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Decreto pensioni, Parente (PD): compiuta scelta equa e responsabile

"Il decreto che oggi il Senato ha approvato definitivamente nasce dalla necessità di dare risposta alla sentenza 70/2015 della Corte sulla mancata indicizzazione delle pensioni e lo fa compiendo una scelta politica di responsabilità", comunica in una nota Annamaria Parente, parlamentare del PD.

"Il decreto che oggi il Senato ha approvato definitivamente nasce dalla necessità di dare risposta alla sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale sulla mancata indicizzazione delle pensioni e lo fa compiendo una scelta politica di responsabilità. La scelta operata - riflette in una nota la senatrice del PD Annamaria Parente -, nella restituzione della mancata perequazione, è di privilegiare i redditi medio bassi, una platea di circa 3 milioni e 700 mila pensionati, di lasciare l'indicizzazione al 100 percento per le pensioni fino a tre volte al minimo e di non riconoscere alcuna perequazione per i trattamenti di importo complessivo superiore a sei volte al minimo. Inoltre si ripristina l'indicizzazione, con criteri diversi e sostenibili. Grazie a questo decreto, il 1 agosto un pensionato o una pensionata con un assegno netto di 1350 euro netto percepirà circa 700 euro netti di arretrati: non penso che questa possa essere definita un'elemosina."
"E' un decreto che rispetta i principi di ragionevolezza e proporzionalità - scrive in ultimo la capogruppo del Pd nella Commissione Lavoro -, tenendo conto delle esigenze di contenimento della spesa, che mirano a salvaguardare la solidarietà intergenerazionale. Per questo cerca di trovare equilibri equi e giusti tra diritti delle persone, soprattutto quelle piú deboli, con il contesto economico e finanziario. E per questo contiene il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga e dei contratti di solidarietà, proroghe di alcuni trattamenti straordinari di integrazione salariale e altre misure sul Tfr. Sappiamo che restano aperte alcune questioni, prima tra tutte quella dei giovani disoccupati, visto che dal 2008 ad oggi abbiamo perso circa due milioni di giovani al lavoro e non possiamo piú permettercelo e poi anche quella degli ulteriori esodati. Noi, sempre salvaguardando le condizioni di chi ha smesso di lavorare, dobbiamo tendere a rimettere in equilibrio le generazioni e a questo serve la grande riforma del Jobs Act, a ridare un futuro ai giovani e quindi a tutto il Paese."

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