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Precari: occhio alla trappola dei 60 giorni DDL Lavoro

Il "collegato lavoro" mette una nuova trappola nel mondo del lavoro. Ovviamente la "tagliola che si abbatterà presto sui più deboli" come ricorda il segretario confederale della CGIL Fulvio Fammoni è messa davanti ai piedi dei precari. Che pagano tutto, per tutti.

Il segretario confederale della CGIL Fulvio Fammoni, è molto preoccupato per la condizione in cui versano i precari alla luce del nuovo "collegato lavoro", il DDL lavoro recentemente approvato.
"Da una attenta lettura del 'collegato lavoro' emerge quella che è una vera e propria tagliola che si abbatterà presto sui più deboli. Dall'entrata in vigore della legge i lavoratori con i contratti di lavoro pecari scaduti avranno 60 giorni di tempo per avvalersi della possibilità di ricorso. Ma nel vuoto informativo che accompagna questa legge i precari non saranno in grado di conoscere in tempo l'esistenza di questa nuova norma", dichiara Fammoni in una nota sottolineando che il DDL lavoro contiene "ulteriori gravissimi danni per i più deboli oltre quelli già denunciati".
Difatti il termine dei 60 giorni entro i quali fare ricorso, chiarisce Frammoni "oggi esiste solo per i licenziamenti dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, mentre per i contratti a termine scaduti non era previsto. E' evidente che un lavoratore temporaneo attenda, ad esempio, di vedere se il contratto sarà reiterato prima di impegnarsi in una causa".
La CGIL quindi chiede al governo di "chiarire ufficialmente e di correggere immediatamente la legge. Altrimenti si produrrà una evidente macelleria sociale dei diritti di persone già in difficoltà" e che "la CGIL non si limiterà alla denuncia e all'informazione e farà ogni atto possibile a tutelare le tantissime persone a rischio".

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