scena di Terminator con Arnold Schwarzenegger dove apparivano, nell'occhio del cyborg T-800, dati e menu contestuali all'ambiente circostante (youtube.com/watch?v=Dn9c_xEIBR8). Un presupposto essenziale della realtà aumentata è infatti quello che "l'arricchimento" contenutistico sia "contestualizzato" e questa sarebbe la forza della nuova piattaforma. Non a caso Aurasma è la prima "piattaforma" che può contare su partner prestigiosi (ed ecco il perché della grancassa sul web), per sfruttare questa novità della "realtà aumentata", soprattutto per fini pubblicitari e di infotainment. Partner come Ogilvy, Financial Times, Pearson, Metro, Conde Nast, McCann, BBC, Wired, Mediacom, Super 8, eccetera eccetera, non possono che investire sull'utente che punta il suo tablet sulle riviste, sui palazzi, sui manifesti, sui monumenti per vedere apparire "dal nulla" l'advertising giusto e "aumentato". Un esempio di che cosa possa "sovrapporre alla realtà" la piattaforma Aurasma è visibile in un filmato sull'home page del sito ufficiale (aurasma.com). Certo è che questo "terzo occhio" pubblicitario, oltre ad avere un nome molto vicino ad alcune patologie (ormai i pubblicitari, creativamente, sembrano alla canna del gas da parecchi anni), sta per diventare una vera e propria "malattia" per i maniaci della tecnologia di consumo. Se la realtà diventa una "televisione", il gioco è fatto. E "Fino alla fine del mondo" di Wim Wenders diventerà sempre più l'incubo paranoide del Philip Dick di Ubik. Il pubblico per ora risponde alla novità con entusiasmo tanto che Aurasma in persona dichiara di avere più di un milione di utenti attivi, incoronandosi "The World's Leading Augmented Reality Platform". Già si specula su un futuro dell'advertising "en plein air", con le "allucinazioni 2.0" che saranno meramente "forme pubblicitarie" assolutamente legali e incoraggiate dal sistema (operativo). Suggeriamo una applicazione ad Aurasma: se con il tablet si inquadrano le nuvole, la piattafoma, grazie ad un semplice algoritmo, trasformerà la nuvola inquadrata in un prodotto commerciale "somigliante" in archivio. Ovviamente anche qui ci sarà il pericolo hacker, e magari le nuvole, in un prossimo futuro, si trasformeranno in tante maschere di Anonymous.

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