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Pensioni, ricongiunzioni onerose ed esodati: in piazza il 13 aprile

Il 13 aprile CGIL, CISL e UIL scenderanno in piazza, a Roma, contro la riforma delle pensioni, che ha creato migliaia "esodati" (cittadini senza pensione e stipendio) e per "chiedere una soluzione allo scandalo delle ricongiunzioni onerose".

Nonostante il governo Monti parli in continuazione di equità, quello che sta accadendo a migliaia di lavoratori che attendevano con speranza la pensione non si avvicina nemmeno lontanamente ad un'idea di giustizia. Per questo motivo la CGIL, insieme a CISL e UIL, venerdì 13 aprile scenderà in piazza, a Roma, per contrastare quei provvedimenti del governo "profondamente iniqui, privi di qualsiasi gradualità, pensati e fatti esclusivamente per fare cassa". La mobilitazione indetta dai tre sindacati è "per risolvere la drammatica situazione delle migliaia di persone senza più stipendio e senza pensione, e per chiedere una soluzione allo scandalo delle ricongiunzioni onerose". A scendere in piazza il 13 aprile saranno tutti quei lavoratori che con la riforma delle pensioni del ministro Fornero sono diventati "esodati", e cioè coloro che "dovevano accedere alla pensione e invece non hanno né lavoro, né ammortizzatori sociali e sono alla ricerca di una soluzione", come spiega il leader della CGIL Susanna Camusso.
Con loro, tutti quei lavoratori che "per effetto delle norme delle finanziarie del governo precedente si trovano a dover affrontare ricongiunzioni molto onerose per poter ricostruire le loro carriere pensionistiche", anche se qualcuno si chiederà per quale motivo i sindacati si mobilitano solo ora nonostante la legge che sta penalizzando (e in alcuni casi distruggendo) la vita di moltissime persone è stata approvata nel 2010 (legge 122 del 31 luglio che sostituisce la legge 322 del 1958).
"La legge 122 del 2010 ha eliminato la possibilità di trasferire gratuitamente all'Inps la contribuzione versata nei fondi esclusivi e sostitutivi. La legge 122 ha, altresì, reso onerosa la ricongiunzione verso l'Inps della contribuzione versata dalle lavoratrici e dai lavoratori in fondi diversi" come spiega la CGIL (http://is.gd/PQ8SmH), che per far comprendere appieno il problema descrive un esempio su tutti: "L'onerosità della ricongiunzione verso l'Inps ha creato poi delle vere e proprie disparità di trattamento tra i lavoratori: facciamo l'esempio di due lavoratori che hanno versato entrambi 38 anni di contributi. Uno ha avuto la fortuna di poter lavorare sempre presso lo stesso datore di lavoro. L'altro ha dovuto cambiare datore di lavoro dopo 19 anni di contribuzione versata all'Inps ed ha versato i successivi 19 anni all'INPDAP. Il primo lavoratore al compimento dell'età pensionabile avrà diritto ad un'unica pensione calcolata su 38 anni di contribuzione. Il secondo lavoratore non matura il diritto a pensione né presso l'Inps né presso l'INPDAP. Non può avvalersi della legge 322 del 1958 in quanto abrogata dalla legge 122 del 2010. Per maturare il diritto a pensione deve necessariamente fare la ricongiunzione o presso l'Inps o presso l'INPDAP, pagando somme pesantissime (decine e anche centinaia di migliaia di euro, ndr). Nel caso il lavoratore non possa pagare può (...) avvalersi della totalizzazione che è gratuita, ma che è anche fortemente penalizzante sia per quanto riguarda i requisiti per ottenere le prestazioni sia per quanto riguarda il calcolo della pensione che viene fatto interamente con il sistema contributivo, con una perdita per il lavoratore interessato a volte anche del 50% rispetto all'importo della pensione che avrebbe avuto con il sistema retributivo".
Ma la CGIL fa di più, e in una scheda (http://is.gd/9YFtDw) riporta alcune situazioni reali di lavoratori che a causa prima della legge 122 del 2010 e poi della legge Monti (n. 214 del 2011) rischiano di rimanere per anni senza stipendio e senza pensione, a causa di ricongiunzioni che descriverle come "onerose" è un eufemismo.
Per quanto riguarda i lavoratori "esodati" questi "sono stati completamente abbandonati dal Governo: non ricevono più lo stipendio, non possono andare in pensione e non sono coperti dagli ammortizzatori sociali" sottolinea invece in una nota Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord in Commissione Lavoro di Montecitorio, domandandosi quindi "quale riforma abbia presentato il ministro Fornero al Consiglio dei ministri visto che a tutt'oggi non sono ancora in grado di quantificare né i costi della riforma degli ammortizzatori sociali né la platea di coloro che ne beneficeranno".
"La verità – conclude Fedriga – è che né l'Inps, che è l'ente erogatore degli ammortizzatori sociali, né tanto meno il Dicastero del Lavoro conoscono l'entità precisa degli esodati né quante risorse servano per farli uscire dal labirinto dove Fornero li ha cacciati: senza lavoro e senza pensione, sospesi nel nulla".
Il PD quantifica gli esodati in circa 350mila lavoratori, mentre il direttore generale dell'Inps, Mauro Nori, spiega che allo stato attuale il numero delle persone rimaste prive sia della copertura degli ammortizzatori sociali che della pensione a seguito del decreto Salva Italia "potrebbe anche essere superiore, o inferiore, dipende dalle scelte che verranno fatte".
Attualmente, sembra infatti che le risorse stanziate con il 'Milleproroghe' per correggere queste storture della riforma, circa 240 milioni, coprono solo 65mila lavoratori.
Cesare Damiano del PD, ex ministro del Lavoro del governo Prodi, annuncia di aver presentato una proposta di legge che cerca di risolvere il problema degli esodati, spiegando: "C'è un solo articolo che comprende due punti: il primo punto riguarda i lavoratori che hanno sottoscritto un accordo di mobilità e si consente a questi lavoratori di poter fruire delle vecchie regole - mentre nel secondo punto - si dice che i lavoratori che potranno fruire delle vecchie regole sono quelli che hanno maturato la decorrenza del trattamento pensionistico entro due anni dall'approvazione della riforma delle pensioni ovvero il 6 dicembre 2011, quindi entro il 6 dicembre 2013".
Sembra che Elsa Fornero, ministro del Lavoro, abbia "promesso di presentare una proposta ad hoc sugli esodati entro giugno" come spiega Damiano, che sottolinea come il PD porterà anche in Aula "un pacchetto di 18 interrogazioni" cioè "18 casi di persone esistenti per dimostrare che noi lavoriamo sulla realtá sociale, non su teorie".
Nel frattempo CGIL, CISL e UIL si mobilitano il 13 aprile contro un governo che "aveva promesso agli italiani che avrebbe agito con equità, che avrebbe eliminato i privilegi, che non avrebbe fatto cassa con le pensioni, che avrebbe cercato soluzioni in favore delle donne e dei giovani" ma che niente di tutto questo è stato mantenuto, come evidenzia un volantino (http://is.gd/tsrd33) della manifestazione del sindacato della Camusso, che denuncia come "la riforma previdenziale Monti-Fornero è profondamente iniqua, manca di qualsiasi gradualità, è stata fatta solo per fare cassa e colpisce pesantemente i diritti delle donne, dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati".

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