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Cresce debito pubblico e povertà. Matteoli: riforma del Senato non basta

Bankitalia rivela che il debito pubblico italiano è aumentato a maggio di 20 miliardi, mentre l'Istat certifica che nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28mila). Altero matteoli, senatore di Forza Italia, sottolinea quindi che "le riforme del Senato e della legge elettorale, pur importanti, non possono monopolizzare totalmente i lavori del Parlamento per settimane" perché "famiglie e imprese non possono attendere".

Nonostanti i grandi proclami che annunciavano rinnovamenti e svolte, Bankitalia conferma che il debito pubblico italiano è aumentato in maggio di 20 miliardi, raggiungendo il nuovo massimo di 2.166,3 miliardi. A pesare il debito pubblico della Amministrazioni centrali, aumentato di 20,9 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,9 miliardi. Il debito pubblico degli enti di previdenza, precisa invece la Banca d'Italia, è rimasto sostanzialmente invariato. Ma a crescere, non sono solo i debito dello Stato. L'Istat certifica infatti che nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila). L'Istituto di statistica sottolinea che l'incidenza di povertà assoluta è cresciuta in un anno dello 0,9%, soprattutto tra le famiglie più numerose, e corrisponde a circa 303mila famiglie e a 1 milione 206mila persone". Altero Matteoli, senatore di Forza Italia, sottolinea quindi che "i drammatici dati, diffusi oggi da Istat e Banca d’Italia, sulla povertà cresciuta e sul debito pubblico galoppante, che si aggiungono ai precedenti sconcertanti dati sulla mancata crescita del Pil, sull’aumento dei disoccupati, specie tra i giovani, provano in modo chiaro ed inequivoco che gli ultimi tre governi succedutisi dal novembre 2011 hanno clamorosamente fallito il loro mandato". Matteoli chiarisce quindi che "l’inversione di rotta da imprimere con urgenza all’economia non si può realizzare con gli annunci e le battute di Matteo Renzi", chiarendo che "le riforme del Senato e della legge elettorale, pur importanti, non possono monopolizzare totalmente i lavori del Parlamento per settimane" perché "famiglie e imprese non possono attendere". A lungo.

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