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Incendio Raffineria Milazzo, ISDE: disastro ambientale entro 200 chilometri

Un grosso incendio è divampato nella notte dal serbatoio 513 della Raffineria di Milazzo, provocando una densa nube nera. Per fortuna, non ci sono stati feriti. FederPetroli Italia assicura: "Nonostante la nube a seguito dell'incendio, non vi sono situazioni dannose per l'ambiente e l'aria circostante". Non dello stesso avviso è il dr. Giuseppe Falliti, Referente provinciale dell'Associazione Italiana Medici per l'Ambiente (affiliata ISDE): "Disastro ambientale che ha ed avrà le conseguenze non solo sul Comprensorio del Mela ma in un'area di almeno duecento chilometri in funzione delle condizioni atmosferiche e in relazione alla volatilità dei composti che stanno andando in fumo".

Per fortuna le conseguenze non sono state così gravi come nel 1993, quando a seguito di uno scoppio all'interno dell'impianto Topping 4 della Raffineria di Milazzo morirono 7 persone. L'incendio divampato nella notte di ieri dal serbatoio 513 della Raffineria di Milazzo e la grossa nube nera ha infatti provocato solo molta paura, anche se sono ancora in corso le indagini ambientale. A bruciare Virgin Nafta, ovvero benzina, e il serbatoio esploso conteneva un milione di litri di petrolio. La procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un fascicolo contro ignoti e ha disposto il sequestro dell'area. Stando alle prime indiscrezioni, la causa del rogo, ormai domato, sarebbe da imputare al cedimento del tetto di un serbatoio. Secondo alcune testimonianze raccolte nella zona limitrofa alla Raffineria di Milazzo, già qualche ora prima dell'incidente si sarebbe avvertito un forte odore, come di un "pesante olezzo".

In una nota, FederPetroli Italia assicura di stare "monitorando continuamente la situazione e lo stato delle procedure messe in atto dalle disposizione di emergenza e sicurezza a seguito dell'incendio che si è verificato nella notte al sito serbatoi stoccaggio della Raffineria di Milazzo. - aggiungendo - Il Comune di Milazzo e la Prefettura di Messina ci hanno confermato che nessun operaio o tecnico è rimasto ferito nell'incidente al serbatoio 513 e non è presente alcun allarme rosso. Nonostante la nube a seguito dell'incendio, non vi sono situazioni dannose per l'ambiente e l'aria circostante".

Non dello stesso avviso è il dr. Giuseppe Falliti, Referente provinciale dell'Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (affiliata ISDE), denunciando: "Il grave incidente occorso stanotte alla RAM di Milazzo pone l’accento su problemi irrisolti e, chiaramente, a testimonianza del fatto che non vogliono essere risolti". Falliti prosegue: "I Cittadini non sono stati né avvisati né allertati e, a fronte di false dichiarazioni circa la non necessità di evacuazione, risulta che le Forze dell’Ordine abbiano bussato casa per casa nelle zone circostanti la RAM, chiedendo alla gente di uscire ed allontanarsi senza alcuna indicazione utile su cosa fare e dove andare. - aggiungendo - Altri Cittadini sono stati lasciati nel panico più assoluto arrivando al punto di intraprendere un esodo biblico verso luoghi imprecisati ritenuti autonomamente sicuri e questo dopo un ridicolo tam-tam telefonico tra parenti ed amici".

Il medico elenca quindi "le evidenze":
a) mancata applicazione di quanto previsto circa i "Piani di Emergenza" (progettazione, applicazione ed informazione) esterni alle industrie a rischio, competenti Prefettura e Sindaci;
b) disastro ambientale che ha ed avrà le conseguenze non solo sul Comprensorio del Mela ma in un'area di almeno duecento chilometri in funzione delle condizioni atmosferiche e in relazione alla volatilità dei composti che stanno andando in fumo;
c) danni immediati alla Salute per le popolazioni che nelle prossime ore e nei prossimi giorni respireranno in maniera acuta e cronica i fumi dell’incendio e (danno occulto!) mangeranno cibi contaminati, danni ad Agricoltura (mangeremo prodotti locali intrisi di veleni chissà per quanto tempo!), danni al Turismo causa immagini in pasto (giustamente) al mondo intero, danni al Commercio per le conseguenze dei dubbi circa la commestibilità dei prodotti che arriveranno dai mercati locali, danni a beni pubblici e privati che saranno lordati da emulsioni e ceneri oleose.

Giuseppe Falliti propone quindi anche delle "soluzioni":
a) rimozione immediata degli Organi competenti responsabili delle penali omissioni;
b) chiusura immediata delle industrie a rischio, RICONVERSIONE e BONIFICA dell’area industriale (non siamo disposti a barattare le nostre vite per pochi posti di lavoro che, comunque, andrebbero ugualmente mantenuti se non addirittura aumentati con un serio progetto di riqualificazione del Comprensorio;
c) controlli immediati su tutte le attività agricole con risarcimento da parte della RAM ai Cittadini per tutti i danni materiali, morali ed esistenziali che hanno irrimediabilmente compromesso e comprometteranno la qualità della vita in tutta l’area coinvolta (oltre il Comprensorio del Mela);
d) inibizione della RAM a foraggiare qualsiasi iniziativa sociale tendente a silenziare le coscienze con complicità di pubblici amministratori.

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