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Pensioni 2013 e aspettativa di vita: ecco cosa cambia dal 1 gennaio

Dal 1 gennaio 2013 entrano in vigore le nuove regole introdotte dalla riforma della pensioni di Elsa Fornero. Ecco cosa cambia dalle pensioni di vecchiaia alle pensioni di anzianità. A farne le spese, proprio chi anni fa non ha fatto il "choosy".

Elsa Fornero ha finalmente dichiarato come siano "folli" gli effetti del provvedimento sulle ricongiunizioni pensionistiche onerose, non mancando di sottolineare, però, che "il problema non è stato creato da questo governo". Il governo tecnocrate, invece, ci è "limitato" a fare una riforma della previdenza, che allungerà progressivamente, ma inesorabilmente, l'andata in pensione dei cittadini italiani. La riforma delle pensioni, infatti, è strettamente legata (e va di pari passo) all'aspettativa di vita, ma questo, per la Fornero, non sembra essere una cosa "folle". In altre parole, i giovani di oggi, i choosy come forse li definirebbe il ministro del Walfare, avranno la pensione oltre i 70 anni e in molti casi anche molto magra, visto che si calcolerà con il sistema contributivo, e cioè sulla base di tutti i contributi versati durante l'intera vita assicurativa. Se per non essere choosy, per esempio, un giovane lavorerà anni come apprendista, sottopagato, part time, a progetto (o chissà, anche senza contratto), magari continuando a "guardarsi intorno da dentro" come consiglia la Fornero, si ritroverà poi over 70 ad avere una pensione non troppo dissimile a quella che l'Inps eroga attraverso gli assegni sociali, domandandosi a quel punto dove saranno finiti tutti i suoi soldi versati in decenni di vita.

COSA CAMBIA PER LE PENSIONI DAL 1 GENNAIO 2013
Dal 2013, ogni tre anni (e dal 2019 ogni due anni) l'età pensionabile sarà adeguata all'aspettativa di vita come calcolato dall'Istat.

PENSIONI DI VECCHIAIA

Per uomini del pubblico impiego, dipendente privato, autonomo Gli uomini andranno in pensione, con 20 anni di contributi versati:
- dal 2013 al 2015 a 66 anni e 3 mesi;
- dal 2016 al 2018 a 66 anni e 7 mesi;
- dal 2019 ogni due anni l'età pensionistica verrà ricalcolata in base all'aspettativa di vita stimata dall'Istat.
Per le donne del pubblico impiego Le lavoratrici della pubblica amministrazione andranno in pensione, con 20 anni di contributi versati:
- dal 2013 al 2015 a 66 anni e 3 mesi;
- dal 2016 al 2018 a 66 anni e 7 mesi;
- dal 2019 ogni due anni l'età pensionistica verrà ricalcolata in base all'aspettativa di vita stimata dall'Istat.
Per le donne dipendenti nel privato Le lavoratrici dipendenti nel settore privato andranno in pensione, con 20 anni di contributi versati:
- nel 2013 a 62 anni e 3 mesi;
- nel 2014 e 2015 a 63 anni e 9 mesi;
- nel 2016 e 2017 a 65 anni e 7 mesi;
- nel 2018 a 66 anni e 7 mesi;
- dal 2019 ogni due anni l'età pensionistica verrà ricalcolata in base all'aspettativa di vita stimata dall'Istat.
Per le donne con un lavoro autonomo Le lavoratrici con lavoro autonomo andranno in pensione, con 20 anni di contributi versati:
- nel 2013 a 63 anni e 9 mesi;
- nel 2014 e 2015 a 64 anni e 9 mesi;
- nel 2016 e 2017 a 66 anni e 1 mese;
- nel 2018 a 66 anni e 7 mesi;
- dal 2019 ogni due anni l'età pensionistica verrà ricalcolata in base all'aspettativa di vita stimata dall'Istat.

DA PENSIONI DI ANZIANITA' A PENSIONI "ANTICIPATE" Il governo Monti ha abolito, nella manovra economica ribattezzata (dallo stesso tecnocrate) "Salva Italia", la pensione di anzianità. I lavoratori potranno quindi andare in pensione solo dopo aver raggiunto l'età prevista per la pensione di vecchiaia (quelle sopra descritte). Il governo Monti ha però fatto uno "strappo" a tale regola di rigore permettendo a chi ha già versato, nel 2013, 42 anni e 5 mesi di contributi (per gli uomini) o 41 anni e 5 mesi (per le donne), indipendentemente dall'età, di raggiungere il meritato riposo. Ma i tecnici hanno probabilmente pensato che mandare in pensione chi è ancora troppo "giovane", anche se ha lavorato per oltre quaranta anni, non sarebbe stato "equo" senza un minimo di "punizione".

E così, il governo Monti ha pensato che era giusto togliere dalla pensione maturata in decenni di sacrifici l'1% per ogni anno che precede il compimento dei 62 anni di età e ben il 3% per ogni anno che precede il compimento dei 60 anni. In definitiva, chi per esempio ha cominciato a lavorare a 16 e nel 2013 pensava di poter "andare in pensione con i propri risparmi" (citando il video dell'Inps che spiega la bellezza del sistema contributivo) vedrà "sottrarsi" dall'1% al 3% della sua pensione, e questo paradossalmente proprio perché a suo tempo non ha fatto il choosy ed ha iniziato a lavorare giovanissimo.

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