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Riforma pensioni 2015: opzione donna e flessibilità per senza lavoro

Nel Documento di economia e finanza (Def) viene evidenziato che l'insieme delle riforme sulle pensioni a partire dal 2004 faranno risparmiare fino al 2050 ben 980 miliardi di euro. Al vaglio della riforma delle pensioni una riapertura dell'opzione donna e proposte per introdurre una flessibilità per i senza lavoro, cioè limitata ai lavoratori che a ridosso della pensione perdono il lavoro e non riescono a trovarne altri.

Nel Documento di economia e finanza (Def) viene evidenziato che l'insieme delle riforme sulle pensioni a partire dal 2004 faranno risparmiare fino al 2050 ben 980 miliardi di euro, il che equivarrebbe a 60 punti percentuali di PIL. Ma quanto è costato ai lavoratori? Tra il 2006 e il 2010 l'età di pensionamento è stato in media 60-61 anni, età che si va ad alzare drasticamente negli anni a seguire. Per andare in pensione nel 2020 occorreranno infatti 64 anni, mentre serviranno 67 e 68 anni nel 2040 e nel 2050. Ovviamente, più si allunga l'età per andare in pensione più cresce il rischio di perdere il lavoro prima di agguantare il primo assegno previdenziale. Ecco quindi che i due Ministeri dell'Economia e del Lavoro sono al lavoro per introdurre una sorta di "flessibilità", limitata solo ai lavoratori che a ridosso della pensione perdono il lavoro e non riescono a trovarne altri. Potrebbe quindi essere inserita la possibilità di accedere alla pensione con 3 anni di anticipo rispetto all'età di vecchiaia (66 anni e 7 mesi dal 2016) con un taglio dell'assegno legato non al ricalcolo contributivo, ma all'equità attuariale, cioè al tempo più lungo di percezione dell'assegno. Al vaglio del governo, che sta lavorando sulla ennesima riforma delle pensioni, anche il prestito pensionistico, con l'anticipo di qualche centinaio di euro al mese che verranno restituiti quando scatteranno i criteri per la maturazione della pensione. Ma nella riforma delle pensioni potrebbe essere insierita anche l'opzione donna diretta alle lavoratrici nel settore privato che, dal 2016, dovranno uscire dal lavoro con un anno e 10 mesi di ritardo (65 anni e 7 mesi). La riapertura dell'opzione donna consentirebbe quindi alle lavoratrice di andare in pensione con 57 anni d'età e 35 di contributi, ma con tutto l'assegno calcolato col metodo contributivo. Lo stesso presidente dell'Inps, Tito Boeri, avverte però che con opzione donna la perdita media sull'assegno prevedenziale potrebbe essere del ben 25-30%. Ma questa non è l'unica proposta sul tavolo. Si parla infatti di una opzione donna che permetterebbe alle lavoratrici di andare in pensione a 62-63 anni con 35 di contributi e che prevedrebbe, invece del ricalcolo contributivo, una riduzione dell'assegno legata alla speranza di vita e pari a circa il 10% per tre anni di anticipo rispetto all'età di vecchiaia. Infine, Giuliano Poletti assicura che l'esecutivo sta anche cercando di risolvere il problema "legato a uno scalino alto che blocca il turn over introdotto dalla legge Fornero".

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