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Consulta: blocco perequazione pensioni incostituzionale. Da restituire 5 miliardi

La norma contenuta nella riforma Fornero che stabiliva il blocco della perequazione per le pensioni superiori a tre volte il minimo Inps è incostituzionale. La sentenza della Consulta graverà sulle casse dello Stato per 5 miliardi di euro.

Il 30 aprile la Corte Costituzionale ha boccato la norma, contenuta nella riforma Fornero del 2011, che bloccava l'adeguamento delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo Inps (1.443 euro). La sentenza della Consulta avrà quindi un impatto, sulle casse dello Stato, di circa 5 miliardi di euro, pari a 1,8 miliardi per il 2012 e 3 miliardi per il 2013. La Corte Costituzionale chiarisce infatti che "l'interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio". La norma della riforma Fornero infatti stabiliva il blocco della perequazione "in considerazione della contingente situazione finanziaria". Per i giudici della Consulta, con il blocco delle pensioni sono "stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività", aggiungendo che quindi sono stati "intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l'adeguatezza (art. 38)".

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