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TRAPPIST-1: in uno dei 7 pianeti forse 250 volte più acqua della Terra

L'Osservatorio Europeo Australe (ESO) ha annunciato che in almeno uno dei 7 pianeti del sistema TRAPPIST-1 ci potrebbe essere acqua allo stato liquido, fino a 250 volte in più rispetto alla Terra. I calcoli non dicono però nulla sulla effettiva abitabilità dell'esopianeta.

Nel febbraio di un anno fa la NASA aveva annunciato la scoperta di 7 esopianeti simili alla Terra, sia per le dimensioni si perché ruotano attorno ad una stella.
L'agenzia spaziale americana aveva inoltre sottolineato la possibilità che in almeno uno di questi pianeti del nuovo sistema solare, ribattezzato TRAPPIST-1, potrebbe esserci acqua allo stato liquido.

Ieri una possibile conferma arriva dai ricercatori dell'ESO i quali sostengono, in base a complessi modelli matematici, che i 7 pianeti in orbita intorno alla nana ultra fredda TRAPPIST-1 sono fatti soprattutto di roccia e alcuni potrebbero ospitare anche più acqua della Terra.
Alla base di tale deduzione lo studio della densità di questi pianeti, da cui si può dedurre che alcuni di questi 7 esopianeti potrebbero avere fino al 5% di massa sotto forma di acqua, ovvero 250 volte più degli oceani della Terra.

Nel dettaglio, i ricercatori azzardano che per dimensione, densità e quantità di radiazione ricevuta dalla stella potrebbe essere il quarto pianeta in ordine di distanza dal loro Sole ad essere il più simile alla Terra, in quanto appare il più roccioso dei 7 ed ha le potenzialità per ospitare acqua liquida.
Si tratta di TRAPPIST-1e, come è stato ribattezzato, ed appare l'unico pianeta del sistema appena più denso della Terra, il che indica che potrebbe avere un nucleo ferroso anche se non necessariamente un'atmosfera densa, un oceano o uno strato ghiacciato in superficie. TRAPPIST-1e, inoltre, è più roccioso degli altri esopianeti.

Quelli più vicini alla stella madre, invece, sono i pianeti più caldi ed hanno più probabilità di avere atmosfere dense di vapore, mentre i più distanti hanno probabimente superfici ghiacciate.
TRAPPIST-1b e c, i pianeti più interni, hanno probabilmente un nucleo roccioso e sono circondati da un'atmosfera molto più spessa di quella della Terra. TRAPPIST-1d, invece, è il più leggero, con una massa pari al 30% della massa della Terra. Infine, Infine, TRAPPIST-1f, g e h sono lontani dalla stella madre e per questo anche se ci fosse acqua questa potrebbe essere congelata sotto forma di ghiaccio su tutta la superficie. Inoltre, se hanno un'atmosfera sottile difficilmente questa conterrebbe le molecole pesanti che troviamo sulla Terra, come l'anidride carbonica.

Simon Grimm dell'Univeristà di Berna in Svizzera che ha guidato l'equipe dell'ESO spiega: "I pianeti di TRAPPIST-1 sono così vicini l'uno all'altro che interferiscono tra di loro per effetto della gravità, così che il momento in cui passano di fronte alla stella si sposta leggermente. Lo spostamento dipende dalla massa dei pianeti, dalla loro distanza e da altri parametri orbitali. Con un modello numerico al computer simuliamo le orbite dei pianeti finchè i transiti calcolati non sono in accordo con i valori osservati. Da qui deriviamo le masse dei vari pianeti."

Le misure di densità, combinate con i modelli di composizione dei pianeti, suggeriscono fermamente che i 7 pianeti di TRAPPIST-1 non siano aridi mondi rocciosi. Sembrano contenere, invece, quantità significative di materiali volatili, probabilmente acqua, fino in qualche caso a circa il 5% della massa del pianeta - una quantità enorme. Per confronto, sulla Terra solo lo 0.02% della massa è acqua.

Brice-Olivier Demory dell'Università di Berna, coautore dello studio sempre, precisa comunque: "La densità, indizio importante per decodificare la composizione di un pianeta, non dice nulla sull'abitabilità. Ma il nostro studio è ciononostante un passo avanti importante per farci capire se questi pianeti possano ospitare vita".

"Questo risultato dimostra l'enorme interesse nell'esplorare nane vicine ultra fredde - come TRAPPIST-1 - alla ricerca di pianeti terrestri in transito. È questo lo scopo di SPECULOOS, il nuovo cercatore di esopianeti che sta per iniziare le osservazioni all'Osservatorio dell'ESO al Paranal in Cile" puntualizza Michaël Gillon, un altro membro dell'equipe.

© riproduzione riservata | online: | update: 06/02/2018

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