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Povertà assoluta: oltre 4 milioni e mezzo. Triplica tra i 18-64enni

Nonostante il governo continui a sostenere che l'Italia è in ripresa, l'Istat certifica che nel nostro Paese ci sono sempre più poveri, con dati in crescita al Nord. Si stima che nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono 1 milione e 582 mila mentre se si calcolano le persone singole si arriva alla cifra mostruosa di 4 milioni e 598 mila.

Come può il governo continuare a sostenere che l'Italia vede ormai l'uscita dal tunnel della crisi economica quando nel nostro Paese le persone in povertà assoluta continuano a crescere a ritmi vertiginosi? L'Istat rivela infatti che nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono 1 milione e 582 mila mentre se si calcolano le persone singole si arriva alla cifra mostruosa di 4 milioni e 598 mila, cioè il numero più alto dal 2005.

In particolar modo la povertà è in crescita al Nord, anche a causa della maggiore presenza di stranieri, e coinvolge soprattutto gli abitanti della città e gli anziani. L'incidenza si è mantenuta stabile negli ultimi tre anni per le famiglie, ma è cresciuta se misurata in termini di persone. Tra le famiglie infatti ad essere in maggiore difficoltà sono quelle numerose. Non stupisce quindi che in Italia ci siano sempre meno nascite.

In particolare, le istituzioni dovrebbero riflettere sul fatto che negli ultimi dieci anni l'incidenza della povertà assoluta (la cui soglia rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti in un paniere) è cresciuta nella popolazione tra i 18 e i 34 anni di età (9,9%, quindi più che triplicata rispetto al 3,1% del 2005) e in quella tra i 35 e i 64 anni (7,2% dal 2,7% nel 2005). Stabile invece tra gli anziani (4,5% nel 2005).

Aumenta la povertà anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l'incidenza aumenta dal 5,3% del 2014 al 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (dal 6% a 7,5%). L'incidenza del fenomeno aumenta inoltre tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2% del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7% a 11,7%), e per i nuclei con persona di riferimento tra i 45 e il 54 anni (da 6% a 7,5%). Rimane contenuta invece tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) oppure in pensione (3%).

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