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Pensione con più 40 anni di contributi. Sacconi: solo un refuso

Ieri la notizia di un emendamento, presentato in Senato dal relatore Antonio Azzollini, che avrebbe allungato i tempi dell'età pensionabile oltre i 40 anni. Poi la smentita di Sacconi, era solo un "refuso".

Ieri pomeriggio la notizia di un emendamento, presentato in Senato dal relatore Antonio Azzollini, che avrebbe allungato i tempi dell'età pensionabile oltre i 40 anni ha suscitato talmente tante reazioni negative che poco dopo il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi annunciava che si era trattato solo si un errore, di un "refuso", e che la norma sarebbe stata cancellata.
L'errore avrebbe stabilito che anche i lavoratori con 40 anni di contributi sarebbero stati "agganciati" al sistema delle quote che a loro volta sono legate all'aumento dell'aspettativa di vita.
Insomma, la norma diceva che dal 2016 per andare in pensione si doveva attendere ulteriori tre mesi oltre all'anno di attesa del primo accreditamento della pensione.
Il decreto presentato qualche settimana fa dal governo, infatti, prevede che si può lasciare il lavoro con 40 di contributi, ma c'è poi da attendere dodici mesi per ricevere la prima pensione.
Ricordiamo che le attuali soglie prevedono una pensione di vecchiaia a 66 anni per gli uomini, 65 nel 2012 per le donne della pubblica amministrazione e 61 anni per le dipendenti del settore privato.
Dal 2018 in poi, ogni tre anni sarà ricalcolata l'aspettativa di vita secondo dati Istat, separatamente per uomini e donne, e se è vero che le donne in media vivono di più in futuro probabilmente lavoreranno anche maggiormente.
Anche le pensioni sociali subiranno questi mutamenti calcolati in base all'Istat.

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