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Il mondo in mano a 62 super ricchi: 1% popolazione possiede più del restante 99%

Il mondo intero è in mano ad un gruppo di appena 62 persone, che possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera, pari a 3,6 miliardi di persone ed occultano 7.600 miliardi di dollari (pari a più dei PIL di Regno Unito e Germania messi insieme e ai tre quarti della ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2015) nei paradisi fiscali.

Non è un modo di dire che il mondo è in mano a pochi potenti, che ovviamente sono in grado di farne quello che vogliono nonché plasmare il comportamento delle società. L'ultimo rapporto Oxfam dal titolo "Un'economia per l'1%", diffuso oggi alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, svela infatti che "62 super-ricchi possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera" pari a 3,6 miliardi di persone. Inoltre, l'1% più ricco della popolazione mondiale possiede più risorse del resto del mondo, oltre che "potere e privilegi usati per condizionare il sistema economico e allargare il divario tra chi è ricco e chi non lo è".

Ed infatti la ricchezza posseduta della metà più povera della popolazione mondiale si è ridotta di 1.000 miliardi di dollari (meno 41%) negli ultimi cinque anni nonostante l'incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo, mentre i 62 super-ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari (più 44%), arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari. Per essere così ricco, ovviamente, qualcosa devi occultare ed infatti ben 7.600 miliardi di dollari (pari a più dei PIL di Regno Unito e Germania messi insieme e ai tre quarti della ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2015) sono nascosti al fisco attraverso una rete globale di paradisi fiscali.

E negli ultimi 12 mesi il livello di diseguaglianza se possibile è persino aumentato. Le previsioni di Oxfam, secondo cui l'1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016, si sono infatti confermate con un anno di anticipo. Il reddito medio annuo del 10% più povero della popolazione mondiale, d'altronde, è cresciuto di meno di 3 dollari all'anno nell'arco di quasi un quarto di secolo, ovvero meno di un centesimo al giorno.

Anche in Italia la siatuazione è drammatica (tranne per i nostrani Re Mida). Nella scheda Disuguaglianza in Italia redatta da Oxfam si legge infatti che nel 2015 la distribuzione della ricchezza nazionale netta vede il 20% più ricco degli italiani detenere il 67,7% della ricchezza nazionale, il successivo 20% (quarto quintile) controllare il 18,3% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini il 14% di ricchezza nazionale. La ricchezza dell'1% più ricco degli italiani (in possesso del 23,4% di ricchezza nazionale netta) è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali. Inoltre, gli ultimi dati Eurostat esaminati dagli autori del rapporto confermano che i livelli retributivi in Italia non solo non ricompensano adeguatamente gli sforzi dei lavoratori ma risultano sempre più spesso insufficienti a supplire alle necessità dei singoli e delle famiglie.

"A Davos, quest'anno, chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all'era dei paradisi fiscali" anticipa Byanyima, direttrice di Oxfam International, ricordando che "oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà". Nel rapporto viene sottolineato come i paradisi fiscali rappresentino "un importante pilastro per le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva perpetrata dai grandi gruppi multinazionali con il trasferimento (attraverso ad esempio l'abuso del transfer pricing) dei profitti da giurisdizioni a medio-alta tassazione verso quelle a fiscalità agevolata, spesso con la tacita complicità dei governi che garantiscono trattamenti fiscali di favore ai big corporate player solo poche volte precettate da strutture sovranazionali come verificatosi nei recenti casi FIAT e Starbucks". Oxfam rammenta infatti che "le due compagnie si sono viste garantire rispettivamente dalle autorità finanziarie del Lussemburgo e dei Paesi Bassi trattamenti fiscali agevolati riconosciuti come aiuti di Stato illegali dalla Commissione europea ad ottobre del 2015".

"Il governo Italiano può agire per porre fine all'era dei paradisi fiscali, sostenendo a livello nazionale e in Europa una serie di misure" dichiara Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, spiegando: "Per le imprese multinazionali sono necessari maggiore trasparenza e approcci comuni da parte degli stati. Sosteniamo quindi l'obbligo di rendicontazione pubblica in ogni paese in cui le multinazionali UE operano (country-by-country reporting), e un modello vincolante di tassazione unitaria nella UE perché le tasse siano pagate laddove l'attività economica si svolge realmente". Peccato però che a fine dicembre la nostra Agenzia delle Entrate ha fatto un mega sconto sulle tasse ad Apple facendo pagare alla multinazionale di Cupertino 318 milioni invece che 879 milioni.

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