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Istat: crescono redditi ma anche disuguaglianze, 30% italiani in povertà

L'indagine Eu-Silc pubblicata dall'Istat rivela che nel 2016 il 30% delle persone residenti in Italia (18.136.663 individui) è a rischio povertà o esclusione sociale. Crescono i redditi ed il potere d'acquisto, ma solo per le famiglie più ricche.

In Italia cresce il reddito disponibile ed il potere d'acquisto delle famiglie, ma non di tutte. Al contempo, infatti, c'è stato un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2016 infatti la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione. Si stima quindi che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3. E' quanto emerge dall'indagine Eu-Silc pubblicata dall'Istat, dove si evidenzia che nel 2016 il 30% delle persone residenti in Italia (18.136.663 individui) è a rischio povertà o esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all'anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%. Aumentano difatti sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).

Nonostante le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6% , per le seconde al 25,2% dal 22,4%). Si aggrava il rischio di povertà o esclusione sociale anche per coloro che vivono prevalentemente di reddito da lavoro autonomo. Al contrario, diminuiscono l'esposizione al rischio di povertà o esclusione sociale (da 23,5% a 22,1%) e l'indicatore di bassa intensità lavorativa (da 4,9% a 4,4%) tra coloro il cui reddito principale familiare è costituito da lavoro dipendente.

Solo in Italia, Romania e Lussemburgo l'indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale è salito rispetto al 2015, mentre diminuisce diminuisce dal 23,8 % a 23,5% a livello europeo. Anche se è la prima volta dal 2009 che il reddito delle famiglie italiane torna a crescere in termini reali, la distribuzione dei redditi è asimmetrica e quindi la maggioranza delle famiglie ha conseguito un reddito inferiore all'importo medio (stimato in 2.500 euro al mese). Non a caso, il 20% più povero della popolazione dispone soltanto del 6,3% delle risorse totali, mentre all'opposto il quinto più ricco possiede quasi il 40% del reddito totale (equivalente); in altri termini, il reddito totale dei più benestanti è pari a 6,3 volte quello degli individui appartenenti al primo quinto. Ad aggravere la situazione il fatto che in Italia il sistema fiscale non prevede trasferimenti monetari ai cosiddetti incapienti (0 - 15 mila euro l'anno).

© riproduzione riservata | online: | update: 06/12/2017

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