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Processo breve slitta al 5 aprile. Bagarre alla Camera

La tensione era cominciata a salire mercoledì, dopo le parole di Ignazio La Russa, ed è esplosa ieri, quando la maggioranza è andata sotto alla Camera e il dibattimento sul processo breve è slittato al 5 aprile, ma come ultimo punto dell'ordine del giorno.

"Doveva stare zitto. Così si fa il gioco delle opposizioni. Un episodio così sarebbe meglio non ci fosse stato perché non bisogna perdere tempo ma accelerare" affermava il Senatur Umberto Bossi commentando la bagarre che si era scatenata in Aula mercoledì dopo l'intervento di Ignazio La Russa e il "Vaffa" partito dal Ministro della Difesa verso Gianfranco Fini, Presidente della Camera. E forse il Ministro per il Federalismo aveva ragione, visto che la forzatura di cambiare l'ordine del giorno per affrontare subito il dibattito sul processo breve, che se approvato rischia di accorciare i tempi di prescrizione anche del processo Mills che vede come imputato Silvio Berlusconi, è stata resa vana. Tutto è iniziato ieri quando la maggioranza è stata battuta nelle votazioni che hanno portato alla bocciatura del verbale di mercoledì (il PD aveva contestato l'omissione del "Vaffa" di La Russa) mentre poi c'è stato il rinvio dell'esame del testo del processo breve al prossimo 5 aprile, ma come ultimo punto dell'ordine del giorno. La maggioranza aveva quindi cercato di "accelerare" i tempi, sperando di discuterne entro questa settimana, e invece si è ritrovata a doverne dibattere la prossima dopo il voto sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul caso Ruby, una legge sugli interventi per i piccoli comuni e la cosiddetta "legge comunitaria". Il voto per il verbale ha scatenato un nuovo putiferio in Aula. La maggioranza, infatti, è andata sotto (il voto è finito in parità) perché assenti molti deputati del centrodestra. C'è stata la corsa dei ministri, che hanno interrotto anche un Cdm pur di affrettarsi a dare il loro voto, ma che non sono riusciti ad arrivare in tempo e se la sono quindi presa con Gianfranco Fini, tacciandolo di non essere "imparziale". "Ha fatto finta di non vedere i quattro ministri che stavano votando, non consentendo loro di terminare la procedura del voto" afferma il capogruppo della Lega Nord Marco Reguzzoni. Il Guardasigilli Alfano, irato perché non è riuscito a votare, ha persino lanciato la sua tessera verso i banchi dell'opposizione, cadendo proprio nelle mani di Antonio Di Pietro, mentre tra fischi, urla e scene non degne di un Parlamento, un giornale finisce per colpire in testa Gianfranco Fini. Fatto ancor più vergognoso è che Ileana Argentin, deputata del PD e disabile, sembra essere stata pesantemente insultata da qualcuno seduto tra i banchi del Carroccio, come denuncia, dopo anche che Osvaldo Napoli (Pdl), sostenuto anche dal leghista Massimo Polledri, avrebbe persino intimato al suo assistente di non applaudire dopo un intervento. Ileana Argentin spiegando poi all'Aula: "Voi sapete che non posso applaudire e che per farlo mi servono le mani di qualcun altro". Polledri e Napoli in seguito hanno chiesto scusa alla Argentin.

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