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Scattone: non sapevo fosse liceo Marta Russo ma io insegnante precario

L'omicidio di Marta Russo torna ad occupare le pagine di cronaca, dopo la notizia che Giovanni Scattone insegna al Cavour di Roma, il liceo della ragazza uccisa da un colpo di pistola. L'uomo precisa: pronto a cambiare scuola, ma io sono un insegnante precario.

In questi ultimi giorni l'omicidio di Marta Russo, la giovane studentessa uccisa nel 1997 mentre passeggiava, con una amica, all'interno della Città universitaria di Roma, è tornato alla ribalta. Non in merito al caso giudiziario, ormai chiuso, ma sul fatto che Giovanni Scattone, condannato per l'omicidio, colposo, di Marta Russo, è andato ad insegnare nel liceo Cavour della Capitale, frequentato dalla ragazza prima di iscriversi all'Università. Non una scelta volontaria, ma una assegnazione dal Provveditorato, visto che Giovanni Scattone è un insegnante precario di Storia e Filosofia, ormai da 7 anni. Scontata la pena per il delitto di Marta Russo (condannato a 5 anni e 4 mesi), non essendo stato interdetto dai pubblici uffici (come da sentenza della Cassazione), Scattone è tornato a fare l'insegnante. Prima di quel colpo di pistola, che ha stroncato la vita di Marta Russo, l'uomo era infatti assistente universitario. Intervistato dal corriere.it (http://is.gd/PksDGh), Giovanni Scattone ricorda prima di tutto di essersi "sempre dichiarato innocente", per poi precisare che lui fa solo "supplenze" e va dove lo chiamano. Le polemiche però non sono cessate. La madre di Marta Russo, comprensibilmente sconvolta, spiega: "Capisco che si debba guadagnare il pane ma dovrebbe fare un altro mestiere. Dopo un delitto così atroce, lui non può essere un educatore di giovani; proprio lui non può insegnare filosofia - e aggiunge - E' un fantasma che ci perseguita, e anche in questo caso, la sua presenza nell'ex scuola di Marta rappresenta uno strano destino. Purtroppo però non possiamo fare nulla". "Pur partecipando al dolore della famiglia di Marta Russo, e condividendo la perplessità dell'opinione pubblica - precisa Tecla Sannino, la preside del Cavour - in qualità di dirigente scolastico e in qualità di rappresentante legale dell'istituto, sono tenuta a rispettare la sentenza della Cassazione e le normative vigenti che prevedono nomine di docenti supplenti secondo le graduatorie provinciali, curate dall'Ufficio ambito territoriale". Gli insegnanti, come sembra anche gli alunni, appaiono divisi. Da ciò che riportano i maggiori quotidiani, gli studenti sembrano soddisfatti dell'insegnamento di Scattone, mentre il corpo docente lascia in particolare trapelare il fatto di essere vicino al dolore della famiglia. Daniela D'Aloisi, rappresentante dei genitori nel Consiglio d'Istituto, anticipa che si sta preparando però "un documento" dove verrà chiarita la posizione delle famiglie in merito a questa vicenda, "basata fondamentalmente su due punti". "Se da una parte, infatti, deve prevalere il rispetto delle regole, della legge e del nostro Stato di diritto, in base al quale un cittadino che ha scontato la pena e non è interdetto dai pubblici uffici deve poter essere trattato come tutti gli altri - spiega la D'Aloisi - dall'altra si pone una questione di 'opportunità', di delicatezza, sensibilità personale, chiamiamola così, che dovrebbe scoraggiare situazioni come quella che si è venuta a creare in questa scuola". Anche l'Associazione Nazionale Presidi e Alte Professionalità della Scuola (Anp) sottolinea che la questione è soprattutto "morale". "Mi rendo conto che il suo incarico è giuridicamente ineccepibile - continua l'Anp - magari potrebbe lasciare l'istituto per cercare supplenza in un'altra scuola. Il suo dovrebbe essere un atto di coscienza". Giovanni Scattone chiarisce quindi, attraverso la moglie ("insegnante anche lei precaria"), prima di tutto che "senza questo lavoro non potremmo pagare il risarcimento" per poi spiegare che al Cavour fa solo una "una supplenza di 9 ore" e che se avesse "trovato una cattedra completa di 18 ore non avrei esitato a scegliere quella" (Ansa http://is.gd/DlJw6W). Scattone sottolinea però: "Al momento della scelta non sapevo fosse la stessa scuola di Marta Russo", mentre la moglie aggiunge: "Per anni mio marito è stato contattato dal liceo Cavour per alcune supplenze. Chiaramente anche loro sapevano chi era". Giovanni Scattone infine precisa: "Il liceo Cavour non l'ho scelto io ma è stata praticamente una scelta obbligata, era l'unico disponibile al momento della scelta della sede di insegnamento. E non sapevo fosse quello di Marta Russo - aggiungendo - Sarei pronto a cambiare scuola, ma solo se il Provveditorato lo ritenesse opportuno. Sono un insegnante precario e non posso permettermi di stare senza lavoro". "Lo sapevano tutti, genitori compresi, che insegno in quella scuola - conclude Scattone sempre tramite la moglie - se mi cambiano sede sono disposto a lasciare la scuola, ma il mio stipendio è l'unica entrata che abbiamo in casa e non possiamo permetterci di restare senza".

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