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Lettera Berlusconi a UE: dalla riforma pensioni a quella del lavoro

La lettera inviata da Berlusconi all'UE è stata spedita. Nel giro di 8 mesi l'Italia vedrà molti cambiamenti, a partire dalla riforma sulle pensioni a quella del lavoro. Mentre l'80 per cento della popolazione è impegnato nel "Tittytainment".

Alla fine quello che ha auspicato anche Giorgio Napolitano sembra che stia cominciando a materializzarsi. Le "decisioni, anche impopolari" sono state prese, e probabilmente ve ne saranno altre nei mesi e negli anni a seguire perché, come forse direbbe anche Hillary Clinton, "never waste a good crisis". E cioè, perché "sprecare una buona crisi" e magari perdere l'occasione di applicare quella famosa "politica del 20:80" descritta così bene dai giornalisti Hans-Peter Martin e Harald Schumann nel libro "La trappola della globalizzazione - L'attacco alla democrazia e al benessere" (http://is.gd/gI7HVN), dove si spiega che "alla fine del settembre 1995 l'elite del potere mondiale" decise che solo "il 20% della popolazione abile al lavoro" sarebbe stata sufficiente, nel XXI secolo, "per far funzionare l'economia mondiale"? Il rimanente 80%, avevano già previsto, invece di protestare tanto sarebbe stato "distratto" dal cosiddetto "Tittytainment" (http://is.gd/DIqqQP). Nella lettera che Silvio Berlusconi ha inviato al presidente del Consiglio UE Herman Van Rompuy e a José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ci sarebbe infatti "un ennesimo attacco, sui licenziamenti, sul lavoro precario, sulle pensioni, che colpiscono in particolare le donne e il mezzogiorno" come afferma il segretario generale della CGIL Susanna Camusso. Nonostante i tanti brontolii della Lega Nord alla fine la riforma delle pensioni è stata annunciata, forse un po' più "spalmata" rispetto a quanto avrebbe voluto l'UE ma che di fatto "prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026", mentre si spiega che "sono già stati rivisti i requisiti necessari per l'accesso al pensionamento di anzianità" e che "tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013". Inoltre, il governo promette che entro maggio 2012 ci sarà una "riforma della legislazione del lavoro", dove verrà adottata anche "una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato", promettendo "più stringenti condizioni nell'uso dei 'contratti para-subordinati' dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato". L'intera lettera con le misure che verranno messe in atto, il cui piano d'azione sarà calendarizzato "entro il 15 novembre 2011" si può leggere su repubblica.it (http://is.gd/cTx3kN), dove si promette che, tra le altre cose, "entro 2 mesi" ci sarà "la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori"; "entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese"; "entro 6 mesi, l'adozione di misure che favoriscano l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l'efficacia"; e infine "entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione". Tra 8 mesi, quindi, osserva già qualcuno, l'Italia sarà molto diversa da come la conosciamo oggi. Ma l'80% della popolazione, probabilmente, non se ne accorgerà (almeno immediatamente).

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