le notizie che fanno testo, dal 2010

Neonicotinoidi, api e CCD: 1 gr di imidacloprid come 7 Kg di DDT

Il prof. Giuseppe Altieri, agroecologo e docente presso Istituto Agrario "A. Ciuffelli" di Todi diffonde un "appello-denuncia" per "vietare immediatamente i neonicotinoidi", e non solo per la concia dei semi, perché sempre più studi sembrano dimostrare una correlazione tra questi pesticidi e la "Sindrome dello spopolamento degli alveari".

Dal 2008 l'Italia, attraverso una moratoria annua, ha sospeso l'utilizzo dei pesticidi neonicotinoidi, ma solo per la concia dei semi di mais. A giugno sarà il governo Monti a decidere sulla proroga o meno della moratoria ma anche sull'esistenza delle api. Da diversi anni a questa parte, infatti, l'uso dei neonicotinoidi viene descritto da diversi studi come la causa della "Sindrome dello spopolamento degli alveari" (CCD - Colony Collapse Disorder), riscontrata per la prima volta nel 2006 nel Nord America.
Come ogni anno, in prossimità della scadenza della moratoria, si riaccende il dibattito sui pesticidi neonicotinoidi e sul loro utilizzo. Nonostante questi siano nel Bel Paese vietati per la concia dei semi, "i neonicotinoidi sono gli insetticidi più utilizzati al mondo e l'Italia è il primo consumatore in Europa", come ricorda all'Adnkronos, Francesco Panella, presidente dell'Unaapi (Unione nazionale apicoltori italiani), confermando l'elevata tossicità sulle api visto che "1 gr di imidacloprid, il neonicotinoide più diffuso, riesce ad avere sulle api lo stesso effetto nocivo di 7 Kg di DDT".
Ad avvalorare il pericolo in cui incorrono le api, "responsabili dell'impollinazione di circa l'80% delle colture che l'uomo utilizza", come sottolinea il dottor Claudio Porrini, tecnico del DiSTA (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali), ulteriori due studi pubblicati il 20 aprile scorso sulla rivista "Science".
La prima ricerca è stata condotta in Francia (A Common Pesticide Decreases Foraging Success and Survival in Honey Bees) presso l'Institut national de la recerche agronomique (Inra) di Avignone dove è stato scoperto che "le api entrate in contatto con il thiamethoxam (un neonicotinoide) hanno due o tre probabilità in più di morire lontane dalla propria colonia rispetto a quelle non sottoposte all'effetto del pesticida" mentre il secondo studio è stato effettuato in Gran Bretagna (Neonicotinoid Pesticide Reduces Bumble Bee Colony Growth and Queen Production) presso la University of Stirling dove "hanno confrontato lo sviluppo di due colonie, una delle quali sottoposta all'effetto di imidacloprid" (come riassume L'Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ridateci-le-api/2179316).
Dave Goulson, uno dei ricercatori dell'University of Stirling, precisa di non poter affermare che "i neonicotinoidi sono i soli responsabili di tutti i problemi che riguardano le api" ma precisa però che "ci sono buone probabilità che siano una delle cause più significative".
Entrambi gli studi, infatti, dimostrano come l'esposizione a questa classe di insetticidi causa problemi ad api e bombi, fino a provocarne la morte.
Anche il prof. Stefano Maini, entomologo dell'Università di Bologna che ha partecipato al progetto Apenet, pubblica sulla rivista internazionale che dirige, il "Bulletin of Insectology", una ricerca della Harvard School of Publich Health di Boston, condotta da Chensheng Lu, che sembra anch'essa dimostrare la connessione tra neonicotinoidi e CCD, tanto che "più che di una sindrome complessa, converrebbe parlare di avvelenamento, così la cura è ovvia", sottolinea l'entomologo.
Cerca di confutare invece i risultati delle due ricerche francesi e inglesi pubblicate su "Science" Agrofarma, Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, sostenendo che gli studi hanno ipotizzato "un livello di esposizione delle api agli agrofarmaci ben oltre i livelli che si possono raggiungere in condizioni di normale uso di questi prodotti".
Agrofarma spiega inoltre che "l'esito degli studi potrebbe risultare non in linea con quanto accade nella realtà" anche perché "il modo in cui è stata simulata la nutrizione delle api non pare corrispondere al loro effettivo comportamento in tali circostanze".
Se quindi Agrofarma sembra auspicare l'interruzione della moratoria sui neonicotinoidi perché "questi insetticidi rappresentano uno strumento indispensabile per difendere le coltivazioni di mais (che incidono per il 10% sulla superficie agricola utilizzata in Italia) dalle infestazioni di parassiti" dall'altra il prof. Maini si dice convinto che "la parola d'ordine dovrebbe essere neonic-less" perché se i neonicotinoidi "si limitassero anche in altri impieghi" le api "starebbero ancora meglio!".
Proprio per questo il prof. Giuseppe Altieri, agroecologo e docente presso Istituto Agrario "A. Ciuffelli" di Todi diffonde un "appello-denuncia" alle autorità competenti per:
- Vietare immediatamente i Pesticidi Neonicotinoidi tossici e gli altri Agrofarmaci chimici di sintesi sostituibili con tecniche alternative biologiche registrate al commercio e, pertanto, efficienti; - Sospendere immediatamente i pagamenti agroambientali regionali alla presunta agricoltura integrata, basata su semplici elenchi di prodotti chimici consentiti.
- Riconvertire l'Agricoltura Italiana al biologico con i 10 Miliardi di euro ancora disponibili nei Piani di Sviluppo Rurale delle regioni per il 2012-2013.
Il prof. Altieri rammenta infatti come i neonicotinoidi siano "stati eliminati dall'uso come concianti dei semi, in quanto pericolosi a distanza di mesi sulle api che venivano in contatto con i fiori o le altre parti di piante nate da semi trattati chimicamente (con microdosi di neonicotinoidi)" ma che "gli stessi prodotti chimici vengono ancora incredibilmente irrorati, in quantità molto maggiori, con pericolo grave ed attuale per la salute degli operatori agricoli e dei consumatori, sulle coltivazioni stesse per controllare afidi e altri insetti dannosi, che possono essere ridotti al disotto delle soglie economiche di danno attraverso l'impiego di insetti utili e/o insetticidi naturali, quali saponi potassici, olii piretro naturale, azadiractina ed altri prodotti 'biologici' tutti regolarmente registrati al commercio e, pertanto sottoposti alle relative prove di efficacia".
Pochi giorni fa, infatti, l'Unaapi pubblicava un articolo (http://is.gd/QKLB0z) dove si rendeva noto come "l'insetticida neonicotinoide Imidacloprid irrorato su meli in fioritura" (a dispetto della normativa nazionale http://is.gd/Sv1nKr e regionale http://is.gd/5oj116 che non lo permette) avrebbe causato "l'avvelenamento di oltre 300 alveari".
Il prof. Altieri ricorda inoltre come "gli apicoltori del Piemonte sono stati in sciopero della fame per tutto il 2011 e il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un'indagine a tal proposito" (leggi "La Bayer indagata per gli insetticidi che fanno strage di api" http://is.gd/WdeGdk), evidenziando come "gli agronomi e gli agricoltori sono tenuti in primis ad impiegare e prescrivere tutte le tecniche disponibili, regolarmente registrate al commercio, alternative all'uso di Pesticidi e diserbanti chimici, pericolosi per la salute e l'ambiente, al fine di rispettare i diritti inviolabili tutelati dalla Costituzione (Art.32 e 9). E in base al principio di precauzione".
L'agroecologo Altieri conclude quindi il suo "appello-denuncia" sottolineando come "l'Italia (Dati OMS) ha raggiunto il record mondiale dei tumori dell'infanzia (con tasso doppio di tumori neonatali rispetto alla media UE) e l'aspettativa di vita sana nel nostro paese è crollata di oltre 10 anni dal 2004 ad oggi (Eurostat), mentre il mercato degli agrofarmaci chimici di sintesi, principali concause aggravanti di moltissime malattie degenerative umane, invece di ridursi, com'è accaduto in altri paesi europei in modo drastico (in certi casi di oltre l'80%, grazie a programmi agroambientali adeguati), in Italia è aumentato continuamente, sostenuto da Pagamenti Agroambientali dei PSR Regionali (attivi dal 1992) il cui obiettivo avrebbe dovuto essere invece la 'sensibile riduzione degli stessi prodotti chimici di sintesi' ".
Nel frattempo sembra che in Europa qualcosa si stia muovendo, visto che il Mediatore europeo (European Ombudsman) avrebbe aperto una inchiesta sull'operato dell'Esecutivo comunitario, che viene accusato di non aver preso seriamente in considerazione le prove scientifiche esistenti contro i neonicotinoidi. La Commissione dovrà rispondere ai rilievi dell'Ombudsman entro il 30 giugno, più o meno quando il governo Monti dovrà decidere se prorogare la moratoria sui neonicotinoidi.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: