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Operaio suicida: quando la precarietà uccide

Un uomo di 32 anni, si è suicidato impiccandosi ad una trave del garage, ma già in rete sono in tanti a dire che il giovane sia stato "ucciso" dalla crisi e dalla precarietà.

Un uomo di 32 anni si è suicidato impiccandosi ad una trave del garage, ma già in rete sono in tanti a dire che il giovane sia stato "ucciso" dalla crisi e dalla precarietà.
Il 32enne lavorava per una ditta "utilizzata da Fincantieri per lavori presso lo stabilimento di Castellammare di Stabia e da due anni non veniva più dislocato da tale ditta presso il cantiere", specificano i vertici dell'azienda diffidando "chiunque dall'associare il nome della società a questa dolorosa vicenda considerando indegna e poco edificante la strumentalizzazione e la speculazione create intorno a un evento che consiglierebbe unicamente rispetto e partecipazione al dolore dei familiari".
E al dolore dei familiari "e dei colleghi" si unisce anche l'Italia dei Valori specificando in una nota che "tale gesto sottolinea la necessità di affrontare il problema principale del Paese, cioè quello del lavoro e di un salario dignitoso che serva a costruire un futuro".
L'uomo, infatti, non si è suicidato perché licenziato da questa o quell'altra azienda, ma perché sembra che i vari governi si siano dimenticati che "l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro" punto e basta, e non sul lavoro precario.
Anche per questo motivo l'IdV, nella nota, chiede "a tutti i rappresentanti istituzionali, a tutte le persone responsabili e di buona volontà, di moltiplicare gli sforzi per far tornare il lavoro al centro dell'agenda politica".

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