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Pensioni: addio a quelle d'anzianità. Fornero, lacrime di coccodrillo?

Le pensioni di anzianità saranno dal 2012 in poi solo un caro e vecchio ricordo, come il ben più redditizio metodo retributivo. Elsa Fornero, tra le lacrime, spiega la riforma delle pensioni e il blocco dell'adeguamento annuale in base all'inflazione.

Il governo Monti non fa che "riempirsi la bocca" di "equità", ma la riforma delle pensioni, annunciata dopo l'approvazione della manovra in Cdm, sembra più che altro puntare a "fare cassa sui poveri del nostro Paese", come afferma in maniera risoluta il segretario della CGIL Susanna Camusso dopo il vertice tra il governo Monti e le parti sociali. La manovra, così come è stata presentata (leggi http://is.gd/SFQypF) è "socialmente insopportabile", continua la Camusso perché produrrà "un peggioramento della condizione di crisi" rendendo il carattere della correzione di bilancio recessivo, come viene anche sottolineanto in una nota sul sito della CGIL. Tocca ad Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, spiegare i punti salienti della riforma delle pensioni, che prima di tutto prevede la "cancellazione" dell'anzianità, sostituita dalla più "equa", probabilmente, pensione anticipata. Verranno infatti abolite le "quote" (contributi più età che sommati permettevano di andare in pensione prima), poiché dal 2012 i dipendenti potranno lasciare il lavoro in anticipo solo con almeno 41 anni di contributi per le donne e 42 per gli uomini, mentre attualmente bastavano 40 anni di contributi (più finestra mobile). Gli autonomi, invece, potranno andare in pensione prima di aver raggiunto l'età di vecchiaia solo con 41 anni e mezzo di contributi per le donne e 42 e mezzo per gli uomini. E se scompare la "finestra mobile", aumenta l'età della vecchiaia, che per i dipendenti uomini sarà dal 2012 pari a 66 anni, mentre per gli uomini autonomi sarà a a 66 anni e mezzo. Aumenta poi, anzi si accelera, l'età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato, che nel 2012 potranno raggiungere la pensione a 62 anni ma entro il 2018 usciranno dal lavoro non prima dei 66 anni. I dipendenti uomini e donne del settore pubblico potranno andare in pensione già dal 2012 solo con 66 anni di età. Sia per gli uomini che per le donne sarà possibile una cosiddetta "fascia flessibile di pensionamento". Per le donne è prevista tra i 63 e i 70 anni mentre per gli uomini tra i 66 e i 70, anche se chi decide di uscire prima dal lavoro subirà delle penalizzazioni, mentre chi sceglierà di rimanervi più a lungo avrà dei vantaggi. Come ampiamente anticipato, Elsa Fornero conferma che sarà esteso a tutti il metodo contribuitvo, al posto del ben più redditizio metodo retributivo, anche per coloro che hanno cominciato a versare contributi prima del 1978. Con il sistema "pro rata", il meccanismo contributivo varrà dal 2012 in poi, mentre per gli anni lavorativi fino al 2011 (per chi vi rientrava) saranno calcolati con quello retributivo. Stangata anche per gli autonomi, che dovranno versare più contributi, visto che aumenteranno per loro le aliquote fino a due punti percentuali (entro il 2018), cominciando con un più 0,3%. La voce di Elsa Fornero infine si rompe in un pianto nell'annunciare quel provvedimento, costato anche "psicologicamente", che chiede un ulteriore "sacrificio" (video - http://is.gd/fl0et0), e cioè il blocco dell'adeguamento annuale delle pensioni in base all'inflazione. In pratica, nessuna rivalutazione delle pensioni per il 2012 e il 2013 tranne che per quella minima (467,42 euro), mentre per quelle fino a due volte il minimo (fino 935 euro al mese) vi sarà una rivalutazione solo del 50%. Per tutte le altre, anche se l'inflazione salirà vertiginosamente, non ci sarà nessun adeguamento al costo della vita. Una misura "socialmente insopportabile", come la definisce appunto Susanna Camusso, tanto che quelle della Fornero, qualcuno lascia già intendere in Rete, sembrano essere solamente le classiche "lacrime di coccodrillo". Susanna Camusso fa infatti notare che lo stop dell'adeguamento produrrà solo una ulteriore contrazione dei consumi "con un effetto depressivo sull'economia". Senza contare che migliaia di italiani rischiano sempre di più di non arrivare alla fine del mese, anche perché già oggi non si vive facilmente con poco più (o poco meno) di 1000 euro al mese. "E' molto complicato dare un giudizio di equità su questa manovra", continua la Camusso, perché "appare sempre di più una scelta per fare cassa e l'affermazione che si tratti di una riforma non corrisponde a verità". Durante la conferenza stampa la leader della CGIL elenca poi una "serie di scelte che si potevano e si possono ancora fare: da un accordo con la Svizzera per il pagamento delle imposte sui depositi bancari ad una rivisitazione della tassazione sui capitali scudati fino alla cancellazione della commessa per i bombardieri F 35 che da sola vale 13 miliardi", ricordano che "manca una tassa sulle grandi ricchezze perché la tassazione sulla casa reintrodotta sembra cadere ancora una volta sui soliti noti mentre la lotta all'evasione è in continuità con il passato governo". Ricordando poi di aver già specificato che "40 è un numero magico e intoccabile" (http://is.gd/HQuEa5), invita CISL e UIL, anch'essi critici nei confronti della riforma delle pensioni, a cominciare a pensare finalmente ad "un'iniziativa comune", chiedendo quindi un incontro alle due organizzazioni sindacali "per valutare le conseguenze sui lavoratori e sui pensionati".

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