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Governo battuto in Senato su pensioni d'oro dei manager pubblici

Il governo è stato battuto in Senato su un emendamento presentato da IdV, Lega Nord e Pdl riguardante le pensioni d'oro dei manager pubblici. Escluse anche commissioni bancarie e famiglie che vanno "in rosso" fino a 500 euro per 7 giorni, e non oltre.

Il governo è stato battuto in Senato su un emendamento (http://is.gd/3DXcy7) al dl correttivo del decreto liberalizzazioni che verte sulle commissioni bancarie, presentato identico dall'Italia dei Valori, dalla Lega Nord e dal Popolo della libertà.
L'emendamento in questione riguarda le pensioni d'oro dei manager pubblici, e cancella una norma inserita nel decreto Salva Italia che consentiva trattamenti previdenziali privilegiati anche ai dirigenti pubblici che, con il tetto agli stipendi, avevano subito una riduzione delle retribuzioni.
In poche parole, l'articolo faceva sì che "i dirigenti della Pubblica amministrazione che hanno già maturato i requisiti di pensionamento, che volontariamente prolungano la loro attività, al momento dell'andata in pensione avranno l'assegno calcolato sulla situazione maturata al 22 dicembre 2012", come ha spiegato in aula il sottosegretario Claudio De Vincenti, precisando che il comma non comportava comunque oneri per la finanza pubblica e che il governo lo aveva inserito nel decreto sulle commissioni bancarie per evitare possibili ricorsi, viste precedenti sentenze della Corte costituzionale in tema previdenziale.
L'articolo è stato quindi abrogato con 124 voti favorevoli, quelli dell'IdV, Lega Nord e Pdl, contro i 94 contrari. Ognuno di questi tre partiti si plaude per la battaglia vinta, e se Giorgia Meloni, deputato del Pdl, esprime solamente "grande soddisfazione per gli emendamenti approvati oggi dal Senato che confermano il taglio delle pensioni d'oro dei manager pubblici" perché "sarebbe stato curioso che il tetto massimo stabilito per i loro compensi non avesse avuto conseguenze sulle importanti pensioni che andranno a percepire", a cercare di prendersi il merito dell'iniziativa sono l'Italia dei Valori e in particolare la Lega Nord.
"Grazie alla Lega, affossato il decreto salva-vergogna" afferma il vicepresidente dei senatori del Carroccio, Roberto Mura, mentre il leghista Sandro Mazzatorta sottolinea che "con il decreto Salva Italia chi chiudeva la carriera nella Pubblica Amministrazione in un paio d'anni senza cambiare l'attuale incarico, perdeva sì la differenza tra il vecchio stipendio e quello nuovo ma i contributi versati anche dopo la norma del taglia-stipendi, potevano, con questa norma scritta da una mano molto scaltra e piazzata in tempo giusto, essere tarati sui vecchi stipendi e non sul nuovo, cioè su quello ridotto".
D'altra parte l'Italia dei Valori nell'annunciare "l'mportante vittoria", ricorda invece come il PD si sia "schierato con l'esecutivo". Antonio Di Pietro quindi incalza: "E' indecente e immorale che mentre si chiedono immani sacrifici alle classi sociali più deboli, non si taglino le pensioni d'oro e i privilegi della casta - aggiungendo - Mentre il governo continua a fare orecchie da mercante sul problema degli esodati, spendendosi a parole e mai con i fatti, allo stesso tempo continua a favorire i potentati economici".
In commissione Industria a Palazzo Madama, invece, viene esclusa l'applicazione di commissioni bancarie alle famiglie con "scoperto", o oltre al fido, fino a 500 euro per un periodo non superiore a 7 giorni consecutivi ogni trimestre.
Il decreto correttivo sulle commissioni bancarie così modificato è stato poi approvato dal Senato con 207 voti a favore, 27 contrari e una astensione, e ora dovrà passare alla Camera.

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