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Facebook: "Mai più Omsa" e il boicottaggio delle calze "a rete"

Su Facebook una pagina "evento" boicotta OMSA e i suoi marchi ("Philippe Matignon, Sisi, Omsa, Golden Lady, Hue Donna, Hue Uomo, Saltallegro, Saltallegro Bebè, Serenella") per "la decisione di chiudere lo stabilimento di Faenza e traslocare in Serbia". A rischio 239 lavoratrici. Ma l'azienda rassicura.

Mentre il 2010 si chiudeva con le proteste di ricercatori sui tetti, studenti in rivolta, lavoratori sopra le torri e autoconfinati nelle isole (http://is.gd/Wyue9z) il 2011 sembrava chiudersi all'insegna della rassegnazione. "Eliminato" Silvio Berlusconi dal governo, la "vis polemica" degli italiani sembrava sopita, mentre la politica, il sistema bancario, il flusso editoriale "mainstream", anche quello che si era stracciato le vesti per le tiepide (rispetto ai "tecnici") "riforme" di Tremonti , si ritrovava compatto ad applaudire ogni frase di Mario Monti e dei suoi ministri "tecnici". Neppure la notizia che il premier tecnocrate appartenesse a tutto ciò che la "controinformazione" stigmatizza (dalla Trilaterale a Bilderberg, sino a Moody's, leggi "Mario Monti: nessun conflitto d'interesse. Tra Bilderberg e Moody's" http://is.gd/7Hv9dj) aveva provocato proteste e diffidenza nel cosiddetto "popolo della rete" che dovrebbe incarnare, almeno digitalmente, quella "vox populi" di manzoniana memoria. Eppure la situazione è drammatica, il futuro dei giovani sembra ormai compromesso, le speranze dei "vecchi" di ricevere una pensione decorosa sono sempre più lontane, ma lo "starter" del motore della "reazione popolare" ancora non si accende. Lo stesso Movimento dei Forconi siciliano, presentando la propria convinta protesta dal prossimo 16 Gennaio, la rappresenta come un'occasione "al popolo degli italiani onesti che stanno aspettando che qualcuno giri la chiave" (qui su blog del Movimento Pastori Sardi http://is.gd/CKR9xE). Intanto altre proteste cercano forse di "girare la chiave", anche sui social network, che per ora, almeno in Italia non sono riusciti a scatenare la "rivoluzione" a cominciare dagli indignados, forse per il paradosso di Freak Antoni (leggi http://is.gd/0y3Ad5). Paradossalmente un evento in grado di "girare la chiave" sulla rete è stato provocato proprio da un vecchio "fax" arrivato la vigilia di Capodanno e che riguarda le lavoratrici OMSA. Proprio su Facebook, il social network per antonomasia, è nata una pagina-evento che si chiama "Mai più OMSA". Una pagina che promette un boicottaggio "a rete" delle calze una volta simbolo del made in Italy. Della vicenda delle lavoratrici OMSA abbiamo già scritto altre volte ma in questa occasione sembra che si sia arrivati al capitolo finale. La descrizione della pagina Facebook spiega perfettamente in che cosa consiste l'evento 'social': "Con un fax inviato alla vigilia di Capodanno, la OMSA ha comunicato a 239 lavoratrici il loro licenziamento. La decisione di chiudere lo stabilimento di Faenza per riaprirlo in Serbia non ha giustificazione: la OMSA, infatti, non è in crisi, produce e vende tantissimo, si fregia del marchio 'made in Italy' e in Italia ha il grosso del suo mercato. Ma in Serbia, forse, può sfruttare meglio chi lavora. Sul web è montata l'indignazione ma anche la volontà di far cambiare idea alla proprietà. Abbiamo poche settimane di tempo per convincerli a non chiudere, a non mandare centinaia di famiglie sul lastrico. Per farlo dobbiamo farci sentire. Vincere questa battaglia significa lanciare un monito a tutte le aziende che, dopo aver goduto per decenni di benefici e sovvenzioni, in un momento di crisi del Paese, abbandonano la nave al solo scopo di fare qualche profitto in più sfruttando manodopera a basso costo all'estero" (qui la pagina su Facebook http://is.gd/pFiacs). Il testo è stato tradotto anche in inglese e francese ed ha collezionato fino ad ora oltre 87mila partecipanti con un numero enorme (oltre 640mila) di "invitati". Sulla pagine dell'evento su Facebook si spiega in che cosa consiste il "boicottaggio" di OMSA: "Se clicchi parteciperò ti impegni a: - non acquistare prodotti OMSA e Golden Lady e invitare amici e parenti a fare altrettanto. - Invitare almeno 10 amici a quest'evento". Il testo della pagina continua con l'invito ad aprire "il 2012 con questa battaglia di civiltà" ricordando che "se a partecipare a quest'evento saremo tantissimi la OMSA (ma anche le altre aziende) avranno di che riflettere" e ricordando "i marchi che fanno capo alla OMSA: Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella". E se su Facebook monta la protesta contro i prodotti OMSA, anche su Twitter sono nati, fra le chiacchere, i messaggi di "boicottaggio" che si diffondono con gli hashtag (parole chiave precedute dal "cancelletto") Omsa goldenlady boicottaomsa. Intanto l'azienda ha risposto pochi giorni fa al gruppo "Mai più OMSA" con una nota pubblicata dal sito del Popolo Viola ("Web batte Omsa 1 a 0, ecco la risposta dell'azienda alle proteste – Comunicato integrale" http://is.gd/7vG23k) dove si legge: "La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori OMSA, oltre che quella di tutti gli altri dipendenti è tra le priorità del gruppo, che è all'opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme".

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