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Precari in piazza: è il lavoro a compiere la vocazione di uomo

In piazza il 9 aprile tanti precari, uomini e donne che fanno fatica a realizzare la loro vita, nonostante la nostra Repubblica dovrebbe essere "fondata sul lavoro", perché la società gli offre solo un lavoro precario. Ma è il lavoro "accompagna l'uomo al compimento della sua vocazione di uomo", come spiega la CEI.

In piazza il 9 aprile tanti precari, uomini e donne che fanno fatica a realizzare la loro vita, nonostante la nostra Repubblica dovrebbe essere "fondata sul lavoro", perché la società gli offre, se fortunati, solo un lavoro precario, che equivale ad instabilità, non solo economica. "Se siamo precari e precarie non è per colpa di un tragico destino ma perché qualcuno, in questi ultimi 15 anni ha fatto profitti immensi sulla nostra pelle" ricordano i manifestanti di SanPrecario.org.
Ad esprimere vicinanza a questi cittadini che sembrano di "seconda (se non terza) categoria" anche il cardinal Angelo Bagnasco, auspicando che "il precariato sia sempre una fase estremamente transitoria, il più possibile breve, per poter diventare lavoro a tempo indeterminato e per dare anche la possibilità di un futuro, di un progetto di vita". Il 9 aprile, intanto, si riuniscono anche tre Uffici Nazionali della CEI, Lavoro, Catechistico e Vocazioni, con i rispettivi delegati regionali, per riflettere sul lavoro come vocazione perché "giungere a riscoprire la propria vocazione attraverso il lavoro che si fa – come spiega mons. Angelo Casile, direttore dell'Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro – è la via per esprimere anche in questo ambito tutte le potenzialità della persona", si legge sul sito della CEI. "Si tratta, quindi, di non rassegnarsi, anche nei casi in cui non c'è stata la possibilità di sceglierlo, a subire il lavoro - continua mons. Angelo Casile - ma ad abbracciarlo dandogli un'anima: allora, anche quando ci si trova a non poter svolgere la professione ideale, ci si può realizzare, dando il meglio di sé". L'invito è a "recuperare una visione antropologica alla luce della teologia biblica, dove il lavoro accompagna l'uomo come elemento fondamentale, necessario alla sua realizzazione, al compimento della sua vocazione di uomo" perché se il futuro di una vita è ridotto "alla scelta di una professione, alla sistemazione economica o all'appagamento sentimentale-emotivo rischia di delineare un modello di uomo senza vocazione" come sottolinea Don Leonardo D'Ascenzo, vice direttore del Centro Nazionale Vocazioni. Don Leonardo D'Ascenzo, citando Papa Benedetto XVI, ricorda come sia "importante tenere sempre presente che il lavoro è uno degli elementi fondamentali sia della persona umana che della società - aggiungendo che - le difficili o precarie condizioni del lavoro rendono difficili e precarie le condizioni della società stessa, le condizioni di un vivere ordinato secondo le esigenze del bene comune".

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